Il Manaslu concentra quasi da solo l’interesse della nuova stagione alpinistica autunnale in Nepal. Dei 367 alpinisti che avevano ottenuto un permesso all’inizio di settembre, 348 hanno scelto la montagna di 8.163 metri. Ma proprio mentre le spedizioni si preparano a entrare nel vivo, nuove alluvioni hanno complicato gli accessi nella regione.
C’è un numero che racconta meglio di tutti gli altri l’inizio della stagione alpinistica autunnale in Nepal: 348.
Sono gli alpinisti che hanno ottenuto l’autorizzazione per tentare il Manaslu, l’ottava montagna più alta del mondo. Alla stessa data, i permessi complessivamente rilasciati dal Nepal per le diverse montagne erano 367.
Significa che quasi il 95% degli alpinisti autorizzati fino a quel momento aveva scelto una sola cima.
Il Manaslu, con i suoi 8.163 metri, si prepara così a diventare il grande centro dell’alpinismo himalayano di questo autunno.
Secondo i dati del Department of Tourism aggiornati ai primi giorni di settembre, i 348 alpinisti sono distribuiti in 29 spedizioni. In tutto il Nepal, invece, erano 32 i team che avevano già ottenuto un’autorizzazione.
Quasi tutti sul Manaslu
La sproporzione rispetto alle altre montagne è notevole.
Mentre centinaia di persone si preparano a salire sul Manaslu, soltanto tre alpinisti risultavano autorizzati sul Makalu e 16 sul Danga Himal.
Non è quindi semplicemente la montagna più richiesta della stagione: almeno in questa prima fase, il Manaslu sta assorbendo praticamente tutto il mercato delle spedizioni autunnali nepalesi.
Il numero potrebbe inoltre non essere definitivo. Gli operatori delle spedizioni prevedono infatti che nel corso della stagione le presenze sulla montagna possano superare quota 400.
Perché il Manaslu è così popolare in autunno
Il boom non arriva dal nulla.
Il Manaslu è da anni una delle grandi destinazioni dell’alpinismo commerciale nella stagione successiva al monsone. A differenza dell’Everest, dove la maggior parte delle grandi spedizioni si concentra in primavera, sul Manaslu l’autunno rappresenta il periodo principale per numerosi operatori.
Dopo la fine del monsone le condizioni meteorologiche tendono progressivamente a stabilizzarsi, mentre le grandi agenzie nepalesi organizzano una logistica comune fatta di campi, trasporti, personale d’alta quota e corde fisse.
Questa concentrazione di infrastrutture rende possibile gestire numerose spedizioni nello stesso periodo. Non significa però trasformare il Manaslu in una montagna semplice: sopra gli 8.000 metri rimangono tutti i rischi legati all’altitudine estrema, al freddo, al vento, alle valanghe e alle condizioni della neve.
Anche in passato, proprio la popolarità autunnale della montagna ha alimentato il dibattito sull’affollamento e sulla crescente commercializzazione delle grandi cime himalayane.
La montagna era già entrata nella fase operativa
Prima ancora che tutti gli alpinisti raggiungessero il campo base, la preparazione della via era già iniziata.
Nei primi giorni di settembre le squadre incaricate di fissare le corde avevano superato il Campo I e stavano proseguendo verso le sezioni superiori. Materiali e rifornimenti erano stati trasferiti in quota, mentre diversi team avevano iniziato a muoversi da Kathmandu verso Samagaun e il campo base.
Più di 200 persone tra alpinisti e personale di supporto risultavano già in movimento verso la montagna.
La prima fase di una spedizione non prevede comunque una salita diretta verso la vetta. Gli alpinisti devono trascorrere settimane adattandosi progressivamente alla quota, alternando giornate al campo base e salite ai campi superiori.
Soltanto in seguito, quando acclimatazione, condizioni della via e previsioni meteorologiche coincidono, iniziano i tentativi di vetta.
Ma le alluvioni cambiano il quadro
Alla forte crescita delle spedizioni si è però aggiunto nelle ultime ore un problema imprevisto.
Il 6 settembre nuove alluvioni hanno colpito l’area del Manaslu. Le piene dei fiumi Budhi Gandaki e Therang, nella zona di Namrung, hanno distrutto due ponti e due piccoli impianti idroelettrici.
L’amministrazione locale ha quindi disposto lo stop agli spostamenti lungo il Manaslu trekking route e attraverso il Larkya Pass, invitando turisti e viaggiatori presenti nella zona a rimanere in luoghi sicuri fino a nuove indicazioni. Non risultavano vittime, ma l’interruzione dei ponti ha creato seri problemi di collegamento tra i villaggi.
È importante distinguere però i due aspetti.
Lo stop riguarda gli spostamenti lungo il percorso di trekking e il passo: non equivale alla cancellazione dei 348 permessi alpinistici già rilasciati per il Manaslu.
La situazione può però complicare l’arrivo di personale, materiali e alpinisti che devono ancora raggiungere la zona, soprattutto se le interruzioni dovessero protrarsi.
Una stagione partita sotto il segno del maltempo
Le difficoltà nell’area del Manaslu arrivano inoltre in un momento già delicato per il turismo nepalese.
A fine agosto altre gravi alluvioni avevano provocato danni a infrastrutture e vie di accesso in diverse zone del Paese. Gli operatori turistici avevano comunque confermato l’intenzione di portare avanti la stagione autunnale, anche se alcune strade e collegamenti restavano problematici.
Il nuovo blocco nel territorio del Manaslu mostra quanto rapidamente la situazione possa cambiare durante la fase di passaggio tra il monsone e l’autunno himalayano.
Oltre 150 milioni di rupie soltanto dai permessi
Dietro i numeri delle spedizioni c’è anche un’importante componente economica.
I 348 permessi già concessi per il Manaslu hanno generato oltre 150 milioni di rupie nepalesi in royalty per lo Stato.
A questa cifra vanno aggiunte tutte le attività legate alla presenza delle spedizioni: guide, personale d’alta quota, portatori, cuochi, trasporti, lodge, agenzie, attrezzature e servizi logistici.
Per intere comunità delle regioni himalayane, il periodo delle spedizioni rappresenta una parte importante dell’economia locale.
È anche per questo che l’evoluzione delle condizioni di accesso dopo le alluvioni sarà seguita con particolare attenzione.
Ora la vera incognita è l’accesso alla montagna
Sul piano numerico, il Manaslu ha già vinto la sfida dell’autunno: nessun’altra montagna nepalese si avvicina, almeno per ora, ai suoi 348 alpinisti autorizzati.
Ma il dato sui permessi racconta soltanto una parte della storia.
Nelle prossime settimane bisognerà capire quanto rapidamente potranno essere ripristinati i collegamenti colpiti dalle alluvioni, quanti nuovi alpinisti arriveranno e soprattutto quali condizioni troveranno le spedizioni più in alto.
Il Manaslu si avvia quindi verso una stagione potenzialmente da record per affluenza, ma con un paradosso evidente: mai così tanti alpinisti volevano raggiungere la montagna proprio mentre, a valle, raggiungerla è diventato più complicato.





















