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Video dell’inseguimento crudele di 4 lupi con l’auto le immagini vergognose al vaglio delle forze dell’ordine

In questi giorni si sta diffondendo nel web un video in cui si vedono persone all’inseguimento di 4 lupi con la loro auto. Immagini vergognose che ora, per fortuna, sono al vaglio delle forze dell’ordine che stanno cercando di identificare gli uomini.

“Adesso li scanno. Siamo a 50 all’ora, è da 2 chilometri che corrono come bestie”. Queste sono le parole che si sentono ad accompagnare il video che è stato diffuso sul web, e che è sostanzialmente fatto con il cellulare di un uomo che si trova a bordo della sua vettura con la quale ha deciso di inseguire in maniera brutale, barbara e aggressiva 4 lupi, i quali hanno dovuto iniziare a correre per non essere investiti.

La zona dove è avvenuto il fatto è al Passo Tre Croci, in direzione Auronzo di Cadore. Nel video si vedono benissimo 4 poveri lupi che corrono senza sosta per sfuggire all’uomo in macchina, che ha i fanali puntati proprio verso i poveri animali. Il tutto dura per ben 3 lunghissimi minuti.

“E il lupo non c’è, e il lupo non c’è. E questo che cos’è? Siamo a 50 all’ora. Questi sono lupi, non sono cani”, si sente dire dall’uomo che sta registrando il video a bordo della sua auto. Lo stesso uomo che poi continua dicendo: “Adesso li scanno, voglio vedere, Non cedono di mezza virgola”. E poi addirittura inizia a suonare il clacson più volte, per spaventare ancor di più gli animali.

Verso la fine del video, poi, si vede che c’è solo un animale a continuare a correre, mentre per fortuna gli altri 3 si sono allontanati dalla strada grazie alla loro forza e alla loro volontà, che li ha portati a risalire i mucchi di neve a bordo della strada. L’uomo allora decide di affiancare l’animale, rischiando addirittura di investirlo.

Dalla voce dell’autista si sente benissimo dire che “le bestie”, come le definisce lui, ormai corrono da due chilometri. Il video, sempre secondo questa persona davvero cinica e senza cuore, è stato girato per “dimostrare della presenza di lupi in valle”. Subito però è scattato l’allarme nella zona, ed è partita una “caccia all’uomo” per capire chi sia stato colui che si è permesso di girare un video che sta davvero spopolando sul web, e che ha toccato nell’animo molte persone.

Va sottolineato poi doverosamente che visto il periodo nel quale ci troviamo, in pieno inverno, le temperature sono molto basse soprattutto in queste zone di piena montagna ed in questi giorni in cui è caduta molta neve. I lupi quindi molto probabilmente vanno incontro ad una stagione rigida e difficile, e possono facilmente trovare la morte purtroppo. Questo dispendio di energie inutile a cui l’uomo ha sottoposto gli animali, non fa che accelerare tale percorso di morte.

Come abbiamo detto, il video sta già facendo il giro del web, e sono stati moltissimi gli animalisti che subito hanno denunciato l’accaduto. In molte pagine che diffondono informazioni in difesa degli animali, si stanno moltiplicando gli appelli per condividere il video il più possibile, così da facilitare alle forze dell’ordine il rintracciamento dell’uomo per garantire che giustizia sia fatta e per dargli la sanzione che merita.

Vi ricordiamo, infatti, che inseguire un animale con il proprio mezzo è considerato reato! Una cosa più o meno simile era accaduta anche lo scorso maggio, quando erano stati individuati due uomini che avevano diffuso un video dopo aver inseguito un’orsa e il suo cucciolo. I due uomini erano stati interrogati nella Stazione forestale e poi sanzionati per disturbo della fauna selvatica. Speriamo che anche stavolta si riesca ad identificare e punire l’uomo.

Perché oltre che il rispetto semplice delle leggi, c’è anche una moralità che dovrebbe contare qualcosa, e perché chi ama e vive la montagna, sa che in queste zone ci sono delicatissimi equilibri che è un reato andare a toccare. Queste specie di animali che popolano ancora queste zone vanno protette, preservandone la bellezza e l’importanza.

Con il lanciafiamme scioglie la neve davanti casa, il video

Il video diventato subito virale è stato girato in Kentucky da Beth Browning la moglie di Timothy Browning. Chi è Timothy Browning? Un pazzo che per sgombrare la neve caduta sul suo viale di casa invece di usare la classica pala ha deciso di usare un lanciafiamme. Si avete letto bene un lanciafiamme e non è tutto!! E’ sceso in strada coperto solo con il suo accappatoio preferito, un cappello con il pelo ed indossando delle pantofole di pezza. Dopo alcuni minuti tra una birra ed un sigaro ha sciolto tutta le neve intorno casa.

