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Scatta l'obbligo del casco PDF Stampa E-mail
E' già diventato di moda anche tra gli adulti Le forze dell' ordine e i gestori degli impianti possono impedire la risalita a chi non ha la protezione
Via libera del Senato. Fino al 31 marzo nessuna multa.
Alla fine il casco sulle piste da sci si dovrà mettere.
Per sciatori e snowboarder al di sotto dei 14 anni è obbligatorio dall' inizio di gennaio. Anche se fino al 31 marzo non ci saranno sanzioni.
Sulle piste, però, forze dell' ordine e gestori degli impianti potranno intervenire, invitando a mettere il casco o impedendo di salire su seggiovie e funivie ai ragazzi che non lo portano.
Al termine di un complicato iter legislativo, è questa la soluzione trovata all' ultimo minuto in Parlamento. Non è ancora quella definitiva, perché manca il decreto del ministero della Salute che dovrà indicare i criteri di omologazione dei caschi.
Ma per l' inverno appena iniziato si è provveduto a «tamponare» quello che stava diventando un obiettivo fallito. Si è evitato, insomma, che la norma non fosse applicata del tutto.
La vicenda è complicata. Con la legge sulla sicurezza dello sci - entrata in vigore per tutti gli altri aspetti nel gennaio 2004 - si era rimandato l' obbligo del casco al 1° gennaio 2005. Quella stessa legge prevede anche che vengano indicati i criteri di omologazione dei caschi. Cosa che non è ancora avvenuta.
Il Senato ha approvato il decreto «Milleproroghe», che fa slittare tale obbligo al 31 marzo 2005. E che al secondo comma dell' articolo 7 bis stabilisce che fino al 31 marzo «anche in mancanza di normativa specifica, permane l' obbligo di utilizzo del casco protettivo omologato secondo gli standard previsti dalla normativa CE EN 1077».
In sostanza, il Parlamento ha deciso che dal 1° gennaio 2005 i ragazzi al di sotto dei 14 anni di età saranno tenuti a indossare il casco protettivo mentre sciano o vanno in snowboard. E che i caschi «sicuri» sono quelli conformi alla norma tecnica «UNI EN 1077», riconoscibili perché sono marcati con l' indicazione EN 1077 oltre che con la sigla CE.
Allo stesso tempo, però, fino al 31 marzo 2005 non verranno applicate le sanzioni previste per chi produce, importa, commercializza e indossa caschi non «sicuri» e nemmeno per chi non indosserà il casco. «C' è l' obbligo, ma non c' è nessuna forma di sanzione - spiega Gianantonio Arnoldi, che firma la legge sulla sicurezza dello sci -. Questo può voler dire che il gestore di un impianto può non far salire un bambino senza casco sulla seggiovia o invitarlo a smettere di sciare, ma che la vicenda si concluderà senza una multa».
E' un' azione inizialmente solo persuasiva o dissuasiva e non punitiva. «La mancata emanazione del decreto di omologazione dei caschi non ha permesso alla gente di prepararsi adeguatamente, perciò non vogliamo punire all' improvviso chi scia, ma solo permettere alla gente di attrezzarsi».
Legge o non legge, in realtà, il casco lo usano quasi tutti i bambini e anche parecchi adulti. Il fatto che se ne sia parlato tanto è bastato a sensibilizzare molti sui temi della sicurezza. E in pista, per questi sciatori, il casco sta prendendo il posto del berretto. E' un proliferare di caschi indossati da signore e signori quale non si era mai visto.
L' esempio lo danno anche molti maestri di sci. «Ho qualche perplessità - commenta Arnoldi - perché così alcuni adulti si sentono talmente sicuri che non sono più un pericolo per loro stessi ma diventano un pericolo per gli altri.
Insomma, ovviamente va bene usarlo, ma non deve diventare un motivo di esagerata spavalderia e indisciplina».



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