In occasione della Jingyue Robotics Ice and Snow Fun Competition, tenutasi sabato a Changchun, nella provincia di Jilin, i robot hanno trasformato un’arena ghiacciata in un vero e proprio banco di prova per la tecnologia intelligente. L’evento ha offerto uno spaccato concreto del livello di sviluppo raggiunto dalla robotica cinese, portando le macchine fuori dai laboratori e mettendole alla prova in condizioni invernali reali.
Alla competizione hanno preso parte venticinque squadre provenienti da università e aziende di tutta la Cina, che si sono confrontate in una sfida inedita con robot umanoidi bipedi, robot a quattro zampe e bracci robotici. Le prove hanno incluso attività come lo sci, il traino delle slitte, il lancio di palle di neve e le gare di slittino, unendo intrattenimento e complessità tecnologica.
Su superfici ghiacciate e terreni scivolosi, i robot hanno messo alla prova stabilità, precisione e resistenza, dimostrando come la robotica più avanzata sia in grado di adattarsi ad ambienti estremi. Una competizione che rappresenta un passo significativo verso l’impiego delle tecnologie intelligenti in contesti reali e ad alta difficoltà.
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Una violenta ondata di neve e gelo sull’Etna ha messo in serio pericolo una famiglia di turisti svizzeri, rimasta bloccata in auto durante una tempesta improvvisa nei pressi dei Crateri Silvestri, a quota elevata. Provvidenziale l’intervento della Guardia di Finanza, che nella serata del 19 gennaio ha portato a termine un’operazione di soccorso complessa, salvando anche una bambina di 4 anni.
Bufera di neve sull’Etna: famiglia sorpresa dal maltempo
La famiglia, composta da tre persone – una coppia e una bambina di 4 anni – stava raggiungendo una struttura alberghiera situata nella zona del Rifugio Sapienza, quando è stata improvvisamente sorpresa da una violenta bufera di neve.
Le condizioni meteorologiche, già critiche da giorni, sono rapidamente peggiorate con nevicate intense, raffiche di vento molto forti e visibilità quasi azzerata, rendendo impossibile la prosecuzione del viaggio. L’auto è rimasta bloccata lungo la strada, completamente impraticabile a causa dell’accumulo nevoso.
L’allarme lanciato dal titolare dell’albergo alle 19.30
L’allarme è scattato intorno alle 19:30, quando il titolare della struttura ricettiva ha contattato i militari della Stazione del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Nicolosi.
Preoccupato per il mancato arrivo dei clienti, l’uomo ha segnalato che la famiglia non aveva fatto ritorno in albergo e che, molto probabilmente, si trovava bloccata in auto a causa della neve, senza possibilità di spostarsi.
Soccorso alpino costretto a proseguire a piedi
Ricevuta la segnalazione, gli specialisti del soccorso alpino delle Fiamme Gialle sono immediatamente intervenuti, dirigendosi con i mezzi fuoristrada in dotazione lungo il percorso che conduce al Rifugio Sapienza.
Tuttavia, l’evolversi delle condizioni meteo ha reso l’intervento estremamente complesso. La strada risultava coperta da cumuli di neve alti fino a un metro e mezzo, tanto da costringere i militari ad abbandonare i veicoli di servizio e a proseguire a piedi, in ambiente impervio e con condizioni logistiche particolarmente difficili.
Famiglia localizzata: segni iniziali di ipotermia e panico
Nonostante le difficoltà operative, i soccorritori sono riusciti a localizzare e raggiungere la famiglia, che nel frattempo era in preda al panico. I tre turisti presentavano i primi segni di ipotermia, fortunatamente non in forma grave, e non necessitavano di interventi sanitari urgenti.
La presenza della bambina di 4 anni ha reso l’operazione ancora più delicata, imponendo rapidità e massima attenzione nella gestione del soccorso.
Messi in sicurezza e accompagnati in albergo
Una volta raggiunti, i tre sono stati immediatamente protetti con capi di abbigliamento pesante e coperte, per contrastare il freddo intenso. Successivamente sono stati accompagnati a piedi fino ai mezzi fuoristrada e, da lì, condotti in albergo, dove hanno potuto finalmente trovare riparo.
Le operazioni di soccorso si sono concluse intorno alle 23, dopo diverse ore di lavoro in condizioni estreme.
Operazione coordinata con Prefettura e Centro di Coordinamento Soccorsi
L’intervento è stato condotto in costante contatto con la Prefettura di Catania e con i componenti del Centro di Coordinamento Soccorsi, attivato per gestire le attività di prevenzione e soccorso legate al rischio meteo-idrogeologico che sta interessando la provincia etnea.
Il Centro era stato attivato anche in relazione agli effetti del ciclone Harry, che da giorni sta colpendo la Sicilia orientale. Nelle ultime ore, le raffiche di vento hanno raggiunto picchi fino a 100 km/h, aggravando ulteriormente la situazione sulle zone montane dell’Etna.
