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Mauro Bernardi, il primo maestro di sci disabile

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“Sciare vuol dire sentirmi libero”: intervista a Mauro Bernardi

Mauro Bernardi è un personaggio che ha fatto dello sci la sua ragione di vita, e che dopo l’incidente che lo ha costretto ad una paraplegia incompleta, continua a guardare la vita con estrema gioia e positività.
Oggi, nella sua nuova condizione, continua a sciare e dopo una parentesi agonistica è maestro di sci per disabili. Per farci raccontare tutto questo lo abbiamo intervistato, e abbiamo capito il rapporto che lega un uomo alla montagna ed allo sci.

Mauro, raccontaci quando e com’è nata la tua passione per lo sci.

La mia passione è nata fin da piccolo, circa a 9/10 anni quando mio padre adottivo mi portava in Presolana, e non avendo le risorse economiche per acquistare lo skipass, mi tirava in salita con un bastoncino e dopo poche risalite dovevamo rientrare a casa perché era distrutto!
Utilizzavo un paio di sci vecchi di legno, regalati da una collega di mia madre Nives…

Che cosa è successo poi? Qual è la tua storia?

La mattina del 31 agosto 2005, mentre guidavo il camion della ditta per cui lavoravo (la “Nicoli Trasporti” di Albino), ho subito un incidente che mi ha cambiato la vita. Sono partito alle 3.15 dal piazzale di Nicoli ad Albino e mi sono recato a Lomagna (LC) per “agganciare” il semirimorchio centinato carico di tubi. Una volta agganciato il semirimorchio, collegato i tubi dell’aria e quelli della corrente, verificato l’integrità dei pneumatici e il funzionamento delle luci posteriori del semirimorchio, sono ripartito da Lomagna alla volta di Arquà Polesine (PD). Mi sono immesso in A4 all’altezza di Agrate e da lì in direzione di Padova ho percorso la medesima autostrada (la quarta corsia non era ancora stata costruita) e all’altezza dell’autogrill di Dalmine (Brembo Sud) verso le 4.30, in prima corsia, ho sentito un rumore “strano” e ho pensato di aver forato un pneumatico, verifico di non aver urtato niente e nessuno guardando lo specchietto retrovisore posto sul lato destro del trattore, ripeto la medesima azione verificando quello di sinistra e non notando niente di strano, riporto la mia attenzione sulla strada che di fronte a me e in quel momento un “collega” alla guida di un autoarticolato si immette, senza aver acceso ne fari ne frecce, in prima corsia…..

L’impatto è tremendo, io a poco meno di 90 km all’ora, tampono il rimorchio carico di bottiglie d’acqua da mezzo litro che procedeva a poco più di 10/15 km orari. Per le perizie la dinamica è semplice: veicolo A tampona veicolo B; feriti sì anche se lievi. Fatto sta che in quell’urto in cui un “collega” svolgeva la mia stessa professione non fa attenzione e il sottoscritto riporta: frattura scomposta esposta di tibia, perone e femore destro, frattura dello sterno, frattura midollare T4-T5, trauma cranico; 2 ore per essere estratto da quel che resta del “mio” Stralis, 1 intervento alla gamba e uno alla schiena nella quale applicano dei fissatori…..
Dopo 10 giorni di coma farmacologico, circa 6 mesi tra degenza all’unità spinale di mozzo e la riabilitazione, sono tornato a casa con una nuova condizione: una paraplegia incompleta. All’inizio è stato molto difficile ricalibrare la nuova vita: con mia moglie, negli affetti, nel lavoro; poi, come tutte le cose, si trova il modo per andare avanti. Oggi sono riuscito a farmene una ragione e grazie alle persone che mi sono state vicine, vivo la vita con la convinzione che è un dono meraviglioso e, da quando abbiamo ricevuto il fantastico dono dal Signore di nome Pietro, sono ancora più convinto che a prescindere da ciò che abbiamo e da ciò che abbiamo perso, dobbiamo viverla al meglio cercando di darle un senso e provare a migliorare il nostro mondo nei piccoli gesti quotidiani.

