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Federica Brignone, pausa sulle Dolomiti con le amiche: il sorriso durante la riabilitazione

Federica Brignone si è concessa qualche giorno lontano dalla routine, scegliendo ancora una volta la montagna come luogo in cui rallentare e ritrovare leggerezza. La campionessa azzurra ha trascorso un breve soggiorno sulle Dolomiti altoatesine, circondata dalle amiche e immersa in uno scenario particolarmente suggestivo.

La destinazione scelta è stata Nova Levante, a poca distanza dal Lago di Carezza, uno degli angoli più conosciuti dell’Alto Adige. Un soggiorno che arriva durante il percorso di recupero dopo l’intervento alla gamba e che Brignone ha raccontato anche attraverso alcuni contenuti condivisi sui social.

Federica Brignone si concede qualche giorno sulle Dolomiti

Per qualche giorno, niente ritmi serrati e niente pressione agonistica. Federica Brignone ha scelto di trascorrere del tempo con le amiche in un contesto completamente diverso da quello delle gare e degli allenamenti.

Le immagini pubblicate online mostrano momenti semplici e informali, tra sorrisi, paesaggi alpini e occasioni di convivialità.

In uno degli scatti, la sciatrice appare anche con un abito tradizionale della zona, dettaglio che ha contribuito a rendere il soggiorno ancora più legato all’atmosfera locale.

Ad accompagnare alcune immagini, la frase “Easy girlz weekend!”, utilizzata dalla stessa Brignone per descrivere lo spirito di quei giorni.

Nova Levante e il Lago di Carezza fanno da sfondo al soggiorno

La pausa si è svolta a Nova Levante, località immersa nelle Dolomiti e situata vicino al celebre Lago di Carezza.

Il paesaggio alpino ha fatto da cornice a un momento personale diverso dal solito. Per Brignone, abituata a vivere la montagna soprattutto attraverso lo sport, si è trattato di un’occasione per godersi l’ambiente con ritmi più tranquilli.

Tra natura e compagnia, il soggiorno ha mostrato un lato più quotidiano della campionessa, lontano dal clima delle competizioni.

Il recupero continua passo dopo passo

Il viaggio sulle Dolomiti coincide con una fase importante per Federica Brignone, impegnata nella riabilitazione dopo l’intervento alla gamba.

Proprio durante questi giorni, la sciatrice ha condiviso con i follower uno dei progressi del suo percorso.

La battuta sui “primi passi sulla zampa nuova”

Con il tono ironico che spesso utilizza sui social, Brignone ha raccontato i suoi progressi parlando dei “primi passi sulla zampa nuova”.

La frase, scritta direttamente dalla campionessa, accompagna un momento significativo della riabilitazione e restituisce l’immagine di un percorso affrontato con pazienza e determinazione.

I fan hanno seguito con grande attenzione gli aggiornamenti, lasciando numerosi messaggi di sostegno e incoraggiamento.

Una pausa diversa dal solito durante la riabilitazione

Il soggiorno in Alto Adige non è stato quindi soltanto un momento di svago.

Per Federica Brignone ha rappresentato anche l’occasione di trascorrere del tempo in un ambiente familiare, ma vissuto questa volta senza la pressione di una gara o di un allenamento.

La montagna resta infatti uno degli elementi centrali della sua vita, ma in questa occasione il rapporto con le Dolomiti assume un significato più personale: quello di un luogo in cui ritrovare serenità mentre prosegue il recupero.

Federica Brignone mostra il suo lato più spontaneo

Le immagini condivise durante il soggiorno raccontano una Federica Brignone sorridente, circondata dalle persone a lei vicine e concentrata sui piccoli traguardi della riabilitazione.

Niente podi e niente cronometri: questa volta al centro ci sono amicizia, tranquillità e la voglia di affrontare con positività una fase delicata della sua carriera.

Il weekend sulle Dolomiti diventa così uno scorcio della vita privata della campionessa, capace di mostrare ai follower un volto più semplice e spontaneo, lontano dalla tensione delle competizioni.

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Skipass dei Parchi 2026/2027, fino a 120 euro di risparmio entro il 4 ottobre

È aperta la prevendita dello stagionale valido nei comprensori di Ovindoli Monte Magnola, Campo Felice e Campo Imperatore. Per un adulto il costo parte da 710 euro e cresce con l’avvicinarsi dell’inverno. La prima scadenza da segnare è il 4 ottobre.

Chi sta programmando la stagione sciistica 2026/27 in Abruzzo può già acquistare lo Skipass dei Parchi, l’abbonamento stagionale che permette di utilizzare gli impianti di Ovindoli Monte Magnola, Campo Felice e Campo Imperatore-Gran Sasso.

La formula consente quindi di muoversi tra tre diverse aree sciistiche nel corso dell’inverno con un solo titolo stagionale.

Il punto più interessante, in questa fase, riguarda però il prezzo. La tariffa varia in base al momento dell’acquisto e chi decide di anticipare la spesa può ottenere un risparmio significativo rispetto al listino ordinario.

Per un adulto, ad esempio, il costo è di 710 euro fino al 4 ottobre, mentre la tariffa finale arriva a 830 euro.

Skipass dei Parchi 2026/27: prezzi e scadenze

La vendita è articolata in tre fasce temporali.