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Le recenti nevicate hanno riportato entusiasmo tra gli appassionati degli sport invernali e spinto i comprensori a programmare nuove aperture nel fine settimana. Nelle ultime ore alcuni centimetri di neve fresca hanno imbiancato l’area dei Monti Sibillini e, secondo le previsioni, nel weekend potrebbero arrivare ulteriori precipitazioni. Frontignano e Bolognola si preparano quindi a dare il benvenuto a chi desidera trascorrere qualche ora di svago e relax in alta quota.
Attraverso i propri canali social, Bolognola Ski ha comunicato: «Attendiamo un ulteriore abbassamento delle temperature in serata per poter avviare l’innevamento programmato». Al momento, sia Frontignano che Bolognola hanno fissato l’apertura degli impianti per sabato 24 e domenica 25 gennaio.
Frontignano 360 ha annunciato la possibile apertura della seggiovia Saliere per la sola risalita e discesa, con piste chiuse, oltre al tappeto del Campo Scuola. La conferma definitiva è attesa entro la serata di venerdì. Nel fine settimana sarà inoltre operativo il rifugio Saliere, con cena in quota e ciaspolata in programma per la serata di sabato.
Per quanto riguarda Bolognola Ski, nel weekend è prevista l’apertura, dalle 8.30 alle 16.30, della sciovia Pintura 1, del tapis roulant Scoiattolo, della pista numero 1 Marchigiana, della pista numero 12 Campo Scuola Scoiattolo e dell’area slittini Madonnina. Saranno attivi anche tutti i servizi di noleggio. La viabilità risulta regolare, con obbligo di pneumatici invernali o catene a bordo.
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Il Comitato organizzatore ha infatti deciso di rimuovere l’attore dalla lista prevista dopo un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano e pubblicata oggi, nella quale alcune sue affermazioni sono state giudicate “incompatibili con i valori Olimpici e con i principi che guidano il lavoro del Comitato Organizzatore”.
Boldi, comico luinese di 81 anni, avrebbe dovuto portare la fiaccola olimpica il prossimo 26 gennaio a Cortina, località a lui particolarmente cara anche per motivi cinematografici, ma è stato escluso dal Viaggio della Fiamma Olimpica in seguito alla polemica scoppiata nelle ultime ore.
L’intervista contestata e la frase che ha scatenato la polemica
L’esclusione nasce dalle dichiarazioni rilasciate dall’attore sul suo rapporto con lo sport e sull’emozione di stringere tra le mani la torcia olimpica. Nell’intervista, Boldi – con la sua consueta ironia – ha affermato di non essere propriamente uno sportivo e si è definito “un grande atleta” della “figa”.
Il titolo dell’articolo pubblicato era il seguente: “”Io tedoforo, ma lo sport e’ la f… Altro che neve, amo l’aperitivo”.
Alla domanda su quale disciplina praticasse, l’attore ha risposto citando l’organo riproduttivo femminile, aggiungendo ironicamente: “Ma ho qualche dubbio che risulti tra le discipline olimpiche in programma…”.
Una battuta che, se nelle intenzioni voleva essere scherzosa, è stata ritenuta non in linea con i valori di rispetto e inclusione che ispirano il Movimento Olimpico.
La decisione del Comitato organizzatore di Milano Cortina 2026
La reazione del Comitato organizzatore non si è fatta attendere. In una nota ufficiale è stato chiarito che la decisione di escludere Massimo Boldi dalla lista dei tedofori non riguarda il suo profilo artistico, ma il significato simbolico del ruolo affidato a chi porta la Fiamma Olimpica.
Nel comunicato si legge:
“La decisione – si legge in una nota – fa seguito a un’intervista pubblicata oggi su un quotidiano nazionale, nella quale sono state espresse opinioni ritenute incompatibili con i valori Olimpici e con i principi che guidano il lavoro del Comitato Organizzatore. Portare la Fiamma Olimpica – prosegue il comunicato – rappresenta un privilegio e una responsabilità, e richiede che le persone selezionate incarnino e promuovano i valori di rispetto, unità e inclusione, fondamenti del Movimento Olimpico e condizioni essenziali per la partecipazione alla staffetta.”
La staffetta della torcia non è solo un evento cerimoniale, ma uno dei momenti più identitari dei Giochi, pensato per unire territori, comunità e persone diverse attorno a un messaggio universale.
Come vengono scelti i tedofori della Fiamma Olimpica
Nel comunicato viene inoltre specificato che la nomina dei tedofori può avvenire attraverso diversi canali:
“La nomina dei tedofori può essere effettuata dalle diverse realtà che contribuiscono alla costruzione del Viaggio della Fiamma, tra cui la Fondazione Milano Cortina 2026, le Città di tappa, gli Sponsor del progetto olimpico, i CONI regionali, gli Enti territoriali e il Comitato Olimpico Internazionale.”
La Fondazione ha ribadito che continuerà:
“a organizzare una Staffetta della Torcia Olimpica che rifletta pienamente questi principi e celebri il potere unificante dello sport, nel pieno rispetto dello spirito Olimpico.”