Come sei tornato a sciare dopo l’incidente? Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco?

Grazie all’Inail di Bergamo mi sono avvicinato allo sci in monosci attraverso un corso di avviamento allo sport per disabili in particolare lo sci e grazie a Stefano Belingheri. A rimettermi in gioco mi ha spinto la mia dignità, la mia voglia di avere ancora un ruolo definito nel mondo del lavoro.

Parlaci un po’ del tuo percorso e delle tappe più importanti della tua carriera a livello agonistico.

La mia carriera agonistica è iniziata e terminata in pochi anni. Tesserato alla polisportiva Valcamonica, ho raggiunto il mio apice arrivando al terzo posto ai campionati italiani sci alpino nella disciplina di slalom speciale nel 2011 a Sestriere. Grazie a Stefano Belingheri, istruttore nazionale di sci, ho conosciuto Corrado Sulsente, direttore della Snowsport Academy San Marino. La nuova vita in sedia a rotelle mi ha aperto una serie di nuove ed inaspettate opportunità: a seguito del superamento del relativo test attitudinale, a giugno 2011 sono stato ammesso ai percorsi formativi per maestri di sci organizzati dalla scuola di San Marino: oggi, dopo aver frequentato un corso su misura composto da circa 840 ore, sono Ski Instructor III° livello, divenendo di fatto maestro di sci disabile per l’insegnamento a persone che per praticare questo sport devono utilizzare i medesimi ausili e supporti (in gergo tecnico questa categoria prende il nome di sittinge proprio il 10 settembre 2013, grazie alla consigliera regionale Lara Magoni, nonché campionessa nello sport e nella vita, e di tutto il Consiglio regionale, è stata votata all’unanimità la mozione che porterà al riconoscimento ufficiale del titolo di maestro di sci disabile che insegna ai disabili omologhi che utilizzano i medesimi supporti tecnici.

Ora sei maestro di sci per disabili. Quale iter hai seguito per diventare Maestro?

Il percorso che ho completato con 900 ore di formazione, tra le quali 400 specifiche (teorica e pratica, culturale e didattica) e che mi ha permesso di raggiungere la qualifica di Ski Instructor III° livello.

Il percorso formativo mi ha permesso di acquisire le competenze necessarie per “sentirmi” ed “essere” un vero insegnante: prima sapevo solo sciare, ora mi sento in grado di insegnare a quelli che come me vorranno e potranno vivere (o rivivere) il piacere dello sci. In totale sicurezza (prima) e autonomia (dopo).

Ora dove insegni e dove pratichi sci?

Attualmente non posso insegnare perché la professione di maestro di sci disabile per allievi disabili non è ancora normata, o meglio, la legge quadro che regolamenta la professione dei maestri di sci non è stata ancora modificata. Lo sci lo pratico ovunque, in Presolana, Folgaria, Tonale, Val Senales, Stelvio, Sestriere, Roccaraso, Abetone, Prato Nevoso.

Che cosa vuol dire per te sciare? E cosa vuol dire insegnare a sciare?

Sciare per me significa sentirmi libero, sentire il vento in faccia, praticare uno sport piacevole in compagnia di mia moglie e di mio figlio Pietro, stare bene in mezzo alla natura. Insegnare è permettere ai tuoi allievi di trovare piacevoli sensazioni in armonia con il resto del mondo in un ambiente meraviglioso, quello della montagna in mezzo alla neve.

Un consiglio a tutti coloro che vogliono imparare a sciare…

Mettetevi in gioco e abbiate voglia di vivere a pieno la vostra vita.

Un consiglio a tutti coloro che vogliono rimettersi in gioco nella vita…

La vita ci riserva belle e brutte sorprese… per essere felici dobbiamo guardare ciò che abbiamo e non ciò che ci è stato tolto…. Anche perché abbiamo sempre molto per cui gioire.

Tre aggettivi che credi possano rappresentarti meglio…

Caparbietà, Resilienza, Gioia.