La prima, quella più conveniente, resta attiva fino al 4 ottobre 2026. Dal 5 ottobre al 22 novembre entrerà in vigore una seconda fascia, mentre dal 23 novembre scatteranno i prezzi ordinari.

I listini ufficiali pubblicati da Ovindoli e Campo Felice riportano le stesse tariffe e le medesime finestre temporali principali.

Categoria Entro 4 ottobre 5 ottobre-22 novembre Dal 23 novembre
Adulto 710 € 755 € 830 €
Adulto 3° familiare 670 € 690 € 735 €
Ragazzo 535 € 610 € 650 €
Ragazzo 3° familiare 525 € 565 € 630 €
Senior 620 € 670 € 740 €
Over 80 390 € 440 € 490 €
Convenzionato 680 € 745 € 785 €
Convenzionato 3° familiare 620 € 680 € 745 €
Maestro di sci 560 € 585 € 660 €

Per un adulto la differenza arriva a 120 euro

La convenienza della prima fase emerge soprattutto confrontando il prezzo attuale con quello previsto a stagione ormai vicina.

Fino al 4 ottobre, lo stagionale adulto costa 710 euro. Dal giorno successivo il prezzo sale a 755 euro, con una differenza di 45 euro.

Dal 23 novembre, invece, il costo raggiunge gli 830 euro. Chi acquista nella prima finestra spende quindi 120 euro in meno rispetto alla tariffa ordinaria.

La stessa logica vale per altre categorie.

Per i ragazzi il prezzo passa da 535 a 650 euro, mentre per i Senior cresce da 620 a 740 euro tra la prima fase e il listino finale.

Tre comprensori con un solo stagionale

Il valore dello Skipass dei Parchi non dipende soltanto dalla tariffa.

Con un unico abbonamento è possibile scegliere, durante l’inverno, tra Ovindoli Monte Magnola, Campo Felice e Campo Imperatore, adattando le proprie giornate sulla neve alle aperture degli impianti, alle condizioni delle piste e alle preferenze personali.

Per chi scia frequentemente, questa possibilità offre una maggiore flessibilità rispetto a uno stagionale legato a una sola località.

È un aspetto che può interessare soprattutto gli sciatori abituali dell’Abruzzo e delle regioni vicine, che possono distribuire le proprie giornate su più comprensori nel corso della stessa stagione.

Agevolazioni per residenti nella provincia dell’Aquila

Il listino comprende anche condizioni specifiche per alcune fasce di età residenti nel territorio aquilano.

Durante la prima fase di vendita vengono indicati 390 euro per gli Under 13, 500 euro per gli Under 17 e 600 euro per adulti e Senior che rispettano i requisiti previsti.

L’accesso a queste tariffe è subordinato alla residenza nei Comuni della provincia dell’Aquila e alla presentazione della documentazione richiesta.

Prima dell’acquisto è quindi consigliabile controllare con attenzione le condizioni anagrafiche e amministrative associate alla propria categoria.

Skipass gratuito per i bambini più piccoli

Sono previste agevolazioni anche per le famiglie con bambini.

Per i nati dopo il 24 novembre 2020, il costo dello stagionale può essere azzerato quando l’acquisto viene effettuato insieme a quello di almeno uno dei genitori, nel rispetto delle condizioni stabilite dal consorzio.

Il listino prevede inoltre tariffe dedicate al terzo componente del nucleo familiare, oltre a prezzi specifici per convenzionati e maestri di sci.

La data chiave è il 4 ottobre

Per chi ha già deciso di acquistare lo stagionale, la prima scadenza utile è quindi domenica 4 ottobre 2026.

Dal 5 ottobre il prezzo adulto aumenterà da 710 a 755 euro. Un secondo incremento scatterà poi dal 23 novembre, quando entrerà in vigore la tariffa ordinaria da 830 euro.

L’inizio dell’autunno rappresenta quindi il momento in cui valutare se bloccare il prezzo più basso prima dell’arrivo della stagione sciistica.

Con Ovindoli, Campo Felice e Campo Imperatore inclusi nello stesso abbonamento, lo Skipass dei Parchi resta una delle formule più interessanti per chi prevede di sciare con continuità durante l’inverno 2026/27.

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Ovindoli, nuova tecnologia per l’innevamento: arriva SnowEvo per la stagione 2026/27

Monte Magnola introduce un nuovo sistema destinato soprattutto alle aree più basse del comprensorio. La tecnologia SnowEvo è progettata per produrre neve anche quando le condizioni termiche esterne non sono adatte ai tradizionali impianti di innevamento. Il primo banco di prova sarà l’inverno 2026/27.

Ovindoli prepara una novità importante in vista della prossima stagione sciistica. Monte Magnola Impianti ha annunciato l’introduzione di SnowEvo, una tecnologia sviluppata da Industrial Frigo Ice che sarà utilizzata per rafforzare l’innevamento nelle zone più basse del comprensorio.

L’arrivo del nuovo sistema è stato comunicato dal gestore degli impianti il 14 agosto 2026 e riguarda uno dei temi più delicati per le stazioni sciistiche dell’Appennino: riuscire a preparare le piste anche durante periodi caratterizzati da temperature poco favorevoli.