Il legame di Boldi con Cortina e i “Vacanze di Natale”
L’esclusione di Boldi ha fatto particolarmente rumore anche per il forte legame tra l’attore e Cortina d’Ampezzo. Il comico è infatti protagonista di numerosi Vacanze di Natale, a cominciare da quello del 1983, ambientato proprio nella località ampezzana, diventata negli anni uno dei simboli dei cinepanettoni italiani.
Proprio per questo l’idea di portare la fiaccola a Cortina rappresentava per lui un momento speciale, come ha raccontato anche in uno sfogo privato.
Lo sfogo di Massimo Boldi con un amico
Dopo la decisione del Comitato, l’attore si è confidato con un amico, lasciandosi andare a parole cariche di amarezza:
“Tutto per colpa della frase sulla figa. Mi dispiace moltissimo. Io volevo fare il tedoforo. Ovviamente scherzavo. Mi hanno chiamato in mille per quell’intervista. È scoppiato un gran casino. Ora bisogna metterci assolutamente una pezza perché io il tedoforo lo volevo proprio fare“.
Le polemiche sul Viaggio della Fiamma Olimpica
Il caso Massimo Boldi è solo l’ultima controversia legata alla selezione dei 10.001 tedofori. Negli ultimi giorni il Viaggio della Fiamma Olimpica, da simbolo di pace e armonia, si è trasformato in emblema di polemiche.
A esprimere perplessità sono stati anche due atleti olimpici, Alice Bellandi e Giovanni De Gennaro, ori olimpici a Parigi 2024 e tedofori a Brescia, dove la fiaccola olimpica di Milano Cortina è arrivata questa sera. La loro posizione è riassunta in una frase netta:
“Avrei voluto che i valori fossero rappresentati più dagli sportivi che da altri”.
Le scuse ufficiali di Massimo Boldi
In serata sono arrivate le scuse formali dell’attore. In una nota, Boldi ha espresso pubblicamente il proprio rammarico:
“ha dichiarato di aver fatto una battuta che, nelle sue intenzioni, voleva essere leggera e ironica, ma che si è rivelata inopportuna e offensiva nei confronti delle donne e non in linea con i principi di rispetto e inclusione che ispirano il movimento olimpico. Per questo ha voluto chiedere scusa a tutte le persone che si sono sentite ferite e al Comitato Organizzatore”.
Boldi ha inoltre ribadito:
“la sua stima per l’evento e per il suo significato di unità e condivisione, auspicando che le sue scuse possano contribuire a chiudere una vicenda che lo ha profondamente amareggiato. L’artista conferma il proprio impegno a promuovere messaggi di rispetto e sensibilità, riconoscendo l’importanza del ruolo pubblico e della responsabilità che ne deriva”.
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L’inverno è arrivato e con lui anche paesaggi spettacolari fatti di neve, luce intensa e atmosfere uniche. Settimane bianche, viaggi in montagna, sci, relax nei rifugi o semplici passeggiate sotto una nevicata: qualunque sia l’occasione, fotografare la neve con lo smartphone è diventato un gesto naturale. Il problema? Ottenere scatti davvero belli non è così semplice come sembra.
La neve, infatti, mette in difficoltà i sensori degli smartphone, causando foto grigie, fredde o prive di dettaglio. La buona notizia è che, grazie alla modalità manuale (Pro) e a pochi accorgimenti mirati, è possibile ottenere foto perfette sulla neve anche senza uno smartphone di ultima generazione.
In questa guida completa vedremo come impostare correttamente lo smartphone, quando scattare e come comporre immagini luminose, nitide e d’impatto.
Perché la neve mette in difficoltà la fotocamera dello smartphone
Quando fotografiamo un paesaggio innevato, il sensore dello smartphone viene ingannato in due modi principali:
“abbagliandolo”: la luce riflessa dal manto nevoso fa misurare una luminosità più alta del reale, portando a foto sottoesposte e a una neve grigia;
“uniformando”: il bianco dominante riduce i contrasti, rendendo più difficile la messa a fuoco automatica.
Per questo motivo, affidarsi solo alla modalità automatica spesso non basta.
Qual è il momento migliore per fotografare la neve
Chi ha vissuto almeno una volta una settimana bianca sa quanto sia suggestivo svegliarsi davanti a un paesaggio completamente innevato. Il momento della giornata, però, fa la differenza.
Secondo il fotografo canadese Will Lambert, la neve dà il meglio di sé all’alba e al tramonto, quando diventa un vero “gigantesco riflettore”, capace di amplificare la luce e scaldare le tonalità dell’immagine.
Consigli pratici:
scatta nelle prime ore del mattino o poco prima del tramonto;
evita le ore centrali della giornata, quando la luce è troppo dura;
tocca il display per bloccare messa a fuoco ed esposizione;
regola manualmente l’esposizione per ottenere un risultato più luminoso.
Modalità manuale: le impostazioni corrette per fotografare la neve
Per ottenere foto davvero fedeli alla scena reale è fondamentale utilizzare la modalità Pro/Manuale dello smartphone.
