Sui Monti Sibillini resta alta l’attenzione per il rischio valanghe. In prossimità della Cima del Redentore, a oltre 2.400 metri di quota, è stata individuata una glide crack, una profonda frattura nel manto nevoso che rappresenta il segnale precursore di una possibile glide avalanche, tra i fenomeni valanghivi più insidiosi e imprevedibili in ambiente montano.
La segnalazione è arrivata ieri alla redazione del giornale Il Dolomiti da Senni, alpinista che si trovava in quota sul Redentore. Le sue riprese, effettuate intorno alle ore 15 di domenica, documentano una spaccatura stimata in almeno 3,5 metri di altezza, posizionata circa 100 metri prima della cima, con segni evidenti di continuo allargamento, indice di un manto nevoso in movimento attivo.
Redentore, manto nevoso in movimento sopra i 2.400 metri
La situazione sulle Creste del Redentore è monitorata con attenzione anche dal Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU), che ha ricevuto numerose segnalazioni da parte di alpinisti e sci alpinisti presenti nella zona. Tutti riferiscono di una frattura di grandi dimensioni con chiari segnali di progressivo ampliamento.
Il dato più preoccupante è che il manto nevoso risulta attualmente in movimento.
L’accumulo di neve sulla cima del Redentore supera i 250 centimetri. Nelle ore pomeridiane del 1° marzo, le condizioni erano già fortemente compromesse: al di sotto della cresta si sprofondava fino al bacino, rendendo complessa e potenzialmente pericolosa qualsiasi progressione.
In caso di white out, condizione che riduce drasticamente la visibilità e impedisce di individuare i punti critici del terreno, la presenza di una glide crack può trasformarsi in un rischio estremamente serio.
Cos’è una Glide Avalanche e perché è così pericolosa
Le Glide Avalanche si verificano quando l’intero manto nevoso scivola lentamente sul terreno sottostante, spesso su roccia liscia o erba, fino a staccarsi improvvisamente.
Prima del distacco si formano le glide cracks, fratture profonde che indicano che la neve sta già scivolando.
Il punto critico è che:
• possono restare aperte per giorni
• oppure trasformarsi in valanga in poche ore
• non è possibile prevedere il momento del distacco
Il cedimento può avvenire senza alcun preavviso.
A differenza di altre tipologie di valanghe, non esiste un metodo affidabile per stabilire quando avverrà il distacco definitivo. Questo rende le glide avalanche particolarmente insidiose per chi frequenta l’alta quota.
Nevicate abbondanti e temperature elevate aumentano l’instabilità
Le eccezionali nevicate di gennaio e febbraio hanno depositato enormi quantitativi di neve in alta quota sui Monti Sibillini. A questo scenario si aggiungono le temperature insolitamente elevate degli ultimi giorni, soprattutto alle quote più alte.
Il caldo anomalo non favorisce un corretto assestamento del manto nevoso e contribuisce ad aumentare concretamente il rischio di distacchi spontanei nelle prossime ore e nei prossimi giorni.
Il rischio valanghe sui Monti Sibillini rimane quindi marcato.
Invito alla prudenza per chi sale in quota
Il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria invita alla massima prudenza. Per chi sta programmando un’escursione nella zona del Redentore:
• evitare il transito sotto la frattura
• non sostare lungo le creste interessate
• valutare percorsi alternativi
• adottare comportamenti prudenti e consapevoli
Prima di affrontare itinerari in alta quota è indispensabile consultare il Bollettino Meteomont aggiornato e verificare il grado di pericolo per il settore di interesse.
Le ore pomeridiane rappresentano il momento di maggiore criticità, soprattutto con temperature in aumento. In caso di scarsa visibilità o white out, la scelta più sicura è rinunciare all’escursione.
In caso di emergenza occorre chiamare il Numero Unico 112, che attiverà il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU).






