Secondo le caratteristiche indicate dal produttore, SnowEvo può infatti funzionare anche quando all’esterno non si verificano le condizioni normalmente necessarie per i tradizionali sistemi di innevamento programmato.

Obiettivo: rafforzare le aree a quota più bassa

A Ovindoli la nuova tecnologia dovrebbe essere utilizzata soprattutto nella parte inferiore del comprensorio.

La scelta non è casuale. Le zone a quote più contenute sono generalmente quelle che risentono maggiormente delle oscillazioni termiche, soprattutto all’inizio e alla fine della stagione.

Disporre di una tecnologia aggiuntiva può quindi offrire maggiore flessibilità nella preparazione di alcuni tratti di pista e delle aree collegate agli impianti di valle.

Questo non significa, però, che SnowEvo sostituirà integralmente l’innevamento tradizionale. Il nuovo sistema è destinato piuttosto ad affiancare le tecnologie già utilizzate dal comprensorio.

Come funziona SnowEvo

La differenza principale rispetto ai normali cannoni da neve riguarda il modo in cui viene prodotto il materiale destinato alle piste.

I sistemi convenzionali utilizzano acqua nebulizzata e necessitano di determinate combinazioni di temperatura e umidità per ottenere una produzione efficace.

SnowEvo utilizza invece un processo tecnologico differente. Secondo Industrial Frigo Ice, la macchina è stata progettata per creare neve anche quando il clima esterno non permette di utilizzare in modo efficiente i sistemi tradizionali.

È proprio questa caratteristica ad aver attirato l’attenzione delle stazioni sciistiche interessate a ridurre la dipendenza dalle finestre meteorologiche favorevoli.

Una capacità nell’ordine di decine di tonnellate al giorno

Industrial Frigo Ice propone SnowEvo in diverse configurazioni.

Sul sito tecnico dedicato alla tecnologia vengono indicati modelli con capacità differenti. Per l’installazione destinata a Ovindoli, l’azienda ha comunicato una produzione massima nell’ordine delle 50 tonnellate nell’arco di 24 ore.

Si tratta, tuttavia, di un valore dichiarato dal produttore e non di una quantità di neve che può essere considerata automaticamente disponibile ogni giorno sulle piste.

La resa effettiva dipenderà dalla configurazione installata, dalle modalità di utilizzo e dall’organizzazione operativa scelta dal comprensorio.

Per questo motivo, sarà soprattutto l’esperienza sul campo durante la prossima stagione a permettere di valutare il contributo reale della nuova macchina.

Perché l’innevamento delle quote basse è così importante

Per le stazioni appenniniche la preparazione delle piste nelle zone inferiori può diventare particolarmente complessa quando le temperature rimangono sopra le medie stagionali.

Questo aspetto può incidere sull’apertura di collegamenti, piste scuola e aree utilizzate per raggiungere gli impianti principali.

Garantire continuità nelle zone a valle può avere quindi effetti sull’intera organizzazione del comprensorio.

La questione non riguarda soltanto gli sciatori. Dall’apertura regolare delle piste dipendono infatti numerose attività economiche legate alla stagione invernale, dalle scuole sci ai noleggi, fino a strutture ricettive e ristorazione.

Cosa può fare e cosa non può fare la nuova tecnologia

L’arrivo di SnowEvo non equivale a una garanzia di innevamento dell’intero comprensorio in qualsiasi condizione.

Una macchina con una capacità produttiva nell’ordine di alcune decine di tonnellate al giorno può essere utile per interventi mirati, ma non può essere paragonata a un sistema in grado di coprire autonomamente tutte le piste di una grande stazione sciistica.

Lo stesso annuncio di Monte Magnola concentra l’utilizzo del nuovo impianto soprattutto sulle zone inferiori.

Il valore della tecnologia va quindi letto nella possibilità di intervenire su aree specifiche, integrando i sistemi già presenti e aumentando il margine operativo quando il clima rende più difficile l’innevamento tradizionale.

Un test importante per la stagione 2026/27

Il prossimo inverno permetterà di capire quanto SnowEvo riuscirà a incidere concretamente sull’operatività di Ovindoli Monte Magnola.

L’interesse è legato soprattutto alla capacità del sistema di sostenere l’innevamento nei periodi caratterizzati da temperature miti e di contribuire alla preparazione delle piste nelle zone più delicate del comprensorio.

Solo l’utilizzo continuativo consentirà però di valutare aspetti come quantità effettivamente prodotta, superfici interessate e integrazione con gli altri sistemi già presenti.

Per Ovindoli si tratta comunque di una delle principali novità annunciate per la stagione sciistica 2026/27 e di un investimento che mette al centro un problema destinato a diventare sempre più importante per lo sci appenninico: la gestione della neve nelle fasi meteorologicamente meno favorevoli.

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Monte Pratello, nuova cabinovia da 10 posti: il cantiere entra nella fase decisiva

La nuova Vallone–Monte Pratello è una delle principali novità annunciate per la stagione sciistica 2026/27 nell’Alto Sangro. Dopo il completamento dei sostegni, i lavori proseguono sulla fune e sulle stazioni del nuovo impianto.

La stagione sciistica 2026/27 dell’Alto Sangro dovrebbe portare una novità importante sul versante di Monte Pratello: una nuova cabinovia da 10 posti destinata a sostituire il precedente impianto Vallone–Monte Pratello.

