Era partito per un’escursione di un giorno sulle montagne della British Columbia. Il telefono senza batteria, un errore di direzione e una caduta lo hanno trasformato nel protagonista di una storia di sopravvivenza durata cinque notti. Stanislav Volo è riuscito infine a uscire dalla montagna con le proprie gambe.
Doveva essere un’escursione in giornata. È diventata una lotta per ritrovare la strada di casa durata cinque notti, tra freddo, pioggia, terreno impervio e pochissimo da mangiare.
Stanislav Volo, 43 anni, è stato ritrovato vivo dopo essere scomparso sulle montagne nei pressi di Squamish, nella British Columbia canadese. La sua storia ha avuto un epilogo quasi insperato: non sono stati i soccorritori a raggiungerlo in un punto remoto, ma è stato lui, nonostante le difficoltà incontrate, a riuscire progressivamente a scendere dalla montagna fino a raggiungere una strada.
L’escursione e il telefono che si scarica
Volo era partito domenica 30 agosto con l’intenzione di percorrere il Mount Habrich Loop. Le telecamere della Sea to Sky Gondola lo avevano ripreso intorno alle 11.30 mentre lasciava l’impianto per iniziare l’escursione.
L’obiettivo era rientrare alla cabinovia nello stesso giorno. Ma qualcosa è andato storto.
Arrivato nella parte alta dell’itinerario, secondo il racconto fornito successivamente dallo stesso escursionista, il suo telefono si è scaricato. Senza poter più utilizzare il dispositivo per orientarsi, Volo ha iniziato a cercare una via per scendere, finendo però per muoversi ripetutamente senza trovare la direzione corretta.
L’uomo ha poi ammesso di essersi affidato troppo alla tecnologia durante l’escursione. Una dipendenza diventata evidente nel momento in cui lo smartphone ha smesso di funzionare.
Un rumore scambiato per quello della strada
A complicare ulteriormente la situazione è stato un errore apparentemente banale.
Volo ha raccontato di aver sentito un rumore che pensava provenisse dall’autostrada. Con poche ore a disposizione prima della chiusura della cabinovia, ha deciso di dirigersi verso quel suono, convinto di scendere dalla parte giusta.
Non era così.
Il rumore proveniva in realtà da lavori lungo una conduttura e l’escursionista si stava muovendo nella direzione sbagliata. Durante la discesa è inoltre scivolato in un canale, procurandosi problemi a un tallone e a un polso. Tornare indietro, a quel punto, è diventato ancora più difficile.
La scelta è stata quindi continuare a perdere quota, lentamente.
Cinque notti sulla montagna
Sono iniziate così cinque notti all’aperto.
Per alcuni periodi Volo si è riparato in una piccola cavità nei pressi di una cascata, cercando contemporaneamente di proteggersi dal freddo e di dare al piede il tempo necessario per recuperare.
Le condizioni non erano semplici. Durante i giorni della ricerca sulla zona è passato anche maltempo, con pioggia e temperature che hanno reso ancora più delicata la situazione.
Per bere, l’uomo ha sfruttato l’acqua disponibile lungo il percorso. Per mangiare, invece, le possibilità erano quasi inesistenti: ha raccontato di essersi nutrito anche di rametti e fiori selvatici.
Intanto, fuori dalla montagna, era partita una grande operazione di ricerca.
La telefonata al 911
Per giorni squadre di soccorso, polizia e volontari hanno cercato di capire dove potesse trovarsi.
Nelle operazioni sono stati impiegati uomini a terra, elicotteri, droni e unità cinofile. Il terreno del Mount Habrich Loop è ripido e presenta sezioni tecniche, rendendo complesse anche le ricerche.
Poi è arrivato un segnale importante.
Martedì Volo è riuscito a effettuare una chiamata al 911. La comunicazione era disturbata e si è interrotta, ma ha fornito ai soccorritori un’indicazione fondamentale: l’escursionista era ancora vivo e probabilmente si trovava nell’area sulla quale si stavano concentrando le ricerche.
Nonostante questo, localizzarlo esattamente si è rivelato difficile.
La discesa fino alla strada
Volo, nel frattempo, continuava a muoversi.
Nonostante il piede dolorante e la stanchezza accumulata, è sceso progressivamente sul versante posteriore della montagna, attraversando un territorio che gli stessi soccorritori hanno descritto come difficile e tecnico.
Alla fine ha raggiunto prima un corso d’acqua e successivamente una strada forestale: la Indian Arm Forest Service Road.
È qui che, venerdì 4 settembre, la sua avventura è terminata. Volo è riuscito a uscire dal bosco e a raggiungere la strada, dove è entrato nuovamente in contatto con altre persone e con le squadre impegnate nelle ricerche.
Era vivo.
Dopo cinque notti trascorse sulle montagne, è stato accompagnato in ospedale. Le autorità hanno riferito di ferite non gravi. Le immagini diffuse dopo il ritrovamento lo mostrano sorridente accanto ai soccorritori.
Una ricerca enorme per un solo escursionista
La scomparsa aveva mobilitato una macchina di soccorso considerevole. Alle operazioni hanno partecipato Squamish Search and Rescue, Royal Canadian Mounted Police e diverse unità specializzate, con l’impiego anche di mezzi aerei e droni.
Tyler Duncan, responsabile delle ricerche, ha definito eccezionale il fatto che Volo sia riuscito a sopravvivere. Per Duncan, l’operazione è stata inoltre una delle più impegnative affrontate nei suoi 15 anni nel soccorso.
La conclusione, fortunatamente, è stata molto diversa da quella che si cominciava a temere.
Dopo essere uscito dall’ospedale, Volo ha potuto riabbracciare la famiglia. E dopo giorni trascorsi praticamente senza cibo, ha festeggiato il ritorno alla normalità nel modo più semplice possibile: con una pizza.
La vicenda lascia anche una lezione molto concreta per chi frequenta la montagna. Lo stesso Volo, ripensando a ciò che gli è accaduto, ha riconosciuto di essersi affidato eccessivamente alla tecnologia. Uno smartphone può essere uno strumento prezioso per orientarsi e chiedere aiuto, ma in ambiente montano batteria, copertura e dispositivi possono venire meno proprio quando servono di più.





















