La tragedia che ha colpito due alpinisti sul Gran Sasso si è conclusa con il ritrovamento dei loro corpi senza vita. Luca Perazzini e Cristian Gualdi, due amici di Santarcangelo di Romagna, erano dispersi dal 22 dicembre dopo essere precipitati nel canalone del versante orientale del Corno Grande. La notizia, confermata dai soccorritori, è giunta nella tarda mattinata di venerdì, durante la ripresa delle operazioni di ricerca.
Il ritrovamento dei corpi sul Gran Sasso
Dopo giorni di maltempo caratterizzati da forti venti e nevicate, le operazioni di ricerca sono riprese grazie al miglioramento delle condizioni meteorologiche. Le squadre del Soccorso Alpino partite da Campo Imperatore, supportate dalla Guardia di Finanza, hanno effettuato un primo sorvolo con elicottero per analizzare il manto nevoso e l’area interessata. Successivamente, un secondo sorvolo ha utilizzato il sonar Recco, uno strumento avanzato capace di rilevare la presenza di materiali metallici sotto la neve.
Durante queste operazioni, sono stati individuati i corpi di entrambi gli alpinisti. Le salme sono state recuperate con l’ausilio di unità cinofile e tecnici specializzati. Il trasporto è stato effettuato mediante un elicottero del 118 che ha trasferito i corpi all’obitorio dell’ospedale di Teramo.
Le difficoltà delle operazioni di soccorso
Le ricerche sono state ostacolate da condizioni meteo avverse, che hanno reso difficile l’intervento tempestivo delle squadre. Le prime informazioni indicano che i due alpinisti stavano attraversando la “Direttissima”, una via impegnativa sul Gran Sasso, quando sono scivolati nel Vallone dell’Inferno. L’area è nota per essere particolarmente pericolosa, specialmente in condizioni di neve fresca e ghiaccio.
Le vittime: Luca Perazzini e Cristian Gualdi
Luca Perazzini, 42 anni, e Cristian Gualdi, 48 anni, erano appassionati alpinisti esperti e molto conosciuti nella loro comunità. La loro scomparsa ha scosso non solo le famiglie ma anche il mondo dell’alpinismo, che oggi piange due appassionati che hanno perso la vita inseguendo la loro passione.
Gli occhiali da neve, noti anche come “ilgaak” o “iggaak” in lingua inuktitut, rappresentano una delle invenzioni più straordinarie delle popolazioni indigene dell’Artico. Creati dai popoli inuit e yupik, questi strumenti pionieristici non solo proteggevano gli occhi dalla luce accecante riflessa dalla neve, ma dimostrano anche l’abilità ingegneristica e artigianale di queste culture. Questo articolo esplora la storia, il design e l’impatto degli occhiali da neve, un’invenzione preistorica che ancora oggi ispira il mondo moderno.
La cecità da neve: il problema che ha spinto all’invenzione
Le vaste distese ghiacciate del nord, in primavera ed estate, riflettono intensamente la luce solare, causando la cecità da neve, una dolorosa scottatura solare della cornea. Per sopravvivere in queste condizioni estreme, gli inuit e gli yupik hanno sviluppato una soluzione innovativa: occhiali artigianali ricavati da materiali naturali come ossa, legno e avorio.
La nascita degli occhiali da neve: una soluzione preistorica
I primi esemplari risalgono alla Preistoria. Gli inuit realizzavano montature utilizzando ossa di balena, corno di caribù, avorio di tricheco e, in alcuni casi, alghe essiccate. Ogni occhiale era intagliato a mano, adattandosi perfettamente al volto del proprietario. L’interno veniva spesso annerito con fuliggine per ridurre ulteriormente l’abbagliamento.
Come funzionavano gli occhiali da neve: tecnologia e ingegno
Gli occhiali da neve erano progettati con una fessura orizzontale che permetteva alla luce di filtrare in modo controllato. Questo approccio si basa sul principio della fotografia a foro stenopeico, che concentra la luce per migliorare la visione. Le fessure strette riducevano l’intensità luminosa e miglioravano la messa a fuoco, rendendoli uno strumento essenziale per la caccia e la sopravvivenza.