Il cantiere avviato nei mesi scorsi ha ormai raggiunto una fase avanzata. L’installazione dei sostegni lungo il tracciato è stata completata e il programma dei lavori si concentra adesso sugli interventi necessari per montare la fune e proseguire con il completamento delle stazioni.

L’obiettivo annunciato dal comprensorio è rendere disponibile il nuovo impianto per il prossimo inverno.

Una nuova cabinovia per il versante di Monte Pratello

Il progetto prevede una cabinovia con vetture da 10 posti, pensata per rinnovare uno dei collegamenti principali del comprensorio di Rivisondoli.

La sostituzione del vecchio impianto punta a migliorare il trasporto degli sciatori verso le quote più alte, aumentando allo stesso tempo comfort e funzionalità.

Monte Pratello rappresenta infatti uno dei punti centrali del sistema sciistico dell’Alto Sangro e la nuova cabinovia dovrebbe avere un ruolo importante nella distribuzione dei flussi sulle piste durante le giornate di maggiore affluenza.

La realizzazione dell’impianto rientra quindi in un intervento più ampio di ammodernamento dell’offerta sciistica del comprensorio.

Completata l’installazione dei sostegni

Uno dei passaggi più impegnativi del cantiere è stato concluso tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.

I sostegni della nuova linea sono stati collocati lungo il versante attraverso operazioni che hanno richiesto anche l’impiego di un elicottero. Il mezzo aereo è stato utilizzato per movimentare le strutture nelle zone più difficili da raggiungere, mentre il personale specializzato ha completato le lavorazioni necessarie a terra.

Con questa fase terminata, il profilo del nuovo impianto è ormai definito lungo la montagna.

Il cantiere può così concentrarsi sulle componenti necessarie per completare il sistema di trasporto.

La fune da circa 55 tonnellate

Tra gli elementi centrali dell’intervento c’è naturalmente la fune della cabinovia.

Secondo quanto comunicato dal comprensorio, il materiale arrivato nell’area di Monte Pratello alla fine di agosto pesa circa 55 tonnellate.

Il trasporto ha richiesto una movimentazione specifica proprio per le dimensioni e il peso del componente.

Le operazioni successive prevedono la posa della fune lungo l’intero tracciato e la sua chiusura definitiva, passaggio indispensabile prima delle successive verifiche tecniche e delle prove dell’impianto.

Lavori anche nelle stazioni

Il cantiere non riguarda soltanto la linea.

Gli interventi proseguono contemporaneamente nella zona di partenza e nella stazione di monte, dove devono essere completate diverse componenti tecniche e infrastrutturali.

Tra le lavorazioni rientrano gli impianti elettrici, le strutture di servizio e le sistemazioni necessarie per garantire il funzionamento e la sicurezza della nuova cabinovia.

Soltanto dopo il completamento di queste opere potranno iniziare le procedure di verifica e collaudo previste prima dell’entrata in esercizio.

Un’estate senza impianti a Monte Pratello

La realizzazione della nuova cabinovia ha inciso anche sulla stagione estiva del versante.

Durante l’estate 2026 gli impianti di Monte Pratello non sono stati aperti al pubblico proprio per consentire lo svolgimento del cantiere.

È rimasta sospesa anche l’attività del Mountaincart, una delle attrazioni utilizzate normalmente nei mesi senza neve.

La chiusura ha permesso di concentrare le lavorazioni nel periodo estivo, con l’obiettivo di portare avanti il maggior numero possibile di interventi prima dell’arrivo delle condizioni invernali.

L’obiettivo resta l’inverno 2026/27

Il cronoprogramma indicato dal comprensorio prevede l’entrata in servizio della nuova cabinovia in occasione della stagione sciistica 2026/27.

Il cantiere, però, deve ancora completare diverse fasi: posa della fune, interventi sulle stazioni, installazione delle componenti elettromeccaniche, verifiche tecniche e collaudi.

Le prossime settimane saranno quindi decisive per valutare l’avanzamento complessivo dell’opera.

Per gli sciatori, la nuova Vallone–Monte Pratello rappresenta comunque una delle novità più rilevanti annunciate nell’Alto Sangro per il prossimo inverno.

Se il programma dei lavori sarà rispettato, il nuovo impianto da 10 posti entrerà nel sistema di risalita di Monte Pratello già dalla stagione 2026/27, rinnovando uno dei collegamenti più importanti del comprensorio.

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Roccaraso-Aremogna, avanza il progetto della funivia 3S: collegherà il paese con le piste

Il collegamento tra il centro di Roccaraso e l’area dell’Aremogna prosegue nel suo percorso amministrativo. Il progetto punta a ridurre il traffico verso le piste e prevede cabine da 35 posti, ma il via libera alla costruzione non è ancora arrivato.

Il progetto della nuova funivia 3S tra Roccaraso e l’Aremogna torna al centro dell’attenzione dopo un nuovo passaggio in Regione Abruzzo.

La Giunta regionale, nella seduta del 31 agosto 2026, ha esaminato il dossier relativo al collegamento a fune che dovrebbe unire il centro abitato con una delle principali aree sciistiche dell’Alto Sangro. Si tratta di un intervento pensato non soltanto per gli sciatori, ma soprattutto per alleggerire la pressione del traffico automobilistico lungo la viabilità che conduce verso le piste.