Esposizione (EV): come evitare la neve grigia
La prima regolazione da fare è la compensazione dell’esposizione.
imposta +1 EV come valore di partenza;
in presenza di cielo coperto o neve molto fitta puoi arrivare fino a +2 EV.
Questo passaggio è essenziale per mantenere la neve bianca e luminosa.
ISO: mantieni la neve pulita e senza rumore
La neve riflette molta luce, quindi non serve alzare troppo la sensibilità.
usa ISO bassi (ISO 50–100 se disponibili);
aumenta leggermente gli ISO solo al tramonto o in condizioni di luce scarsa.
ISO bassi garantiscono immagini più pulite e dettagliate.
Tempo di scatto: paesaggi o azione?
Il tempo di scatto va scelto in base al soggetto.
Paesaggi innevati: 1/250 – 1/500
Sciatori, snowboarder, fiocchi in movimento: 1/1000 – 1/2000 (se disponibili)
Tempi rapidi aiutano a congelare l’azione e rendere dinamica la scena.
Bilanciamento del bianco: preservare il candore della neve
Uno degli errori più comuni è una dominante blu troppo marcata. La soluzione è intervenire sul bilanciamento del bianco.
usa i preset (luce diurna, nuvoloso) oppure la regolazione manuale;
bilanciamento più freddo → enfatizza l’atmosfera invernale;
bilanciamento più caldo → valorizza albe e tramonti sulla neve.
Il bilanciamento del bianco può anche essere usato in modo creativo per trasmettere sensazioni diverse partendo dalla stessa scena.
Messa a fuoco manuale: quando l’autofocus fallisce
Nei paesaggi completamente bianchi l’autofocus può andare in difficoltà.
passa alla messa a fuoco manuale se il soggetto non viene agganciato;
in alternativa, metti a fuoco prima un elemento con più contrasto (albero, persona, roccia) e poi ricomponi.
Questo trucco è particolarmente utile nei panorami innevati molto uniformi.
Modalità HDR: più dettagli, meno errori
Attivare manualmente l’HDR è consigliato quando:
c’è un forte contrasto tra cielo e neve;
vuoi mantenere dettagli sia nelle alte luci sia nelle ombre.
L’HDR aiuta a evitare zone bruciate senza perdere naturalezza.
Formato RAW: massimo controllo in post-produzione
Se il tuo smartphone lo permette, scatta in RAW (DNG/ProRAW).
Questo formato consente:
maggiore recupero delle alte luci;
regolazioni più precise di esposizione e colori;
risultati più naturali sulla neve.
Proteggere lo smartphone dal freddo
Le basse temperature non influiscono solo sulla resa delle foto, ma anche sul dispositivo.
il freddo scarica rapidamente la batteria;
la condensa può appannare l’obiettivo;
neve e umidità possono compromettere lo scatto.
Tienilo in una tasca interna, pulisci spesso l’obiettivo con un panno in microfibra e riduci gli sbalzi termici.
Composizione: come dare profondità alle foto sulla neve
Un errore comune è fotografare solo il bianco. Per evitare immagini piatte:
inserisci alberi, recinti, persone o rocce;
cerca un elemento scuro che spezzi il bianco;
sfrutta ombre, linee e tracce sulla neve.
Anche un solo soggetto può dare profondità e rendere la foto più interessante.
Luce morbida o cielo nuvoloso: quando scattare senza sole
Le giornate nuvolose sono perfette per fotografare la neve:
la luce è più uniforme;
le ombre sono meno marcate;
le texture risultano più visibili.
La neve stessa diventa un riflettore naturale, ideale per immagini delicate e realistiche.
Dinamismo e movimento: raccontare l’azione sulla neve
Fotografare sciatori o snowboarder aggiunge energia allo scatto.
usa tempi di scatto rapidi;
attiva la modalità Raffica;
lascia spazio davanti al soggetto per suggerire il movimento.
Così una semplice discesa diventa una storia visiva.
Minimalismo: sfruttare il bianco a tuo favore
La neve è perfetta per composizioni minimaliste.
una vetta solitaria;
una traccia nella neve fresca;
una persona isolata nel paesaggio.
Concentrati su un solo elemento per creare immagini pulite e di grande impatto.
Come fotografare la neve da vicino con lo smartphone
La neve è affascinante anche nei dettagli. Per la fotografia ravvicinata:
attiva la modalità Macro se disponibile;
usa la messa a fuoco manuale;
prepara un supporto freddo (anche un cappello di lana);
lascialo raffreddare fino a temperatura inferiore a 0°C.
Questo ti permetterà di fotografare fiocchi e cristalli senza che si sciolgano subito.
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Nel panorama dell’alta ristorazione italiana, Cortina d’Ampezzo continua a distinguersi come laboratorio di tendenze, lusso ed esclusività. Nel cuore delle Dolomiti, meta iconica del turismo internazionale e della gastronomia d’élite, ha aperto uno dei ristoranti più discussi del momento: La Scogliera. Il motivo? Oltre a un’offerta culinaria di altissimo livello, il locale propone un menù gourmet dedicato ai cani, con piatti che possono arrivare a 120 euro.
