Svizzera, rischio frana sul Säntis: fino a 15mila metri cubi di roccia potrebbero crollare

La zona instabile è stata individuata quasi per caso da un pilota della Rega durante un volo di soccorso. I geologi hanno confermato il pericolo e le autorità hanno chiuso alcune aree della Schwägalp. I principali sentieri restano però aperti.

Un pilota nota qualcosa di anomalo sulla parete durante un volo in elicottero.

Scatta alcune fotografie.

Poi arrivano i geologi.

E quello che inizialmente sembrava soltanto un dettaglio nella roccia si trasforma in un allarme concreto: sulla parete nord del Säntis, in Svizzera, una massa stimata tra 10.000 e 15.000 metri cubi di roccia è considerata instabile e potrebbe crollare.

Le autorità del Canton Appenzello Esterno hanno quindi disposto una serie di chiusure preventive nell’area della Schwägalp, uno dei principali punti di accesso alla montagna.

La zona instabile scoperta durante un volo di soccorso

La scoperta non è avvenuta durante un normale monitoraggio geologico.

A individuare il settore sospetto è stato infatti un pilota della Rega, la Guardia aerea svizzera di soccorso, impegnato in un volo nel massiccio del Säntis.

Durante il sorvolo il pilota ha osservato una zona apparentemente instabile in una parete ripida sotto il Girenspitz.

La segnalazione ha spinto le autorità dei due cantoni appenzellesi a incaricare uno studio geologico di verificare la situazione. I tecnici hanno analizzato fotografie scattate durante successivi voli di ricognizione, effettuato controlli sul posto e svolto ulteriori accertamenti.

La conclusione è stata netta: la massa rocciosa presenta un rischio di distacco.

Potrebbero cadere fino a 15mila metri cubi di roccia

Secondo la stima ufficiale, il volume del settore instabile è compreso tra 10.000 e 15.000 metri cubi.

Si tratta di una quantità importante, anche se gli esperti precisano che, dal punto di vista geologico, non sarebbe paragonabile ai grandi crolli alpini da milioni di metri cubi.

Il responsabile cantonale per i pericoli naturali ha spiegato a SWR che un eventuale distacco di 15.000 metri cubi verrebbe considerato un evento relativamente contenuto rispetto alle grandi frane svizzere. Questo non significa però che sia innocuo: anche blocchi e frammenti provenienti da una frana di queste dimensioni possono mettere in pericolo persone e infrastrutture nelle zone sottostanti.

Chiusa immediatamente una cava

Tra le aree che potrebbero essere raggiunte dal materiale si trova in particolare una cava di ghiaia sopra Siebenhütten.

L’attività è stata sospesa immediatamente e l’accesso alla cava è stato chiuso.

Nel potenziale settore di caduta rientra anche una strada rurale situata più lontano dalla parete.

Il rischio in quel punto viene considerato inferiore, ma le autorità hanno comunque deciso di vietare il passaggio ai pedoni fino a nuovo ordine.

Auto e biciclette possono invece continuare a transitare perché il tempo trascorso nella zona esposta è molto più breve.

I normali sentieri restano aperti

Per escursionisti e turisti c’è però un dettaglio importante.

Il sentiero ufficiale tra Schwägalp e Siebenhütten non si trova nella zona considerata pericolosa e rimane quindi percorribile senza restrizioni.

Anche l’hotel-ristorante della Schwägalp e il grande parcheggio utilizzato come punto di partenza per numerose escursioni non ricadono nell’area di pericolo.

Le autorità chiedono comunque agli escursionisti di rispettare rigorosamente le transenne e di non abbandonare i percorsi ufficiali.

Il rischio è stato scoperto quasi due settimane fa

Secondo quanto riferito dalla radiotelevisione svizzera SRF il 4 settembre, il settore instabile era stato notato dal pilota circa due settimane prima che l’allarme diventasse pubblico.

Dopo aver osservato la parete, il pilota aveva scattato fotografie e le aveva trasmesse agli specialisti.

Da lì sono partiti gli approfondimenti che hanno portato alle chiusure preventive annunciate il 3 settembre.

È proprio questo uno degli aspetti più particolari della vicenda: il possibile crollo non è stato segnalato da sensori o strumenti di monitoraggio automatico, ma dall’occhio di un pilota durante un normale intervento in montagna.

I geologi torneranno sulla parete

La situazione non è considerata chiusa.

Nelle prossime settimane sono previsti ulteriori accertamenti per capire meglio quanto sia realmente instabile la massa rocciosa e come possa evolvere.

Il terreno è molto difficile da raggiungere, circostanza che rende più complesso il lavoro dei tecnici.

Sulla base dei nuovi controlli si potrà decidere se installare sistemi di monitoraggio o ampliare eventualmente le zone interdette. Secondo SWR, una messa in sicurezza tecnica diretta della parete appare invece poco probabile.

Quando avverrà il crollo?

Al momento non c’è una data.

Ed è proprio questo il punto.

Gli esperti possono identificare una massa rocciosa instabile, stimarne il volume e calcolare le possibili traiettorie del materiale, ma non è necessariamente possibile prevedere il momento preciso in cui il distacco avverrà.

Per questo l’intervento delle autorità è stato preventivo.

Le zone che potrebbero essere colpite sono state chiuse prima che si verificasse un eventuale crollo.

Il Säntis è una delle montagne simbolo della Svizzera orientale

Con i suoi oltre 2.500 metri di quota, il Säntis domina una vasta area della Svizzera orientale ed è visibile anche da regioni molto lontane.

La Schwägalp, alla base della montagna, è uno dei principali punti di accesso per escursionisti e visitatori.

La funivia del Säntis è attualmente fuori servizio per lavori di rinnovo, ma l’area continua a essere frequentata da chi raggiunge la montagna a piedi o visita la Schwägalp.

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Un allarme arrivato prima della frana

Questa volta, almeno per ora, non c’è stata una grande nube di polvere e non ci sono immagini di una parete che crolla.

C’è invece qualcosa di più insolito.

La montagna ha mostrato i segnali prima del distacco.

Un pilota li ha notati.

I geologi li hanno verificati.

Le autorità hanno chiuso le zone potenzialmente interessate.

Adesso resta da capire se quella massa di roccia resterà al suo posto oppure se, nelle prossime settimane o mesi, la parete del Säntis cambierà davvero forma.

Alla data del 5 settembre 2026, non risultano comunicati ufficiali che segnalino l’avvenuto crollo: le misure precauzionali restano quindi legate al rischio di un possibile distacco futuro.