Nel giro di pochi giorni Timothy Browning è diventato così l’eroe del web.

Abetone, altezza neve in aumento

Le foto sono state scattate oggi nella località sciistica Abetone in Toscana.

Campo Imperatore, oltre 2 metri e mezzo di neve

Il 2021 è iniziato con oltre 2 metri e mezzo di neve a Campo Imperatore in Abruzzo. Purtroppo a causa del covid al momento tutti gli impianti di risalita sono chiusi.

La speranza è che le località sciistiche possano ripartire presto, molto probabilmente il prossimo 18 gennaio come abbiamo scritto nell’articolo pubblicato ieri, così che tutto l’indotto ne possa giovare.

Covid e Sci, apertura impianti dal 18 gennaio le ultime dal Ministero della salute

Ora è ufficiale, gli impianti sciistici riapriranno il 18 gennaio, così come comunicato oggi dal Ministro della Salute Roberto Speranza.

Negli scorsi giorni le Regioni e le Province autonome avevano chiesto un rinvio della riapertura degli impianti, attraverso una lettera fatta pervenire al presidente della conferenza delle Regioni Bonaccini. La Coldiretti non aveva perso tempo nel puntualizzare che un rinvio delle aperture avrebbe causato non pochi problemi a tutto l’indotto.

Ma il Ministro Speranza ha firmato oggi l’ordinanza con cui rinvia la riapertura degli impianti sciistici al 18 gennaio 2021, rispetto alla prima data del 7 gennaio. Sul finire di dicembre il Cts aveva inviato alle Regioni una serie di osservazioni sui protocolli di sicurezza, chiedendo che fossero più aderenti alle varie fasce con cui sono classificate oggi le varie regioni italiane.

In un comunicato congiunto, gli assessori con delega allo sci delle Regioni e delle Province autonome dell’arco alpino e dell’Abruzzo dichiarano: “Grazie al lavoro di squadra delle Regioni e delle Province autonome iniziato in Commissione Turismo abbiamo finalmente una data di apertura credibile e seria: il 18 gennaio. Ora si può finalmente ripartire in sicurezza. Il Governo ha finalmente ascoltato le Regioni e le Province autonome: siamo soddisfatti della decisione del Ministro Speranza. Oltre all’approvazione del protocollo, per cui aspettiamo la definitiva validazione del Cts, avevamo chiesto una data certa per permettere all’intero mondo della montagna invernale di prepararsi a dovere”.

Il comunicato è stato poi condiviso anche dall’assessore allo Sport e giovani della Lombardia Martina Cambiaghi, da Fabrizio Ricca, assessore allo Sport della Regione Piemonte, Luigi Giovanni Bertschy, vicepresidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta, Federico Caner, assessore al Turismo della Regione Veneto, Daniel Alfreider, vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Roberto Failoni, assessore al Turismo della Provincia Autonoma di Trento, Sergio Bini, assessore al Turismo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Daniele D’Amario, assessore al Turismo Regione Abruzzo.

Ma dal Trentino alla Valle d’Aosta, ora l’attenzione si sposta sui ristori, ciò che chiedono a gran voce sia le Regioni che gli operatori del settore sciistico. L’assessore al Turismo della Provincia autonoma di Trento, Roberto Failoni, commenta: ” Adesso serve certezza. C’è stato un segnale di grande responsabilità delle Regioni con l’approvazione del protocollo impianti che ha recepito i suggerimenti del Cts. E penso di poter dire che le Regioni hanno fatto anche un assist all’esecutivo, perché in teoria si doveva ripartire il 7 gennaio. Una cosa deve essere chiara: il mondo della montagna invernale non si organizza in 24 ore e soprattutto i lavoratori e le aziende hanno diritto di avere delle risposte rapide. Anche sul versante dei ristori.

Quello della riapertura degli impianti sciistici è un problema anche perché non vi è uniformità con il resto dei Paesi alpini, come l’Austria. La preoccupazione è che il personale qualificato possa spostarsi a lavorare altrove per cercare reddito. Valeria Ghezzi, presidente di Anef, cui fanno capo circa il 90% delle 400 aziende funiviarie italiane sia negli Appennini che nelle Alpi e nelle isole, commenta: “La questione non è rinunciare allo sci, ma tutti i posti di lavoro che ci sono in ballo. In questo modo mandiamo a picco la montagna. Si tratta di oltre 1.500 impianti, con una forza lavoro stimata di circa 13.000 unità, tra fissi e stagionali, nel periodo di piena attività. Noi come categoria non abbiamo avuto nulla a marzo e nulla fino ad oggi. I maestri di sci, forse, ad aprile avranno preso i 1.000 euro per le partite Iva. Secondo me quello che a Roma non è ancora chiaro è che per noi questi quattro mesi di stagione invernale valgono 12, perché l’estate, sul fatturato annuo, incide solo per il 5-10%. Quindi il 90% lo facciamo d’inverno, fino ad aprile”.