Una scelta che fa parlare, ma che intercetta perfettamente una clientela alto-spendente, sempre più attenta all’esperienza complessiva e al benessere di ogni membro della famiglia, animali compresi.
Un ristorante di lusso nel cuore delle Dolomiti
Da sempre sinonimo di mondanità, sport invernali e dolce vita alpina, Cortina rafforza il proprio posizionamento come destinazione luxury anche a tavola. La Scogliera, già conosciuta per le sue sedi in Sardegna, in particolare in Costa Smeralda, porta nella conca ampezzana una filosofia di ristorazione senza compromessi: materie prime pregiate, servizio personalizzato e totale attenzione al cliente.
Il ristorante si inserisce in un contesto turistico in cui il lusso è parte integrante del racconto territoriale e dove l’attesa per i grandi eventi internazionali, come le Olimpiadi, sta ulteriormente alzando l’asticella dell’offerta.
Foto dog menù, ristorante la Scogliera a Cortina d’Ampezzo – foto Nicoletta Larini – Instagram
Il dog menù da 40 a 120 euro: anche i cani mangiano gourmet
La vera novità che ha attirato l’attenzione dei media è l’introduzione di un dog menù strutturato, pensato per accompagnare i cani durante l’esperienza a tavola con i loro proprietari.
Le tre proposte del menù per cani
Il menù dedicato agli amici a quattro zampe prevede tre opzioni:
Chicken Box – 40 euro Riso basmati bianco, petto di pollo bollito e carote.
Combo Fish – 60 euro Tonno a cubetti, riso soffiato e zucchine grigliate.
Royal Burger – da 80 fino a 120 euro Hamburger di manzo con cous cous, verdure miste al vapore, olio di salmone e foglia d’oro.
Un’offerta che divide l’opinione pubblica, ma che fotografa con precisione l’evoluzione del concetto di ospitalità di alta gamma.
L’evoluzione del pet care e il nuovo lusso esperienziale
Alla base di questa scelta c’è un cambiamento culturale e di mercato ben preciso. Come sottolinea il proprietario Andrea Orecchioni: «I cani sono parte della famiglia a tutti gli effetti — spiega il proprietario Andrea Orecchioni — e la richiesta è in continua crescita. Sempre più clienti ci chiedevano qualcosa di dedicato per loro, con la stessa attenzione che riserviamo alle persone e infatti quando prenotano lo fanno anche per il cane che poi mangerà assieme a loro».
Il fenomeno si inserisce in un mercato, quello del pet care, in forte espansione anche in Italia, dove la spesa per gli animali domestici ha superato i tre miliardi di euro l’anno, con una crescita costante nei segmenti premium e super premium: alimentazione di qualità, accessori di design e servizi personalizzati.
Quanto costa mangiare a La Scogliera: il menù per “umani”
L’esperienza gastronomica de La Scogliera non è pensata per tutte le tasche. La cucina, affidata allo chef Davide Zunino, unisce pesce di mare, suggestioni internazionali e ingredienti di lusso come la foglia d’oro.
Tra le proposte spiccano:
purè di patate al tartufo,
antipasti con fonduta di Parmigiano Reggiano e crumble di cereali,
minestre di aragosta,
pizze gourmet,
piatti che fondono cucina occidentale e asiatica, come i Robayataki.
I prezzi rispecchiano l’alto profilo dell’offerta: un purè tartufato può costare 40 euro, mentre l’aragosta alla catalana arriva a 25 euro all’etto. La carta dei vini include etichette pregiate che possono raggiungere diverse migliaia di euro.
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Momenti di paura nel nord-est dell’Estonia, dove una delle attrazioni naturali più conosciute del Paese è stata teatro di un incidente che poteva trasformarsi in tragedia. Una gigantesca cascata di ghiaccio alta circa trenta metri si è improvvisamente staccata dalla parete rocciosa nella zona di Valaste, mettendo in serio pericolo decine di turisti presenti sul posto, tra cui anche diversi bambini.
L’episodio è avvenuto durante una giornata invernale apparentemente tranquilla, quando numerosi visitatori si erano recati ai piedi della cascata per ammirare lo spettacolo naturale creato dal gelo.
Il video del crollo: attimi di panico tra i visitatori
A documentare l’accaduto è un video diventato rapidamente virale, realizzato da Karl-Hendrik Muuga. Le immagini mostrano chiaramente il momento in cui l’enorme parete di ghiaccio si stacca dalla roccia e precipita verso il basso, frantumandosi in blocchi di grandi dimensioni.
Nel filmato si vedono uomini, donne e bambini tentare una fuga disperata. La neve compatta sotto i piedi, però, rende difficili i movimenti: molte persone scivolano e cadono mentre i pezzi di ghiaccio piovono tutt’intorno. Una scena caotica, in cui il rischio di essere colpiti è altissimo.
La testimonianza di Greete Melliste: “Ero la più vicina”
Tra i protagonisti del video c’è Greete Melliste, che ha raccontato in prima persona quei drammatici istanti ai media locali, in particolare al giornale Elu 24 di Postimees. La donna si trovava proprio nella zona più esposta al momento del crollo.