Il design unico degli occhiali da neve: artigianato e significato culturale
Ogni cacciatore intagliava i propri occhiali, decorandoli con incisioni rituali che si ritenevano potenziassero le loro prestazioni. Questo design rifletteva non solo il talento artigianale, ma anche una comprensione profonda delle leggi naturali, pur senza il concetto occidentale di “scienza”. Gli occhiali erano anche una testimonianza della connessione spirituale con il loro ambiente.
La rilevanza storica degli occhiali da neve: un’eredità tangibile
Oggi, gli occhiali da neve sono esposti in musei prestigiosi come lo Smithsonian National Museum of the American Indian a Washington. Questi manufatti raccontano una storia di ingegno e sopravvivenza, dimostrando come le comunità inuit e yupik siano state in grado di affrontare le condizioni più estreme grazie alla loro creatività.
Occhiali da neve e sostenibilità: un approccio rispettoso alla natura
Realizzati con materiali riciclati o naturali, gli occhiali da neve sono un esempio di sostenibilità e rispetto per l’ambiente. Gli inuit e gli yupik sfruttavano ogni risorsa disponibile, senza sprechi, integrando i loro strumenti con la natura circostante in modo armonioso.
Le sfide moderne delle tradizioni inuit e yupik
Oltre alla perdita di tradizioni causata dall’occidentalizzazione, il cambiamento climatico rappresenta una minaccia significativa per queste culture. Gli ecosistemi artici si stanno trasformando rapidamente, mettendo alla prova la capacità di adattamento di queste popolazioni che, per migliaia di anni, hanno vissuto in equilibrio con un ambiente gelido e insidioso.
Lo skilift è un impianto di risalita basato su una fune d’acciaio chiusa ad anello, sospesa a diversi metri dal suolo, progettato per trasportare gli sciatori lungo una pista.
Componenti principali
Stazione motrice: ospita il motore che trasmette il movimento alla fune.
Linea di risalita: composta da piloni di sostegno e dalla pista utilizzata dagli sciatori.
Stazione di rinvio e tensione: regola la tensione della fune grazie a un sistema di pulegge e contrappesi.
Traini
Gli sciatori si agganciano a piattelli o ancore, che fungono da punto di supporto, permettendo loro di risalire la pista senza togliere gli sci. I piattelli sono monoposto, mentre le ancore (introdotte successivamente) possono trasportare due persone alla volta.
Come è stato inventato lo skilift?
Le origini nella Foresta Nera (1908)
La storia dello skilift ha origine a Schollach, un piccolo villaggio nella Foresta Nera in Germania. Nel 1908, Robert Winterhalder, un agricoltore e locandiere, osservò un problema comune: i turisti che soggiornavano nella sua locanda, molti dei quali affetti da problemi respiratori, trovavano difficoltosa la risalita a piedi delle colline innevate dopo aver sciato o usato lo slittino.
La soluzione di Winterhalder
Winterhalder aveva già sperimentato meccanismi innovativi per il trasporto di fieno e grano, utilizzando l’energia idraulica del suo mulino. Decise di applicare lo stesso principio per creare un sistema di risalita sugli sci. Il primo impianto, costruito nei prati dietro la sua locanda, comprendeva:
una fune d’acciaio sostenuta da cinque piloni inclinati con rulli
maniglie di legno collegate alla fune tramite funicelle
un sistema idraulico che forniva l’energia motrice
Questo “skilift a fune alta”, lungo 280 metri e con un dislivello di 32 metri, fu inaugurato il 14 febbraio 1908. L’impianto rappresentava un’assoluta novità e anticipava molte delle caratteristiche degli skilift moderni.
Il successo e le difficoltà di Winterhalder
Winterhalder brevettò la sua invenzione e la presentò nel 1910 alla fiera degli sport invernali di Triberg, dove costruì una versione alimentata da un motore elettrico da 15 CV. Il progetto ricevette grande apprezzamento, e Winterhalder fu premiato con la Medaglia d’Oro dal Granduca del Baden.
Nonostante il successo tecnico, Winterhalder non riuscì a ottenere finanziamenti per espandere il suo progetto. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, lo skilift di Schollach fu smantellato nel 1917 per recuperare materiali in ferro per scopi bellici. Le difficoltà economiche costrinsero Winterhalder a vendere il brevetto alla società austriaca Doppelmayr, che sviluppò ulteriormente l’idea e divenne leader mondiale del settore.