L’opera, tuttavia, non è ancora nella fase di cantiere. Il procedimento amministrativo dovrà completare ulteriori passaggi prima che possa essere rilasciata l’autorizzazione necessaria per costruire e mettere in esercizio l’impianto.

Un collegamento diretto tra paese e comprensorio sciistico

L’idea alla base del progetto è creare un’alternativa all’auto per raggiungere l’Aremogna direttamente da Roccaraso.

Nei periodi di maggiore affluenza turistica, soprattutto nei fine settimana e durante le festività invernali, le strade che conducono verso il comprensorio possono registrare forti rallentamenti. Il nuovo impianto dovrebbe quindi svolgere anche una funzione di mobilità, spostando una parte dei visitatori dalla strada al trasporto a fune.

La prospettiva è quella di integrare il collegamento nel sistema di trasporto pubblico locale, anche se questo aspetto dovrà essere definito nel corso dell’iter.

Come dovrebbe essere la nuova 3S

La documentazione regionale disponibile fornisce già alcune indicazioni tecniche sull’impianto previsto.

La funivia dovrebbe utilizzare una tecnologia trifune 3S, con due funi portanti e una traente. Le cabine previste avrebbero una capienza di 35 persone, mentre la velocità massima indicata è di 8 metri al secondo.

La capacità di trasporto stimata si aggirerebbe intorno alle 1.800 persone ogni ora.

Sono numeri che, se confermati nelle successive fasi progettuali, permetterebbero di movimentare un flusso consistente di utenti tra il paese e l’area sciistica senza ricorrere al trasporto su gomma.

Il Comune di Roccaraso ha inoltre già lavorato a una fase preliminare del progetto, con valutazioni relative all’assetto territoriale, ai vincoli presenti e alle norme applicabili nell’area interessata.

Anche possibili funzioni legate alle emergenze

Il progetto non viene considerato esclusivamente dal punto di vista turistico.

Nella documentazione regionale viene infatti contemplata anche la possibilità di attrezzare alcune cabine in modo da poterle utilizzare, in determinate circostanze, per esigenze connesse al trasporto sanitario.

Un elemento che amplia il possibile ruolo dell’infrastruttura, soprattutto considerando le difficoltà che il traffico intenso può creare nei giorni di maggiore afflusso.

Perché la funivia è considerata strategica

Il nodo principale resta quello della mobilità.

Roccaraso è una delle località sciistiche più frequentate dell’Appennino e, nelle giornate di punta, l’elevato numero di veicoli diretti verso gli impianti può creare congestione, difficoltà nei parcheggi e rallentamenti anche per i mezzi di emergenza.

Il collegamento a fune punta proprio a intervenire su questo problema, offrendo ai visitatori la possibilità di lasciare l’auto a valle e raggiungere l’Aremogna attraverso un sistema di trasporto dedicato.

Se realizzato, il progetto potrebbe quindi modificare in modo significativo l’organizzazione degli spostamenti all’interno del comprensorio.

Il progetto non è ancora definitivo

L’avanzamento registrato a fine agosto rappresenta un passaggio importante, ma non coincide con l’approvazione definitiva dell’opera.

Il procedimento deve ancora completare ulteriori passaggi regionali, compreso l’esame da parte degli organismi competenti. Solo successivamente potrà essere rilasciata l’autorizzazione necessaria per costruire e utilizzare l’impianto.

Restano inoltre da definire aspetti centrali come il quadro finanziario complessivo, il cronoprogramma dei lavori e le eventuali modifiche che potrebbero emergere durante le successive fasi progettuali.

Per questo, al momento, non è possibile indicare una data certa per l’apertura della funivia.

Il dato più rilevante è che il collegamento Roccaraso-Aremogna ha ormai assunto una dimensione concreta all’interno della programmazione regionale. I prossimi passaggi amministrativi diranno se e con quali tempi il progetto potrà trasformarsi in una delle infrastrutture più importanti per la mobilità turistica dell’Alto Sangro.

 

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Cane bloccato per due giorni a 2.600 metri: trovato con un drone e salvato in elicottero

Un cane da pastore è rimasto intrappolato su una cengia della Rocca la Meja, nelle Alpi cuneesi, senza riuscire a tornare indietro. A dare l’allarme sono stati due escursionisti che ne hanno sentito i latrati. Un drone ha permesso di individuarlo, poi il recupero è stato completato dall’elicottero Drago 71 dei Vigili del Fuoco.

Per circa due giorni il cane è rimasto bloccato sulla parete, a quasi 2.600 metri di quota.

La svolta è arrivata quando due escursionisti hanno sentito i suoi latrati e hanno dato l’allarme. L’animale si trovava sulla Rocca la Meja, nel territorio di Canosio, in provincia di Cuneo, in una posizione troppo esposta per essere raggiunta facilmente da terra.

Il cane, utilizzato per la conduzione del bestiame, si era allontanato dal proprietario e aveva raggiunto un punto dal quale non riusciva più né a salire né a scendere.

Per localizzarlo con precisione è stato utilizzato un drone. Solo dopo aver individuato la cengia è stato possibile organizzare il recupero dall’alto.