“Ho visto il blocco di ghiaccio iniziare a cadere e mi sono spaventato molto: ero il più vicino e non era facile correre da nessuna parte”
Parole che restituiscono tutta la tensione di una situazione vissuta in pochi, interminabili secondi, con pochissime possibilità di mettersi in salvo.
Colpita alla testa da un frammento di ghiaccio
Durante la fuga, Greete Melliste non è uscita completamente indenne dall’incidente: un frammento di ghiaccio l’ha colpita alla testa. Fortunatamente, le conseguenze sono state limitate e non si è reso necessario il ricovero ospedaliero.
“Per fortuna, ho avuto solo un leggero mal di testa, nient’altro. Lo spavento è stato più forte, non mi arrampicherò mai più in un posto del genere”
Un sollievo che non cancella però la paura vissuta e la consapevolezza di quanto l’episodio avrebbe potuto avere esiti ben più gravi.
Le cascate di Valaste: una meta amatissima tutto l’anno
Le cascate di Valaste sono una delle attrazioni naturali più apprezzate dell’Estonia. In estate, l’acqua scorre liberamente lungo la parete rocciosa fino a valle; in inverno, invece, il gelo trasforma la cascata in una spettacolare muraglia di ghiaccio, attirando ogni anno migliaia di turisti e appassionati di fotografia.
Proprio questa consuetudine aveva spinto Melliste e il suo gruppo a scegliere il sabato per una semplice gita con amici e parenti. Nessuno, tra i presenti, immaginava che quella formazione apparentemente solida potesse cedere improvvisamente, mettendo a rischio la vita di tante persone.
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Una tempesta di neve senza precedenti sta colpendo la penisola della Kamchatka, nell’estremo oriente della Russia, trasformando città e infrastrutture in un paesaggio completamente sepolto dal bianco. A partire da lunedì 12 gennaio, una successione di potenti cicloni invernali ha dato origine a una delle peggiori emergenze climatiche degli ultimi decenni, con accumuli di neve che in alcune aree hanno raggiunto diversi metri di altezza, arrivando fino ai piani alti degli edifici.
L’evento, già ribattezzato da molti residenti come “apocalisse di neve”, sta mettendo a dura prova popolazione, servizi essenziali e autorità locali, costrette a dichiarare lo stato di emergenza.
Una bufera storica nell’Estremo Oriente russo
Secondo i meteorologi, la violenta ondata di maltempo è stata innescata dall’incontro tra aria gelida di origine siberiana e correnti più umide e relativamente miti provenienti dall’area costiera del Pacifico e dal Mare di Okhotsk. Questa combinazione ha alimentato una serie di cicloni capaci di scaricare quantità eccezionali di neve in pochissime ore.
In alcune zone, in sole 24 ore è caduto fino al 52% della media mensile di precipitazioni, mentre le raffiche di vento hanno raggiunto i 50 m/s, riducendo la visibilità praticamente a zero. L’inverno 2025-2026 si sta rivelando uno dei più anomali mai registrati: solo nel mese di dicembre le nevicate hanno superato il 300% della media stagionale.
La situazione più critica si registra nella capitale regionale, Petropavlovsk-Kamchatsky, dove la vita quotidiana è quasi completamente bloccata. Le strade si sono trasformate in veri e propri canyon di neve, interi quartieri risultano isolati e i mezzi pubblici sono stati sospesi.
Le scuole sono chiuse, la viabilità è interrotta in numerosi punti e l’aeroporto principale della regione ha cancellato diversi voli. In alcuni distretti, la neve ha superato i tre metri di altezza, rendendo inutili persino gli sforzi continui dei mezzi spazzaneve.
Sui social network circolano immagini impressionanti: ingressi degli edifici completamente sepolti, automobili scomparse sotto strati bianchi e residenti costretti a uscire dalle finestre per raggiungere l’esterno.
Disagi estremi e città isolate
I disagi causati dalla bufera sono enormi. Molti edifici hanno accessi completamente bloccati, costringendo gli abitanti a scavare veri e propri tunnel nella neve. Camminare a piedi è diventato quasi impossibile, mentre mettersi al volante rappresenta un rischio elevato a causa della scarsa visibilità e delle raffiche di vento che sollevano continuamente la neve dal suolo.
La tempesta ha avuto ripercussioni anche sui rifornimenti di cibo, con difficoltà nella distribuzione, blackout elettrici in alcune zone e un forte rallentamento delle attività economiche.
Il bilancio umano e l’allarme delle autorità
Purtroppo l’emergenza non è solo logistica. Le autorità locali hanno confermato almeno due vittime, travolte da masse di neve cadute dai tetti, un pericolo costante in condizioni meteorologiche così estreme.
Il ministro delle Situazioni di Emergenza, Sergei Lebedev, ha lanciato un appello urgente alla popolazione: “State attenti ai cumuli enormi sui tetti, il rischio è altissimo”.
Nella città di Petropavlovsk-Kamchatsky è stato inoltre dichiarato il pericolo di valanghe urbane, con squadre impegnate a monitorare le strutture più a rischio.