Winterhalder morì nel 1932, senza assistere alla consacrazione globale della sua invenzione.
L’evoluzione dello skilift: Svizzera e Francia in primo piano
1934: Ernst Constam e il primo skilift moderno
Nel 1934, l’ingegnere svizzero Ernst Constam realizzò a Davos il primo skilift a fune alta completamente moderno. L’impianto, lungo 270 metri, utilizzava una barra a forma di “J”, destinata a un singolo sciatore. Questo progetto riscosse un enorme successo, trasportando 70.000 sciatori nella prima stagione.
Nel 1935, il maestro di sci Jack Ettinger propose di sostituire la barra a “J” con una doppia barra a forma di “T” (nota come ancora), raddoppiando così la capacità di trasporto. Questa modifica divenne presto uno standard negli impianti sciistici.
1935: Jean Pomagalski e l’introduzione del piattello
Contemporaneamente, in Francia, Jean Pomagalski progettò uno skilift per l’Alpe d’Huez, introducendo il piattello trainante. Questo design semplificato, che garantiva una risalita più confortevole, si diffuse rapidamente in Europa. Pomagalski fondò l’azienda Poma, che è ancora oggi un leader globale nella costruzione di impianti di risalita.
Lo skilift in Italia: una crescita rapida
L’Italia fu tra i primi paesi a riconoscere il potenziale degli skilift. Tra il 1935 e il 1941, furono installate circa venti slittovie e sciovie, che segnarono il passaggio dallo sci pionieristico a uno sport di massa. Ecco alcune tappe fondamentali:
1930 Claviere (Piemonte): prima sciovia italiana.
1935 Monte Bondone, Madonna di Campiglio e Bardonecchia (Trentino e Piemonte): slittovie pionieristiche.
1937 Cortina d’Ampezzo (Veneto), Abetone (Toscana) e Selva di Val Gardena (Alto Adige).
Questi impianti, inizialmente basati su slittovie e sciovie a fune bassa, furono successivamente sostituiti da impianti a fune alta, più sicuri e confortevoli.
Curiosità sugli skilift
Romanticismo sugli skilift: Gli skilift ad ancora, soprannominati “per lei e lui”, erano noti per il loro utilizzo in coppia, diventando spesso luogo di socializzazione e flirt.
Allenamento naturale: Risalire con lo skilift mantiene gli sciatori attivi, migliorando equilibrio e resistenza.
Sfide per gli snowboarder: Per gli snowboarder, utilizzare lo skilift può risultare complicato, soprattutto nei tratti ripidi.
La trasformazione dello skilift nel tempo
Con l’avvento delle seggiovie e cabinovie negli anni ’90, molti skilift furono rimpiazzati da impianti più moderni e confortevoli. Tuttavia, gli skilift rimangono fondamentali in specifici contesti:
zone per principianti: perfetti per imparare a sciare
snowpark: ideali per i giovani sciatori freestyle
piccoli comprensori: dove i costi delle seggiovie non sono giustificati
L’eredità dello skilift
Oggi, nonostante l’avanzare della tecnologia, lo skilift rappresenta ancora il 44% degli impianti di risalita in Svizzera ed è ampiamente utilizzato in Europa. Questa invenzione ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dello sci, continuando a trasportare generazioni di sciatori e i ricordi di un’epoca pionieristica che ha cambiato per sempre gli sport invernali.
Michelle Hunziker non perde mai l’occasione di celebrare il Natale con stile, e quest’anno non ha fatto eccezione. Dopo aver trascorso la prima parte delle feste a Milano in famiglia, la conduttrice ha deciso di concludere l’anno in una delle sue mete preferite: le Dolomiti. Con una vacanza all’insegna del relax e del glamour, Michelle ha mostrato ai suoi follower ogni momento del viaggio, documentando non solo il magnifico paesaggio, ma anche il suo incredibile look da spa. Ecco tutti i dettagli della sua vacanza e le ragioni che la rendono un’ispirazione per il Capodanno.
Michelle Hunziker: vacanze natalizie tra famiglia e natura
Il Natale è una festa speciale per Michelle Hunziker, soprattutto da quando è diventata nonna del piccolo Cesare, figlio di Aurora Ramazzotti. Dopo aver passato i primi giorni delle festività a Milano con i suoi cari, ha deciso di immergersi nella tranquillità della montagna. Le Dolomiti, uno dei suoi “posti del cuore”, si sono rivelate ancora una volta la meta perfetta per festeggiare il Capodanno in grande stile.
