Il distacco è avvenuto la sera del 1° settembre poco sopra il Torrione Saint Robert. Nessun ferito. Arpa Piemonte segnala ancora piccole scariche di pietre e invita alla prudenza.
Un forte boato, poi una nube di polvere che ha avvolto per alcuni minuti la parete nord-est del Monviso. È quanto accaduto la sera del 1° settembre, quando una grande massa di roccia si è staccata dalla montagna precipitando lungo il versante per circa mille metri di dislivello.
Il crollo si è verificato poco sopra il Torrione Saint Robert, sul versante che guarda verso l’area del Rifugio Quintino Sella. Le immagini registrate dalle webcam della zona hanno mostrato la rapida discesa del materiale e la formazione di una vasta nube di polvere, visibile anche a distanza.
Secondo i rilievi effettuati da Arpa Piemonte, alla base del canalone si sono depositate alcune migliaia di metri cubi di detriti, composti soprattutto da frammenti di dimensioni medio-piccole e da alcuni blocchi più grandi.
Nessuna persona coinvolta
Nelle prime ore successive al distacco si era temuto che alcuni escursionisti potessero essere rimasti coinvolti.
L’attenzione si era concentrata in particolare su un escursionista straniero che non aveva ancora raggiunto il Rifugio Quintino Sella. Le verifiche del Soccorso Alpino hanno però escluso il coinvolgimento di persone.
Il corpo principale della frana non ha investito direttamente il sentiero, anche se la polvere e parte del materiale più fine hanno raggiunto l’area del percorso.
Per precauzione, il Comune di Crissolo aveva disposto temporaneamente la chiusura del tratto del sentiero CNAV13 tra il Lago Chiaretto e il Colle di Viso.
Dopo i sopralluoghi e le verifiche tecniche, il percorso è stato successivamente riaperto.
Arpa: «Persistono piccole scariche di pietre»
Il sopralluogo di Arpa Piemonte, effettuato nei giorni successivi, ha confermato che l’area interessata dal crollo continua a mostrare segnali di instabilità.
Durante le osservazioni sono state infatti registrate piccole scariche di pietre, considerate compatibili con una fase di assestamento successiva a un distacco di grandi dimensioni.
Il fenomeno potrebbe proseguire ancora per un certo periodo.
Per questo motivo resta alta l’attenzione soprattutto sui percorsi alpinistici che attraversano i settori più esposti della montagna.
Le Guide Alpine del Monviso hanno invitato gli escursionisti a prestare particolare attenzione nella zona della Cresta Est, dove sono possibili ulteriori cadute di pietre.
Un crollo simile era già avvenuto nel 2023
Quello del 1° settembre non è il primo episodio di questo tipo sul Monviso.
Arpa Piemonte ha ricordato che nello stesso settore della parete nord-est si era già verificato un crollo importante il 9 agosto 2023, con caratteristiche simili per dinamica e volume.
La parete è naturalmente molto fratturata e soggetta a fenomeni gravitativi.
Negli ultimi anni, però, tecnici e ricercatori stanno osservando con crescente attenzione il possibile ruolo delle alte temperature e della degradazione del permafrost nelle zone di alta montagna.
Il riscaldamento può infatti modificare la stabilità delle fratture presenti nella roccia, favorendo in determinate condizioni il distacco di blocchi.
Gli esperti precisano però che un singolo evento non può essere attribuito automaticamente a una sola causa.
Gli studiosi erano sul versante poche ore prima
La coincidenza è significativa.
La mattina del 1° settembre, poche ore prima del crollo, tecnici di Arpa Piemonte e partecipanti alla Carovana dei Ghiacciai di Legambiente si trovavano proprio nell’area del versante nord-est del Monviso.
Durante il sopralluogo erano stati analizzati gli effetti del cambiamento climatico sulla montagna, compresa la crescente fragilità di alcune pareti rocciose.
La sera dello stesso giorno è avvenuto il distacco.
Il ghiacciaio del Monviso continua a ridursi
L’episodio riporta l’attenzione anche sulle trasformazioni in corso sul versante nord-est della montagna.
In quella zona si trova ciò che resta del Coolidge, un tempo classificato come ghiacciaio e successivamente declassato a glacionevato.
Oggi la zona presenta soprattutto placche di ghiaccio isolate tra rocce e detriti.
Il Monviso, con i suoi 3.841 metri, resta uno dei simboli delle Alpi occidentali. Ma anche qui gli effetti delle trasformazioni climatiche e geomorfologiche sono sempre più visibili.
Sentieri aperti, ma resta la prudenza
Alla data del 4 settembre, il tratto del sentiero che era stato chiuso dopo la frana è stato riaperto.
Le autorità ricordano però che in alta montagna le condizioni possono cambiare rapidamente e che, dopo un evento di questo tipo, possono verificarsi ulteriori distacchi minori.
Prima di partire è quindi consigliabile verificare gli aggiornamenti del Comune di Crissolo, del Parco del Monviso e delle Guide Alpine.
Il crollo del 1° settembre non ha provocato feriti, ma ha mostrato ancora una volta quanto anche una montagna apparentemente immobile possa cambiare in pochi secondi.





