Neve da record: numeri senza precedenti
I dati ufficiali confermano l’eccezionalità dell’evento. Secondo il Ministero delle Situazioni di Emergenza, nelle prime 24 ore sono caduti 39 millimetri di precipitazioni, mentre in alcune aree i cumuli hanno superato i 4 metri, con punte comprese tra 1,5 e 5 metri.
Le nevicate registrate in questi giorni sono considerate le più intense degli ultimi 146 anni, un record che sottolinea la gravità dell’attuale situazione climatica nella regione.
Operazioni di soccorso e stato di emergenza
Per far fronte all’emergenza, le autorità hanno schierato militari, veicoli fuoristrada e squadre di soccorso specializzate. Il sindaco di Petropavlovsk-Kamchatsky, Yevgeny Belyayev, ha disposto l’impiego di risorse straordinarie per la rimozione della neve da strade e tetti, con l’obiettivo di ridurre i rischi per la popolazione e ripristinare i servizi essenziali.
Le operazioni di sgombero proseguono senza sosta, ma secondo le previsioni il maltempo potrebbe attenuarsi solo tra la notte del 17 e il 18 gennaio, con temperature intorno ai -3 °C e venti ancora sostenuti.
HOLY SH*T!
Record snowfall buries buildings and towns in Russia’s Kamchatka.
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Il ritorno delle gite domenicali low-cost a Roccaraso, segna un nuovo capitolo nella gestione del turismo di massa legato ai social network. Dopo le criticità registrate lo scorso inverno, la località sciistica abruzzese ha messo a punto un sistema di controllo degli accessi che ha superato con successo il primo vero banco di prova del 2026. Un modello organizzativo che punta a coniugare attrattività turistica, sicurezza e sostenibilità.
Il “modello Roccaraso” alla prova dei numeri
Roccaraso ha affrontato la prima grande ondata stagionale di visitatori con una strategia chiara: limitare, monitorare e gestire i flussi. Lo scorso anno, diecimila persone arrivate in un solo giorno a bordo di 220 pullman avevano mandato in crisi viabilità e servizi, trasformando il paese in un caso nazionale di overtourism sulla neve.
Questa volta lo scenario è stato diverso. I pullman attesi erano cinquanta, ma ne sono arrivati trentasette, tutti muniti di prenotazione obbligatoria. Alla scadenza dei termini, sul sito del Comune si erano accreditati ben 130 bus, ma solo i primi cinquanta sono stati autorizzati in base all’ordinanza firmata dal sindaco Francesco Di Donato, su indicazione della Prefettura.
Gli altri mezzi sono stati respinti, come in un check-in aeroportuale “ritardato”, mentre alcuni pullman sono stati fermati direttamente dalle forze dell’ordine. Un segnale chiaro: Roccaraso non vuole più farsi trovare impreparata.
Sicurezza e controlli: traffico sotto osservazione
Per tutta la giornata, i carabinieri della compagnia di Castel di Sangro, insieme a polizia stradale e guardia di finanza, hanno presidiato i principali snodi di accesso. Il risultato è stato un flusso ordinato, senza blocchi sulla Statale 17 e senza emergenze.
Qualche rallentamento fisiologico nel tratto tra Castel di Sangro e Roccaraso è stato registrato durante le fasi di carico e scarico dei visitatori, ma nulla di paragonabile ai disagi del passato. Il sindaco ha confermato l’efficacia del sistema: «Il modello Roccaraso ha funzionato afferma il sindaco Francesco Di Donato sia negli arrivi che nel deflusso non si sono registrate criticità».
Turismo digitale e influencer: il ruolo di Rita De Crescenzo
Dietro il ritorno delle gite social c’è ancora una volta il turismo digitale, promosso da creator molto seguiti come Rita De Crescenzo e Antony Sansone. I due influencer, protagonisti dell’esplosione mediatica di Roccaraso, non erano presenti durante l’ultima domenica, ma restano centrali nella programmazione dei prossimi arrivi.
Le gite organizzate continuano a essere attrattive: il costo varia dai 25 ai 30 euro a persona, colazione inclusa. Un pacchetto “tutto compreso” che permette anche a chi non ha mai vissuto la montagna di trascorrere una giornata sulla neve, tra selfie, video su TikTok e storie su Instagram ambientate nella zona dell’Ombrellone.
Date già fissate e nuovi test organizzativi
Il calendario è già fitto. Antony Sansone arriverà con i suoi follower il 1° febbraio, mentre Rita De Crescenzo tornerà il 29 gennaio con famiglia e amici, soggiornando nelle casette di legno di Castel di Sangro. Anche il 26 gennaio sono previsti nuovi arrivi, rendendo ogni fine settimana un potenziale “trending topic”.
Il prossimo vero stress test per il sistema di gestione degli accessi è atteso tra il weekend del 25 gennaio e quello del primo febbraio, quando l’afflusso di bus turistici potrebbe nuovamente crescere.