Nonostante Aurora si trovi attualmente in Thailandia con il compagno Goffredo e il figlio Cesare, Michelle non è rimasta sola. Con ogni probabilità, verrà raggiunta da amici stretti per condividere momenti indimenticabili tra le cime innevate.
Un viaggio tra paesaggi incantati
Michelle ha condiviso con i suoi follower su Instagram il dietro le quinte della partenza: dai bagagli ingombranti che faticavano a entrare in auto, fino al panorama mozzafiato delle Alpi dopo sei ore di viaggio. Con un look casual ma chic jeans, giacca teddy e occhiali da sole rossi ha mostrato il suo entusiasmo per la vacanza con il motto: “Il mio paradiso”. Per la conduttrice, le Dolomiti rappresentano non solo un luogo di relax, ma anche una destinazione perfetta per attività come sci e trekking.
Spa e glamour: il micro bikini “invernale” di Michelle Hunziker
Appena arrivata, Michelle ha scelto di dedicarsi al relax totale. Al posto delle tradizionali passeggiate sulla neve, ha preferito tuffarsi nella spa sula neve del resort, regalando ai suoi follower un’immagine che ha subito catturato l’attenzione: un selfie in bikini.
“E ora chi si è visto, si è visto. Tuffo in piscina immediato” ha scritto nella didascalia. La conduttrice ha sfoggiato un micro bikini beige composto da un reggiseno a triangolo e uno slip sgambato con laccetti metallici, che hanno messo in risalto il suo fisico scolpito. Con un make-up semplice ma elegante eye-liner e capelli raccolti in uno chignon spettinato Michelle ha dimostrato ancora una volta di essere una vera icona di stile.
Un episodio che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia si è concluso fortunatamente solo con un grande spavento. Lunedì 23 dicembre, un bambino di 7 anni è caduto dalla seggiovia del Monte Pora, a Castione della Presolana, in provincia di Bergamo. La caduta, da un’altezza di circa due-tre metri, è stata attutita dal soffice strato di neve fresca sottostante, che ha evitato conseguenze più gravi.
La dinamica dell’incidente
Il piccolo, residente nel Milanese, si trovava sulla seggiovia accanto al padre, intento a trascorrere una giornata sugli sci. Durante la risalita, per cause ancora in fase di accertamento, il bambino è scivolato dal seggiolino precipitando nel vuoto per circa tre metri. L’impianto è stato immediatamente bloccato, consentendo al padre di scendere rapidamente per soccorrere il figlio.
La neve fresca, presente in abbondanza in quel punto delle piste, ha funzionato come un vero e proprio cuscino, attenuando l’impatto e salvando il bambino da possibili traumi gravi.
L’intervento dei soccorsi
A seguito della caduta, sono stati tempestivamente attivati i soccorsi. Sul posto sono intervenuti il personale sanitario del 118, un’unità di elisoccorso e una pattuglia di carabinieri sciatori del Settimo Reggimento Trentino Alto Adige, incaricati di ricostruire la dinamica dell’incidente.
Il bambino, nonostante fosse praticamente illeso, è stato trasferito in via precauzionale all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo tramite elisoccorso, dove è stato sottoposto a una serie di accertamenti medici. Al momento, si trova in buone condizioni di salute.
Un grande spavento, ma nessuna grave conseguenza
Le prime verifiche mediche hanno confermato che il piccolo ha riportato solo lievi contusioni, senza traumi significativi.
Jannik Sinner, il numero uno del tennis mondiale, ha regalato un momento indimenticabile agli appassionati che si trovavano in Alta Badia durante le festività natalizie. Dopo due settimane di intensa preparazione a Dubai, il giovane campione altoatesino è tornato nella sua Sesto Pusteria per trascorrere qualche giorno in famiglia (qui l’articolo), ma non ha mancato di sorprendere i suoi fan con un’entrata spettacolare.
