Coronavirus, il Dpcm fa chiudere le piste da sci

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Nel nuovo Dpcm firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si prevede anche la chiusura degli impianti sciistici, fino al prossimo 24 novembre. Il Governo insomma ha deciso per una stretta molto dura al fine di contrastare la diffusione del Coronavirus, che negli ultimi giorni ha fatto registrare numeri molto importanti come contagi.

Tra le tante chiusure previste nel nuovo documento, anche quella degli impianti sciistici, che avevano appena iniziato ad aprire i battenti per la stagione sciistica 2020/2021, e che in molti casi si erano organizzati con regole e norme di sicurezza. Niente da fare però, soprattutto dopo che sui quotidiani sono circolate alcune foto degli impianti di Cervinia già colmi di persone, con lunghe file alla biglietteria e con le cabine degli impianti di risalita pienissime.

Il decreto, in vigore da oggi, ha validità fino al prossimo 24 novembre. Sembra però che possano essere ammesse alcune deroghe speciali, legate a precisi protocolli di sicurezza che dovranno essere adottati. Si legge infatti così nell’art. 1, comma 9, lettera m del Decreto firmato da Conte:

“Gli impianti sono aperti agli sciatori amatoriali solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato tecnico-scientifico, rivolte ad evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti”.

C’è quindi ancora una speranza per tutti i gestori e gli organizzatori, che tanto avevano cercato di fare per mantenere la sicurezza negli impianti. La sensazione invece è che per un errore di pochi paghino in tanti. Certo è che resta difficile garantire la distanza sociale e il massimo dell’igiene in situazioni in cui sono moltissime le occasioni di assembramento. resta invece salvaguardata la possibilità per gli atleti di allenarsi in pista. Nel decreto si legge infatti:

“Sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici; gli stessi possono essere utilizzati solo da parte di atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e/o dalle rispettive federazioni per permettere la preparazione finalizzata allo svolgimento di competizioni sportive nazionale ed internazionali o lo svolgimento di tali competizioni”.

Non è stato facile, a quanto pare, trovare un’intesa sulla chiusura degli impianti sciistici italiani. Sembra infatti che questo punto sia stato oggetto di moltissime discussioni in Consiglio dei Ministri, e di forte dibattito con il Comitato Tecnico Scientifico. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini (governatore dell’Emilia-Romagna), aveva infatti chiesto di eliminare dal testo del Decreto la parte relativa agli impianti di risalita. Una chiusura che infatti rischia di bloccare un intero settore, almeno n questa prima fase della stagione, e che darà un altro colpo durissimo al comparto del turismo.

Anche il vicepresidente della regione val d’Aosta e assessore allo sviluppo economico Luigi Bertschy ha fatto sentire la sua voce per commentare il Decreto, dichiarando che tra le regioni si sta lavorando per stipulare un protocollo di sicurezza valido appunto negli impianti di risalita.

“La chiusura degli impianti sciistici è un attacco pesantissimo alla montagna. La situazione deve essere valutata e noi ci stiamo muovendo con tutte le regioni che fanno dello sci uno dei pilastri delle loro economie, l’obiettivo è creare un protocollo condiviso che garantisca la sicurezza ma anche la possibilità di non rinunciare alla stagione sciistica. E’ un documento che dovrà essere approvato dal comitato tecnico scientifico”.

Il problema però restano i tempi stretti, visto che il Decreto è già entrato in vigore e più passano i giorni, più sarà difficile trovare un accordo in tempi rapidi. Prosegue l’Assessore: “Le code non sono durate più di un’ora sabato e oggi la situazione è del tutto tranquilla. L’apertura degli impianti oggi è stata del tutto positiva. Gli utenti hanno le mascherine, le persone sono distanziate”.

Fermare lo sci significa quindi, secondo molti addetti ai lavori, fermare interi territori e dire addio ad un’importante fetta di turismo, con danni irreparabili all’economia: “Bisogna che tutti prendano coscienza che lo sci è di vitale importanza per l’economia della montagna – prosegue l’assessore – ci aspettiamo che questa decisione venga rivista, ovviamente bisogna garantire lo svolgimento dell’attività in sicurezza. Speriamo di avere pronto il protocollo nel più breve tempo possibile”.

Il protocollo al quale si sta lavorando prevede una serie di norme e regole per garantire la sicurezza ed il distanziamento: “Incentiviamo ad esempio lo skipass online, che la val d’Aosta sta già favorendo, e cercheremo di evitare il più possibile gli assembramenti al mattino quando gli sciatori arrivano sulle piste e prendono i primi impianti per salire in quota. E’ chiaro che alcune abitudini degli sciatori devono cambiare per salvaguardare la possibilità di usare gli impianti”.

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