Si può trovare il bombo gigante della Patagonia nelle Marche?

Sui Monti Sibillini vivono bombi capaci di resistere alle condizioni severe dell’alta montagna. Ma tra loro c’è anche il gigantesco “topo volante” della Patagonia? La risposta è no. Eppure dietro questa domanda si nasconde una storia molto più interessante di quanto possa sembrare.

Un grosso bombo passa ronzando sopra un prato di montagna. È peloso, robusto, vola nonostante il vento e ci troviamo magari a più di 1.800 metri di quota, sulle praterie dei Monti Sibillini. A quel punto la domanda può sorgere spontanea: potrebbe essere il famoso bombo gigante della Patagonia?

La risposta è no. Almeno secondo tutte le conoscenze scientifiche disponibili, Bombus dahlbomii non fa parte della fauna italiana e non è presente nelle Marche, neppure alle quote più elevate.

Ma attenzione: sulle montagne marchigiane vivono realmente bombi specializzati per gli ambienti d’alta quota, alcuni dei quali sono particolarmente rari e interessanti. Ed è probabilmente da qui che può nascere l’equivoco.

Il gigante arancione della Patagonia

Il suo nome scientifico è Bombus dahlbomii ed è uno degli insetti simbolo della Patagonia. La sua distribuzione naturale riguarda Cile e Argentina, con un areale che si spinge fino alle regioni più meridionali del Sud America.

A renderlo celebre sono soprattutto le dimensioni. Le regine possono raggiungere dimensioni nell’ordine dei 3-4 centimetri, facendone uno dei bombi più grandi al mondo. Il corpo è massiccio e ricoperto da una foltissima peluria color arancio, rame o zenzero, che contrasta con la testa e le zampe scure.

Le dimensioni e la folta peluria hanno favorito anche la nascita di soprannomi curiosi. Nella divulgazione in lingua inglese compaiono infatti espressioni come “flying mouse”, cioè “topo volante”, e “flying teddy bear”, traducibile come “orsacchiotto volante”.

“Topo volante”, quindi, non è propriamente un nome comune italiano ufficiale, ma la traduzione di un soprannome divulgativo che rende bene l’aspetto insolito dell’animale.

Vederne uno in volo, insomma, deve essere un’esperienza difficile da dimenticare.

Ma se ama il freddo, perché non potrebbe vivere sulle nostre montagne?

È proprio qui che può nascere il dubbio.

La Patagonia comprende territori freddi, ventosi e montuosi e Bombus dahlbomii possiede effettivamente notevoli adattamenti alle basse temperature.

Questo, però, non significa che tutti gli ambienti montani freddi del mondo facciano parte del suo areale.

Una specie non è determinata soltanto dalla temperatura che riesce a sopportare. Contano la sua storia evolutiva, la distribuzione geografica, le piante disponibili, le relazioni con gli altri organismi e numerosi altri fattori ecologici.

Perciò salire di quota nelle Marche non aumenta le possibilità di incontrare Bombus dahlbomii: sui Sibillini non troveremo il bombo gigante della Patagonia.

Troveremo, però, qualcosa di altrettanto interessante.

I veri bombi d’alta quota dei Sibillini

Le praterie sommitali dell’Appennino centrale ospitano una fauna di bombi adattata alle condizioni montane. E tra le specie più interessanti ce n’è addirittura una strettamente legata a queste montagne: Bombus konradini.

La sua storia scientifica è curiosa.

Per lungo tempo è stato considerato una sottospecie di Bombus monticola e veniva quindi indicato come Bombus monticola konradini. Studi genetici, chimici e morfologici hanno successivamente portato a riconoscerlo come specie distinta.

Oggi sappiamo che Bombus konradini possiede un areale molto ristretto, limitato all’Appennino centrale italiano. Le popolazioni conosciute interessano territori di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, e i Monti Sibillini costituiscono una delle aree comprese nella distribuzione della specie.

È un dato particolarmente interessante perché rende questo bombo non soltanto un abitante della montagna, ma un elemento caratteristico della biodiversità dell’Italia centrale.

La Lista Rossa delle api italiane lo descrive come legato alle praterie, alle creste montuose e agli ambienti delle fasce altitudinali più elevate dell’Appennino centrale, con popolazioni rare e frammentate. La specie è associata soprattutto alle quote superiori, generalmente oltre i 1.800 metri.

In altre parole, se durante un’escursione ad alta quota sui Sibillini incontriamo un bombo insolito, abbiamo molte più ragioni per pensare a un prezioso abitante dell’Appennino centrale che a un visitatore arrivato dalla Patagonia.