A farle eco anche il Sindaco di Cortina, Giampietro Ghedina: “Se non ci mettono nelle condizioni di lavorare, bisogna che ci siano i ristori, come negli altri Paesi europei. Sappiamo che la coperta è corta, ma se non possiamo lavorare e se i ristori non arrivano qui è un disastro. Il 18 gennaio è una deadline oltre la quale è difficile andare”. E sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche il vicepresidente della Regione Val d’Aosta e assessore allo Sviluppo economico, formazione e lavoro Luigi Bertschy: “Questa data la riteniamo l’ultima per poter dare un senso a questa stagione invernale e per programmare sia le assunzioni che le aperture degli impianti. D’altro canto, per la prima parte della stagione servono ristori per le società di impianti a fune, per i maestri di sci, per tutti gli operatori che in questo periodo sono rimasti fermi e senza reddito”.

Bolognola ski, aperti da oggi gli impianti per gli sci club

Bolognola ski da oggi è la prima stazione sciistica delle Marche ad aprire gli impianti di risalita grazie ad ottimo innevamento di circa 70 cm. Ricordiamo che l’apertura degli impianti e piste sono dedicati esclusivamente come stabilito dal governo solo per gli allenamenti degli sci club ed atleti.

Esattamente l’impianto aperto è la sciovia (skilift) Castelmanardo che serve tre piste rosse.

Il cane che si diverte scivolando sulla neve, il video diventa virale

Nelle ultime ore sta spopolando sul web il video di un simpatico cane che si diverte da matti scivolando sulla neve.

Comitato Tecnico Scientifico ha bocciato il protocollo sanitario delle Regioni per l’apertura degli impianti sci

Come stabilito dall’ultimo Dpcm in Italia tutti gli impianti di risalita nelle località sciistiche sono stati chiusi fino al prossimo 6 gennaio, ma ora il famoso Comitato Tecnico Scientifico si fa vivo di nuovo bocciando le linee guida che erano state proposte e presentate dalle regioni per poter riaprire gli impianti sciistici.

Nel verbale del CTS (Comitato Tecnico Scientifico) che è stato riportato dal quotidiano Corriere della Sera, si può leggere: “Una parte rilevante dei mezzi di risalita nei comprensori sciistici (in particolare cabinovie e funivie) presentano caratteristiche strutturali e di carico tali da poter essere assimilati in tutto e per tutto ai mezzi utilizzati per il trasporto pubblico locale (autobus, filobus, tram e metropolitane), rappresentando pertanto un contesto a rischio di aggregazione medio-alto, con possibilità di rischio alto nelle ore di punta in base alla classificazione del livello di rischio di contagio da SARS-CoV-2. Deve pertanto prevedersi un’efficace riorganizzazione del sistema degli impianti di risalita da affiancare a misure di prevenzione e protezione collettive e individuali che necessitano, comunque, della collaborazione attiva degli utenti che dovranno continuare a mettere in pratica i comportamenti previsti per il contrasto alla diffusione dell’epidemia”.

Rimanete sintonizzati su SciMarche.it per gli aggiornamenti

Austria, impianti sci aperti nonostante il lockdown

In Austria rimarranno aperti gli impianti sci nonostante il lockdown fissato dal governo austriaco dal 26 dicembre al 17 gennaio 2021. Il governo infatti ha comunicato, tramite il vice cancelliere Werner Kogler, ai vari lander i protocolli operativi da applicare per garantire la sicurezza nelle stazioni sciistiche compreso l’utilizzo degli impianti di risalita, lo sci di fondo ed il pattinaggio.
Come dicevamo sopra in Austria piste ed impianti aperti durante l’imminente lockdown ma con l’obbligo di indossare le mascherine ffp2 a bordo degli impianti di risalita e quando gli sciatori sono in fila per l’imbarco.
Per quanto riguardano gli sport praticati negli impianti sportivi al coperto l’apertura è stata fissata per il giorno 18 gennaio e l’accesso è consentito solo a chi ha un test negativo.