I latrati sentiti dagli escursionisti

A far partire le operazioni sono stati due escursionisti presenti nella zona.

Dopo aver sentito il cane abbaiare dalla montagna, hanno segnalato la situazione. Individuare l’animale a occhio nudo, però, non era semplice: la Rocca la Meja presenta pareti ripide, canaloni e numerose cenge.

Il drone ha permesso di osservare il versante da una prospettiva diversa e di stabilire con maggiore precisione dove si trovasse il cane.

Le immagini hanno mostrato una situazione delicata. L’animale era fermo su una piccola sporgenza rocciosa, con terreno molto ripido tutt’intorno.

Raggiungerlo via terra avrebbe comportato rischi importanti anche per i soccorritori.

Il recupero con Drago 71

Una volta individuata la posizione, nel pomeriggio del 14 settembre è stato attivato l’elicottero Drago 71 dei Vigili del Fuoco.

L’equipaggio ha raggiunto la parete e un elisoccorritore è stato calato con il verricello fino alla cengia.

La difficoltà principale non era soltanto arrivare vicino all’animale, ma riuscire ad assicurarlo senza spaventarlo e senza provocare movimenti improvvisi su un terreno così esposto.

Raggiunta la cengia, l’operatore ha preparato il cane per il sollevamento. Animale e soccorritore sono stati quindi recuperati dalla parete con il verricello e riportati verso l’elicottero.

L’intervento si è concluso senza incidenti.

Era bloccato da circa due giorni

Secondo le ricostruzioni pubblicate dopo il recupero, il cane era rimasto sulla montagna per circa 48 ore.

Si era allontanato dal pastore e dagli animali con cui si trovava e, muovendosi sul terreno roccioso, era finito progressivamente in una zona dalla quale non era più riuscito a uscire.

Dopo circa due giorni sulla parete è stato finalmente individuato.

Una volta portato via dalla cengia, è stato riconsegnato al proprietario. L’animale è risultato illeso, secondo le fonti che hanno documentato il recupero.

Il drone ha permesso di trovare il punto esatto

L’intervento mostra ancora una volta quanto i droni possano essere utili nelle operazioni di ricerca in montagna.

In questo caso il cane poteva essere sentito, ma localizzarlo su una parete ampia e articolata era molto più difficile.

Il drone ha consentito ai soccorritori di restringere rapidamente l’area e identificare il punto preciso nel quale si trovava l’animale, evitando di mandare squadre a terra su terreno potenzialmente pericoloso.

La fase più spettacolare è stata naturalmente quella del recupero con il verricello, ma senza la localizzazione dall’alto l’intervento sarebbe stato molto più complesso.

Le immagini del salvataggio

L’operazione è stata documentata anche in video.

Le immagini mostrano l’elicottero muoversi vicino alla parete e il soccorritore raggiungere il cane sulla stretta cengia prima del recupero.

Il filmato ha contribuito a far circolare rapidamente la storia anche fuori dal Piemonte, trasformando un intervento locale in una notizia ripresa da diverse testate.

Materiale dell’operazione è stato distribuito anche tramite Reuters Connect. In quel caso Reuters specifica che le immagini provengono da StringersHub e non sono state verificate indipendentemente dall’agenzia.

Una montagna spettacolare e difficile da raggiungere

La Rocca la Meja è una delle montagne più riconoscibili dell’Alta Valle Maira, nel Cuneese.

Le sue pareti rocciose e la particolare conformazione del massiccio creano numerose zone esposte, cenge e canaloni. Un ambiente nel quale anche un animale abituato alla montagna può trovarsi improvvisamente senza una via sicura per tornare indietro.

È ciò che è accaduto al cane da pastore.

Questa volta, però, i suoi latrati sono stati sentiti. Prima il drone ha permesso di localizzarlo, poi l’equipaggio di Drago 71 ha completato il recupero.

Dopo circa due giorni trascorsi a 2.600 metri, il cane è così tornato dal suo proprietario senza ferite.

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Val Senales, il ghiacciaio riparte il 19 settembre: primi allenamenti della stagione 2026/27

La neve torna protagonista in Alto Adige. Da sabato 19 settembre il ghiacciaio della Val Senales riapre agli allenamenti, segnando uno dei primi appuntamenti della nuova stagione sciistica italiana.

La nuova stagione sulla neve prende forma in Val Senales, dove da sabato 19 settembre 2026 ripartono le attività sul ghiacciaio dell’Alpin Arena Senales.

L’avvio riguarda soprattutto gli allenamenti di atleti e squadre, che nelle settimane autunnali utilizzano tradizionalmente le piste in quota per preparare l’inizio della stagione agonistica.

La località altoatesina torna così ad animarsi con largo anticipo rispetto alla maggior parte dei comprensori italiani, grazie alle quote elevate e alla presenza del ghiacciaio.

Allenamenti al mattino sul ghiacciaio

Le attività inizieranno molto presto durante la giornata.

Gli allenatori potranno utilizzare la prima funivia prevista alle 7:15, mentre le sessioni sulla pista servita dalla seggiovia Grawand saranno concentrate indicativamente tra le 7:30 e le 12:30.