Impianti sciistici: numeri importanti ma ben distribuiti
Diversa la situazione per gli impianti sciistici dell’Aremogna, di Pizzalto e di Monte Pratello, che beneficiano di un bacino d’utenza consolidato. Nell’ultimo weekend tutte le piste erano aperte e gli operatori hanno registrato circa ventimila presenze complessive.
«Ad occhio nudo sembrano molte di meno perché con l’apertura di tutti gli impianti le presenze vengono spalmate sulle varie località. Tuttavia abbiamo registrato numeri importanti», ha spiegato Roberto Del Castello, titolare dell’Aremogna. Un dato che conferma come la distribuzione dei flussi sia un elemento chiave per evitare sovraffollamenti.
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Le rivelazioni di Mika Vermeulen hanno scosso profondamente il mondo del salto con gli sci e della combinata nordica, riportando sotto i riflettori un tema delicato e controverso: le manipolazioni delle tute da gara per ottenere vantaggi aerodinamici, pratiche che secondo l’atleta sarebbero paragonabili al doping.
L’austriaco, oggi specialista dello sci di fondo dopo un passato da combinatista con due titoli juniores all’attivo, ha deciso di raccontare senza filtri ciò che ha vissuto in prima persona, parlando di una cultura dell’imbroglio diffusa soprattutto tra i più giovani, spesso “educati” a certi comportamenti dagli atleti più esperti.
Dalla combinata nordica allo sci di fondo: il passato che non si dimentica
L’esperienza nel mondo della combinata nordica non ha lasciato un buon ricordo nella memoria di Vermeulen. Nato sportivamente tra salto con gli sci e fondo, il 26enne di Ramsau am Dachstein ha poi scelto di abbandonare definitivamente il trampolino, proprio a causa di un ambiente che lui stesso definisce malsano.
Intervenendo al podcast Skirious Problems, Vermeulen ha raccontato come già dalle competizioni giovanili, come l’Alpen Cup, fosse evidente l’attenzione ossessiva verso le misurazioni corporee e la possibilità di aggirare i controlli regolamentari sulle tute.
Le accuse di Vermeulen: “plastilina e nastro adesivo nelle parti intime”
Il passaggio più scioccante del racconto riguarda le pratiche suggerite ai giovani atleti durante le fasi di misurazione:
“Ricordo la prima volta che sono andato in Alpen Cup e mi hanno portato a svolgere le misurazioni delle varie parti del corpo, dall’altezza alla lunghezza del cavallo e delle gambe, così da impostare degli standard che rimarranno uguali lungo tutta la stagione. Ho sentito ragazzi più grandi che era importante mettere del nastro adesivo nelle parti intime così che il cavallo fosse due o tre centimetri più basso – ha raccontato Vermeulen -. Inoltre la gente era solita barare, mettere una tonnellata di plastilina nella biancheria intima per portare ad abbassare anche il cavallo di cinque centimetri. Più è basso, più chiaramente aumenta la resistenza all’aria e così cambiano anche le prestazioni”.
Secondo Vermeulen, queste manipolazioni avevano un impatto diretto sull’aerodinamica, aumentando la superficie e modificando l’assetto in volo, con vantaggi misurabili in metri.
“È come il doping”: una cultura pericolosa nel salto con gli sci
L’atleta austriaco non usa mezzi termini nel definire queste pratiche:
“Qui si parla di vincere o perdere di parecchi metri, quindi direi che è comparabile al doping”.
E rincara la dose con un’accusa durissima:
“Posso dirlo con certezza assoluta: chiunque venga squalificato nel salto con gli sci e nella combinata imbroglia di proposito. E si giustifica dicendo: ‘Sì, sì, ma lo fanno tutti gli altri’”.
Pur precisando in seguito che non tutti gli atleti adottavano questi sistemi, Vermeulen sottolinea come la mancanza di controlli severi abbia favorito nel tempo la nascita di una mentalità distorta, dove il confine tra lecito e illecito diventava sempre più labile.
Le reazioni del mondo del salto con gli sci e della FIS
Le parole di Vermeulen hanno inevitabilmente sollevato un polverone. Dalla FIS sono arrivate rassicurazioni sui progressi fatti negli ultimi anni nei controlli delle attrezzature e delle tute da gara, mentre diversi ex atleti e dirigenti hanno invitato alla prudenza, sottolineando come certi episodi si riferiscano al passato.
Tuttavia, il dibattito resta aperto, anche perché – come confermato da tecnici e allenatori – pochi millimetri nel punto giusto possono fare una differenza enorme nel salto con gli sci.
Aerodinamica e prestazioni: perché anche un centimetro conta
Dal punto di vista tecnico, il principio è chiaro: maggiore è la superficie, più favorevole diventa l’angolo di attacco in volo. Questo può tradursi in uno o due metri in più per salto, un margine spesso decisivo tra vittoria e sconfitta.
Ed è proprio l’estrema difficoltà di ottenere miglioramenti “naturali” di questa entità che, secondo Vermeulen, avrebbe spinto molti atleti a cercare scorciatoie, alimentando una cultura che lui stesso definisce “pari al vero doping”.
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