Ricordiamo che potranno sciare solo i residenti mentre per i turisti stranieri che vorranno sciare in Austria c’è l’obbligo di fare ben dieci giorni di quarantena in maniera da scoraggiare il loro ingresso nel paese.

Prinoth è il primo battipista a idrogeno utilizzato sulle piste da sci dell’Alta Badia

Nasce il primo battipista a zero emissioni, che rappresenta un vero e proprio passo in avanti verso la sostenibilità dei mezzi che lavorano sulle piste e nei comprensori sciistici. Nell’Alta Badia infatti Prinoth ha messo in funzione il primo gatto delle nevi a zero emissioni. Il nuovo mezzo battipista si chiama Leitwolf h2Motion, ed è alimentato ad idrogeno: non solo è green, ma garantisce anche migliori prestazioni.

Il nuovo mezzo sarà presentato in occasione della due giorni di Coppa del mondo di sci alpino in Alta Badia, e sarà posizionato accanto alla pista Gran Risa. L’azienda Prinoth fa parte del gruppo di Vipiteno HTI insieme a Leitner e Demaclenko. In questi giorni sono in atto dei test del Leitwolf proprio sulle piste dell’Alta Badia.

Un progetto che vuole alzare l’asticella della tecnica e delle prestazioni proprio in un momento così difficile per tutto il comparto dello sci e della montagna, fermo a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid 19. L’obiettivo più generale dell’azienda è quello di un cambiamento radicale e culturale bella progettazione dei mezzi, con il risultato sperato di arrivare ad un’eliminazione delle fonti energetiche fossili.

Oltre a questo mezzo che è alimentato da un motore elettrico alimentato ad idrogeno, sarà presentato anche un nuovo modello di battipista 100% elettrico: l’Husky eMotion.

Su mezzi simili si è sempre utilizzato il diesel come carburante, ma, come detto, il nuovo mezzo garantirebbe comunque le stesse prestazioni dei mezzi precedenti, con livelli di inquinamento quasi azzerati. Klaus Tonhäuser, presidente del Cda di Prinoth, ha dichiarato: «Nel Leitwolf h2Motion i team di sviluppo di Prinoth hanno coniugato la potenza dei veicoli a un motore ecologico. Il nuovo modello soddisfa ogni esigenza in fatto di performance e rinuncia interamente all’impiego di combustibili fossili. Per noi la sostenibilità non è uno slogan ma un impegno concreto».

Una vera e propria rivoluzione green quindi che sta per arrivare anche sulle piste da sci, dopo che il settore automotive ha già iniziato ad intraprendere questa strada e che il Governo ha aiutato il mercato con incentivi. Fino ad oggi i carburanti fossili erano indispensabili per far muovere tutti i mezzi sui comprensori sciistici, ma ormai è giunto il momento di guardare al futuro e di abbandonare le fonti di energia non rinnovabili in favore di quelle rinnovabili.

Il progetto per il futuro sarebbe quello di provare ad avere piste totalmente green, e il Leitwolf h2Motion è il primo passo in questo senso. Chiaramente questo è un prototipo, perché per la realizzazione vera e propria servirà ancora del tempo e dello sviluppo. Vediamo nello specifico il funzionamento.

Il problema maggiore per il funzionamento è l’immagazzinamento dell’idrogeno. Si può optare per stazioni mobili dove si va a fare rifornimento con un camioncino (così il gatto avrà autonomia di 4/5 ore). Ma l’autonomia del mezzo non sarebbe sufficiente per il lavoro quotidiano.

Sette celle di combustione sono state invece sostituite al verricello, e sono alimentate a batteria che fornisce energia al motore elettrico. L’azionamento è idrostatico. Presente una coppia maggiore di 2.300 netwon metri a 400 kw (544 cavalli), molto più potenti di una macchina a gasolio. Certo ora resta da risolvere il problema dell’immagazzinamento dell’idrogeno, visto che una colonnina da 700 watt costa circa mezzo milione di €, un costo impossibile da sostenere per una macchina che ha una capacità di lavoro così limitata.

Si stima che per mettere in vendita il nuovo modello ci vorranno circa 4 anni, ma per una sostituzione del parco macchina ci vorrebbero circa 8 anni. Nella zona di Bolzano sono comunque già presenti mezzi (bus) a idrogeno. Il modello Husky invece, totalmente elettrico, ha autonomia di 4 ore con tempo di ricarica di 8 ore con corrente trifase, 3 fasi 400 v. Il tempo scende a 3 ore in caso di stazione di carica rapida 50 w (corrente continua). Un modello che permette di avere vantaggi di manutenzione e l’eliminazione del motore a combustione. Ma pure in questo caso occorre aspettare l’evoluzione del mercato.

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