L’organizzazione mattutina consente di sfruttare le ore generalmente più favorevoli dal punto di vista delle condizioni della neve, particolarmente importanti nel periodo autunnale.

Sci libero: meglio verificare prima della partenza

L’apertura del 19 settembre non deve però essere interpretata come il via alla piena stagione sciistica invernale.

In questa prima fase il ghiacciaio sarà utilizzato principalmente per gli allenamenti. Chi desidera raggiungere la Val Senales per una giornata di sci libero dovrebbe quindi verificare preventivamente con il comprensorio quali piste e spazi siano effettivamente disponibili al pubblico.

A settembre, infatti, l’operatività può variare in funzione delle condizioni della neve, delle temperature e delle esigenze delle squadre presenti sul ghiacciaio.

Proseguono anche le attività estive

Parallelamente alla ripresa dello sci, la Val Senales continua a offrire diverse possibilità agli escursionisti.

L’impianto Roter Kofel resterà in funzione fino al 20 settembre, mentre la cabinovia Lazaun continuerà l’attività fino al 4 ottobre.

La località si trova quindi in una particolare fase di passaggio tra estate e inverno, con escursionismo e primi allenamenti sulla neve che convivono nello stesso periodo.

Una delle partenze più anticipate in Italia

Il comprensorio della Val Senales si sviluppa da Maso Corto fino alle aree in quota oltre i 3.000 metri.

È proprio l’altitudine a rendere possibile una ripartenza così anticipata, facendo del ghiacciaio uno dei punti di riferimento italiani per la preparazione autunnale degli sciatori agonisti.

Nelle prossime settimane la presenza delle squadre dovrebbe aumentare progressivamente, mentre l’attività ordinaria per gli appassionati entrerà nel vivo con l’avvicinarsi della stagione invernale.

La stagione 2026/27 muove i primi passi

L’apertura del ghiacciaio rappresenta quindi uno dei primi segnali concreti dell’avvicinarsi dell’inverno sulle Alpi italiane.

Dopo i mesi estivi, la Val Senales torna a ospitare sci e allenamenti in quota già da metà settembre, anticipando di diverse settimane la ripartenza della maggior parte delle località alpine.

Per chi sta già pensando alle prime giornate sulla neve, resta fondamentale controllare gli aggiornamenti ufficiali prima di partire.

Dal 19 settembre, intanto, in Val Senales tornano sciatori e squadre sul ghiacciaio: la stagione 2026/27 può considerarsi ufficialmente avviata.

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Ussita, al via la rimozione dei piloni dell’ex funivia del Bove Sud

A Ussita è entrata nel vivo un’importante operazione di recupero ambientale sulle alture dei Monti Sibillini. Tra Monte Bicco e Monte Bove Sud sono infatti partiti gli interventi destinati a eliminare i piloni dell’ex funivia del Bove Sud, infrastruttura ferma da più di trent’anni e ormai priva di qualsiasi funzione.

La rimozione delle vecchie strutture interessa una zona di particolare valore naturalistico all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e punta a ridurre la presenza di elementi artificiali lungo il profilo delle creste.

Il progetto coinvolge il Comune di Ussita e l’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini, impegnati in un percorso comune finalizzato alla salvaguardia del paesaggio, alla tutela degli habitat e al recupero di un’area montana fortemente caratterizzata dal punto di vista ambientale.

Via allo smantellamento dell’ex funivia del Bove Sud

L’impianto del Bove Sud non è più operativo da oltre tre decenni. Nonostante la cessazione del servizio, i piloni sono rimasti per anni sulle creste montane, continuando a rappresentare una presenza visibile in un contesto naturale di grande pregio.

Con l’avvio del cantiere si apre ora una nuova fase, finalizzata a cancellare progressivamente le tracce dell’infrastruttura dismessa e a favorire un maggiore recupero dell’aspetto naturale delle vette.

La scelta di procedere con la demolizione risponde quindi a una duplice esigenza: da una parte eliminare manufatti ormai inutili, dall’altra migliorare la qualità paesaggistica ed ecologica di una delle aree più significative dei Sibillini.

Il presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Corrado Perugini, ha sottolineato il valore dell’operazione.

«Questo intervento rappresenta un atto concreto e doveroso di cura verso la montagna – ha detto il presidente del Parco Corrado Perugini -. Circondati dai camosci, insieme alla sindaca di Ussita Silvia Bernardini abbiamo dato il via ai lavori di demolizione prevedendo una serie di misure di mitigazione per rendere minimo l’impatto del cantiere sulla fauna. Restituire allo stato naturale il profilo delle vette eliminando vecchie infrastrutture obsolete significa restituire bellezza a un paesaggio già di per sé straordinario, ma che in questo modo recupererà ancor di più la sua integrità e autenticità».

Tutela della fauna durante i lavori sul Bove Sud

Particolare attenzione viene riservata agli animali che frequentano l’area interessata dalle operazioni.

Le creste tra Monte Bicco e Monte Bove Sud rappresentano infatti un ambiente frequentato anche dai camosci, elemento che ha reso necessario predisporre specifiche precauzioni durante le attività di cantiere.

Per limitare il disturbo alla fauna sono state quindi previste misure di mitigazione pensate per contenere gli effetti dei lavori e ridurre al minimo l’interferenza con gli equilibri naturali della zona.