E non c’è soltanto Bombus konradini

I Sibillini ospitano anche Bombus mucidus, un altro bombo legato agli ambienti montani.

Le raccolte entomologiche italiane ne documentano la presenza in località marchigiane molto significative, tra cui Monte Bove Sud, Monte Sibilla, Pizzo Berro e Pizzo Tre Vescovi.

I dati raccolti negli studi sui bombi d’alta montagna mostrano inoltre una presenza particolarmente significativa di Bombus mucidus alle quote elevate dei Sibillini, soprattutto nelle fasce altitudinali comprese fra circa 1.800 e 2.400 metri.

Sono osservazioni che sottolineano quanto le zone più elevate del massiccio rappresentino ambienti importanti per specie fortemente legate alle condizioni climatiche di montagna.

Quindi esistono davvero bombi “alpini” in Italia?

Assolutamente sì.

Ed è probabilmente questa l’origine di parte della confusione. Sulle Alpi italiane vive, per esempio, anche Bombus alpinus, una vera specie d’alta quota. Ma “bombo alpino” e “bombo gigante della Patagonia” non sono la stessa cosa.

Allo stesso modo, l’esistenza di bombi che vivono oltre i 2.000 metri sui Sibillini non implica la presenza di Bombus dahlbomii.

È un po’ come dire che, siccome due animali riescono a vivere nella neve, devono necessariamente abitare le stesse montagne: la somiglianza dell’ambiente non basta a stabilire la distribuzione di una specie.

Un europeo, invece, è arrivato davvero in Patagonia

La storia riserva poi un curioso rovesciamento.

Il bombo gigante patagonico non è arrivato in Europa, ma un bombo europeo è arrivato in Patagonia.

Bombus terrestris, specie originaria dell’Europa e di altre zone del Paleartico, è stato importato in Cile per l’impollinazione delle colture. Dalla fine degli anni Novanta il suo utilizzo è diventato particolarmente importante e la specie si è successivamente diffusa nell’ambiente naturale, raggiungendo la Patagonia e l’Argentina.

La sua espansione, insieme a quella di un’altra specie introdotta, Bombus ruderatus, è stata associata al grave declino di Bombus dahlbomii. Alla competizione per le risorse si è aggiunto il problema della possibile trasmissione di patogeni da parte dei bombi allevati e introdotti.

Oggi il bombo gigante della Patagonia è considerato una specie minacciata.

È quindi accaduto, paradossalmente, proprio il contrario di ciò che suggerisce la nostra domanda iniziale: non è stato il gigante sudamericano a colonizzare le montagne europee, ma sono stati dei bombi europei a raggiungere il suo territorio.

Se vediamo un grosso bombo sui Sibillini, cosa dobbiamo fare?

Prima di tutto, osservarlo senza catturarlo o disturbarlo.

Una fotografia nitida può essere molto utile, possibilmente mostrando il corpo dall’alto e di lato. Nei bombi, infatti, la disposizione e il colore delle fasce di peli sono elementi importanti per l’identificazione.

E soprattutto è bene evitare identificazioni affrettate.

Non tutti i grandi insetti pelosi che ronzano sono la stessa specie e stabilire con certezza l’identità di alcuni bombi può richiedere l’occhio di uno specialista.

Se l’animale osservato nelle Marche è molto grande, quindi, non sarà con ogni probabilità il “topo volante” della Patagonia. Ma potrebbe comunque appartenere a una specie molto interessante della nostra fauna.

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Il vero tesoro è già sulle nostre montagne

Alla domanda iniziale possiamo quindi rispondere con una certa sicurezza:

no, il bombo gigante della Patagonia, Bombus dahlbomii, non risulta presente nelle Marche, neppure alle alte quote.

Ma questo non rende meno affascinanti i bombi che possiamo incontrare sui Monti Sibillini.

Anzi.

A più di 1.800 o 2.000 metri di quota possiamo entrare nell’habitat di specie specializzate come Bombus konradini, un endemismo dell’Appennino centrale, e Bombus mucidus, documentato sulle alte montagne del massiccio.

Il gigantesco e arancione “topo volante” rimane dunque una meraviglia della Patagonia.

Sui Sibillini, però, abbiamo i nostri bombi di montagna. E alcuni di loro sono così rari, localizzati e legati a questi ambienti che, dal punto di vista naturalistico, non hanno davvero nulla da invidiare al loro lontano cugino sudamericano.