Nel Cuore dei Sibillini, la storia di Nonna Peppina commuove l’Italia

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Nonna Peppina - Credits: Cronache Maceratesi
Nonna Peppina - Credits: Cronache Maceratesi

Nel cuore dei Monti Sibillini, c’è un paesino che in questi giorni è alla ribalta a livello nazionale, un’altra volta dopo il terremoto dello scorso agosto e dello scorso ottobre.
Siamo a Fiastra, dove la storia di Peppina Fattori, terremotata di 95 anni, si scontra con le norme (incerte) sull’abuso edilizio e commuove l’Italia.

Peppina è sopravvissuta al terremoto, è rimasta senza casa, ma aveva voglia di vivere ancora a San Martino (piccola frazione di Fiastra).

Le figlie dell’anziana signora hanno così deciso di acquistare autonomamente una casetta in legno che è stata posta su di un terreno privato edificabile.

Il problema, però, è che la costruzione della casetta di Peppina è avvenuta prima che la burocrazia delle autorizzazioni facesse il suo intero corso.

Insomma, una casetta in legno, unico posto sicuro in cui stare, rischia di essere demolita perché costruita troppo presto. Gabriella Turchetti (la figlia di Peppina), poco tempo fa ha indirizzato una lettera aperta al quotidiano online Cronache Maceratesi, in cui diceva:
“La sera del 26 ottobre siamo andati a prendere mia madre, Le abbiamo risparmiato il dramma di vedere la sua casa sbriciolarsi. Contro il nostro volere, è tornata a San Martino, in un container acquistato nel 1997 per l’altro terremoto. Condizioni di vita al limite della sopravvivenza, senza servizi igienici, senz’acqua né energia elettrica”.

La famiglia si è così attivata per costruire un box sanitario, un allaccio per telefono, luce ed acqua; ma il caldo estivo ha reso la situazione invivibile. L’area edificabile vicino alla vecchia casa di Peppina, e di proprietà del marito di Gabriella, è stata così la soluzione, e proprio lì è stata costruita la casetta in legno.

“Siamo andati più volte in Comune per le pratiche, ma i tempi per il rilascio della concessione edilizia erano troppo lunghi. Così, vedendo anche che queste casette stavano sorgendo ovunque, con le rassicurazioni del sindaco abbiamo avviato i lavori. Abbiamo commissionato un’indagine geologica, abbiamo rispettato le distanze dalle strade, abbiamo avuto il parere favorevole del Parco per gli interventi sulla vegetazione, abbiamo prodotto in sanatoria a firma di un ingegnere la pratica al genio civile di Macerata e la casa in tempi record ha avuto la luce”.

A questo punto però, la burocrazia e le leggi hanno fatto il loro corso, seguendo ad una segnalazione dei Carabinieri: il Comune di Fiastra ha emesso ordinanza di interruzione dei lavori, quando ormai però Peppina era pronta per entrare nella nuova casetta, dove vive tuttora. “Nel container morivo dal caldo”, dice Peppina, “era insopportabile. Nella casetta sto bene. Fino a che non mi aggiustano casa, voglio stare qui. Solo qui sto bene. Perché vogliano mandarmi via proprio non lo capisco”. La casetta di legno viene messa sotto sequestro, col rischio che si arrivi rapidamente alla demolizione.

Quando la storia diventa pubblica, Comune e Regione iniziano a rimpallarsi responsabilità e a fare confusione sull’iter da seguire e sulle soluzioni da adottare. Va specificato, infatti, che l’autorizzazione antisismica della casetta è regolarmente stata depositata, ma manca ancora l’autorizzazione paesaggistica.

A Fiastra e nei territori circostanti, tutti appoggiano Peppina.
“Non si può lasciare un’anziana terremotata senza casa solo per un foglio di carta”, si dice. “E perché di tutte le casette spuntate fuori dopo il terremoto e la gran nevicata invernale, ci si accorge solo di quella di Peppina?”.
Il condono potrebbe arrivare in fretta, come già avvenuto in moltissimi casi nella zona, anche per ciò che riguarda l’autorizzazione paesaggistica. E l’Assessore regionale Angelo Sciapichetti dichiara che la sanatoria è l’unica soluzione praticabile, e che la famiglia è stata tranquillizzata.
Intanto, l’unica soluzione è che la famiglia si rivolga al Tar, per guadagnare tempo e far rimanere Peppina nella sua casetta.

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