L’arrivo in elicottero all’apres ski del Club Moritzino
Dopo una sciata mattutina sulla famosa pista Belvedere di Plan de Corones, Sinner ha raggiunto il Rifugio Moritzino, a 2.100 metri di altitudine sul Piz La Ila, in Alta Badia, arrivando a bordo di un elicottero. Questo suggestivo ingresso ha attirato l’attenzione dei presenti, rendendo ancora più speciale la giornata al celebre locale après-ski.
Il Club Moritzino, noto per la sua atmosfera esclusiva e panorami mozzafiato, si è trasformato nel teatro di un evento spontaneo in cui Sinner si è mostrato disponibile e sorridente. Tra foto, selfie e chiacchierate informali, il tennista ha trascorso qualche momento spensierato in compagnia di amici e fan, prima di riprendere la strada verso nuovi impegni.
L’Alta Badia, situata nel cuore delle Dolomiti, rappresenta un luogo speciale per Sinner, che è cresciuto tra le montagne del Trentino-Alto Adige. La sua sciata natalizia è un richiamo alle sue origini e al suo amore per lo sci alpino, una passione che non ha mai nascosto. Anche quest’anno, come da tradizione, Sinner ha sfoggiato la sua abilità sulle piste, dimostrando la maestria acquisita durante l’infanzia.
Tra le piste frequentate, spicca la celebre pista Belvedere di Plan de Corones, una delle più suggestive dell’Alta Badia, dove Jannik si è concesso qualche discesa in totale relax prima di tornare alla sua intensa preparazione sportiva.
Preparazione per gli Australian Open 2025
Dopo il Natale trascorso in famiglia, Sinner è pronto a volare in Australia il 2 gennaio per iniziare la nuova stagione tennistica con il piede giusto. Gli Australian Open, di cui è campione uscente, rappresentano il primo grande appuntamento del 2025, e Jannik ha deciso di iniziare direttamente dal torneo senza partecipare ad eventi preparatori intermedi.
La sua agenda prevede alcune partite di esibizione durante la Opening Week:
7 gennaio: match contro Alexei Popyrin;
10 gennaio: incontro con un collega ancora da definire.
Questi incontri fanno parte di un’iniziativa benefica organizzata dai migliori tennisti del circuito, in cui le star dello sport si esibiscono per raccogliere fondi e promuovere il tennis a livello globale.
Un Natale tra tradizione e concentrazione
Per Jannik Sinner, il Natale non è solo un momento di pausa, ma anche un’occasione per ricaricare le energie fisiche e mentali in vista di una stagione impegnativa. La scelta di dedicare una giornata allo sci riflette il suo desiderio di bilanciare la vita professionale con i momenti di spensieratezza, un equilibrio che sembra essere una delle chiavi del suo successo.
Il giovane campione, che ha dimostrato una crescita esponenziale negli ultimi anni, continua a mantenere un legame forte con le sue radici. La sciata in Alta Badia non è solo una tradizione, ma un simbolo del suo attaccamento al territorio e della semplicità che lo contraddistingue nonostante il successo globale.
Gli straordinari paesaggi innevati dei Monti Sibillini stanno tornando accessibili grazie all’impegno del personale della Provincia di Macerata e delle ditte private, che lavorano instancabilmente per ripristinare la viabilità interrotta a seguito delle intense nevicate degli ultimi giorni. In particolare, i lavori per riaprire la strada verso Monte Prata stanno proseguendo con l’ausilio di una turbina, garantendo la sicurezza e la praticabilità delle vie.
La situazione attuale delle strade nei Monti Sibillini
Da giorni, il personale del Servizio Viabilità della Provincia di Macerata, supportato da diverse aziende locali, sta affrontando condizioni difficili per ripristinare le strade bloccate dalla tormenta di neve che ha interessato l’entroterra maceratese.
Strada Provinciale 156 a Castelsantangelo sul Nera: il tratto che conduce a Monte Prata è ancora chiuso, ma si prevede che sarà liberato entro breve grazie all’intervento della turbina.
Strada Provinciale 136 Pian Perduto: il collegamento tra Madonna della Cona e Castelluccio è in fase di ripristino.
Strada Provinciale 51 Forcella: la tratta tra Fematre e Rio Freddo (a Visso), chiusa il 24 dicembre, è già stata riaperta.
L’impegno del personale e delle ditte private
Il lavoro incessante degli operatori dimostra la grande dedizione nel ripristinare la viabilità delle montagne. Come sottolineato dal presidente della Provincia, Sandro Parcaroli, “sono stati giorni molto intensi, in cui il maltempo non ha risparmiato il nostro entroterra”. Il presidente ha espresso gratitudine sia al personale provinciale che alle aziende coinvolte, tra cui Ticani, Cagnini Costruzioni, Alidori Marco e altre ditte appaltatrici, per il loro contributo fondamentale.
Sicurezza e raccomandazioni per gli automobilisti
Nonostante i progressi nel migliorare la situazione, è essenziale affrontare queste strade con la massima prudenza. Come avverte Parcaroli:
“Invito tutti alla massima attenzione e a non avventurarsi sulle strade innevate se non si è adeguatamente attrezzati”.
Gli automobilisti che intendono raggiungere le aree montane devono assicurarsi di avere veicoli equipaggiati con gomme da neve o catene e seguire le indicazioni delle autorità locali.
Da oggi, 26 dicembre, fino al 6 gennaio, il Monte Catria, a 1400 metri di altitudine, si trasforma nella meta ideale per gli amanti della neve e della montagna. Situato nel comune di Frontone, in provincia di Pesaro Urbino, il comprensorio sciistico è pronto ad accogliere visitatori con una vasta offerta di attività e servizi.
Le piste disponibili includono la Direttissima, la Panoramica, la Cotaline, il Faggio e il Campo scuola, oltre ai tappeti Kinder e Campo scuola per principianti e bambini. Grazie a una posizione strategica e a una gestione attenta, il comprensorio garantisce un’esperienza di qualità per ogni livello di sciatore.
L’accesso al comprensorio è facilitato dalla moderna cabinovia chiusa, che parte da 500 metri di altitudine nel comune di Frontone e arriva fino ai 1400 metri, offrendo un viaggio comodo e panoramico.
Il Monte Catria si distingue anche per la sua accoglienza e modernità. La seggiovia Cotaline e la Baita del Catria 1400 by Cotaline completano l’offerta con bar, ristorante, camere accoglienti e la possibilità di degustare specialità enogastronomiche locali. Per le famiglie e i più piccoli, il Kinderland Adventure Park, unico nel suo genere nella regione Marche, propone un parco giochi acrobatico sulla neve che regalerà momenti di puro divertimento.
Tra i tanti servizi disponibili, spiccano la scuola sci con istruttori qualificati, il noleggio di sci, ciaspole e snowboard, e la possibilità di partecipare a escursioni guidate. Da non perdere le ciaspolate organizzate, che offrono l’opportunità di esplorare un paesaggio da sogno con l’accompagnamento di una guida professionista, con partenza dal rifugio.
Gli impianti saranno aperti tutti i giorni dalle ore 8:30.
Un episodio singolare ha animato il comprensorio sciistico Tre Cime in Alta Val Pusteria, Alto Adige, evidenziando i rischi dell’abuso di alcol sulle piste da sci. Un cittadino croato, completamente ubriaco, si è trovato in grave difficoltà al termine della giornata sciistica. Incapace di affrontare l’ultima discesa, è rimasto bloccato oltre l’orario di chiusura delle piste, costringendo il personale specializzato e i carabinieri a un intervento di soccorso.
L’intervento dei carabinieri e il tentativo di inganno
Quando la pattuglia dei carabinieri è arrivata per soccorrere lo sciatore in difficoltà, l’uomo ha cercato di evitare le conseguenze delle sue azioni con un’invenzione clamorosa. Ha dichiarato falsamente di essere un appartenente alle Forze dell’Ordine Speciali del suo Paese, un’affermazione prontamente smentita dagli accertamenti dei militari. Questo tentativo di inganno non solo non lo ha salvato dalla multa, ma gli è costato una denuncia per false attestazioni a pubblico ufficiale.
Le conseguenze: multa e denuncia
Le operazioni di soccorso si sono protratte ben oltre l’orario di chiusura degli impianti, causando ritardi nei lavori di preparazione delle piste per il giorno successivo. Lo sciatore croato è stato riportato a valle in sicurezza, ma dovrà ora affrontare le pesanti conseguenze del suo comportamento. Oltre alla sanzione amministrativa per essersi trovato in stato di ubriachezza sulle piste, l’uomo dovrà rispondere anche in sede legale per il reato di false dichiarazioni.
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