La demolizione dei piloni assume così un significato che va oltre il semplice smantellamento di una struttura non più utilizzata. L’intervento rientra infatti in una più ampia azione di riqualificazione del territorio, nella quale il recupero visivo del paesaggio procede insieme alla protezione dell’ambiente montano.

Un nuovo profilo per le creste tra Monte Bicco e Monte Bove Sud

La scomparsa graduale delle vecchie infrastrutture consentirà alle creste di recuperare un aspetto più vicino alla loro conformazione naturale.

Per decenni, infatti, i sostegni dell’ex funivia hanno continuato a segnare visivamente il panorama nonostante l’impianto fosse ormai inutilizzato.

La loro eliminazione rappresenta quindi un passaggio rilevante nel percorso di valorizzazione del territorio dei Monti Sibillini, soprattutto in una zona considerata di elevato interesse naturalistico.

L’obiettivo è alleggerire il paesaggio dalla presenza di manufatti non più necessari, rafforzando allo stesso tempo la tutela di un ambiente montano che conserva caratteristiche di forte pregio.

A Frontignano avanzano i lavori per la nuova cabinovia

Mentre prosegue la rimozione dell’ex funivia del Bove Sud, il territorio di Frontignano di Ussita è interessato anche da un altro importante intervento: la realizzazione della nuova cabinovia Frontignano-Cornaccione.

Il nuovo collegamento si inserisce in una strategia che punta a rinnovare le infrastrutture turistiche della montagna adottando criteri orientati alla sostenibilità e a una fruizione del territorio distribuita su più periodi dell’anno.

La sindaca di Ussita Silvia Bernardini ha spiegato che il progetto viene portato avanti «con una logica di minor impatto ambientale e di destagionalizzazione del turismo».

L’obiettivo dell’amministrazione è quindi quello di affiancare alla rimozione degli impianti ormai superati una nuova infrastruttura capace di contribuire allo sviluppo turistico di Frontignano e dell’intero territorio comunale.

Il progetto ha attraversato diverse fasi, a partire dallo smantellamento delle vecchie seggiovie e dall’avvio della nuova cabinovia di Frontignano fino all’avanzamento del cantiere e alla realizzazione delle nuove strutture.

Vecchi impianti e nuova cabinovia: il confronto tra i piloni

Uno dei dati evidenziati dal Comune riguarda il numero delle strutture presenti negli impianti dismessi e quello previsto per la nuova cabinovia.

Nel complesso sono stati eliminati 72 piloni appartenenti ai vecchi impianti, mentre per la cabinovia Frontignano-Cornaccione ne sono stati installati 19.

Il confronto viene indicato dall’amministrazione come un elemento significativo della nuova impostazione scelta per lo sviluppo delle infrastrutture turistiche locali, con una minore presenza di sostegni sul territorio rispetto al passato.

Anche il cantiere della nuova infrastruttura ha raggiunto passaggi importanti con il posizionamento dei piloni della cabinovia Frontignano-Cornaccione tramite elicottero.

Silvia Bernardini ha spiegato:

«Da una parte eliminiamo piloni che deturpavano la bellezza dei nostri luoghi, dall’altra lavoriamo per il rilancio del territorio. Per dare un’idea, i piloni eliminati dei vecchi impianti sono stati complessivamente 72 a fronte dei 19 installati per la nuova cabinovia. Un segnale, dunque, di rispetto per l’ambiente, ma anche di attenzione verso un turismo della montagna sostenibile e consapevole. In questo percorso di riqualificazione – ha concluso – la sinergia con il Parco è fondamentale».

Ussita punta sulla destagionalizzazione del turismo

Il progetto della cabinovia Frontignano-Cornaccione viene collegato anche alla volontà di rendere l’offerta turistica meno dipendente esclusivamente dalla stagione invernale.

La destagionalizzazione punta infatti a favorire una frequentazione più ampia della montagna durante l’anno, valorizzando il territorio attraverso attività e servizi compatibili con le caratteristiche ambientali dei Sibillini.

In questa prospettiva, il rilancio di Ussita passa attraverso un equilibrio tra nuove infrastrutture, protezione del paesaggio e attenzione alle esigenze di un turismo montano sempre più orientato alla sostenibilità.

La rimozione degli impianti non più utilizzati e la costruzione della nuova cabinovia diventano così due aspetti di una stessa strategia territoriale: ridurre l’impatto delle strutture obsolete e, contemporaneamente, creare nuove opportunità di fruizione e sviluppo.

Un’impostazione già evidente durante il cantiere della nuova cabinovia del Canalone a Frontignano, intervento inserito nel più ampio percorso di riqualificazione della località.

Il ruolo del Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Il percorso di riqualificazione vede nel rapporto tra Comune di Ussita e Parco Nazionale dei Monti Sibillini uno degli elementi principali.

La collaborazione tra i due enti riguarda sia la fase di recupero delle aree interessate dagli impianti dismessi, sia la necessità di garantire che gli interventi sul territorio tengano conto delle caratteristiche ambientali e naturalistiche della zona.

Nel caso dell’ex funivia del Bove Sud, questo significa procedere con la rimozione delle strutture tenendo sotto controllo gli effetti sulla fauna e sull’ambiente circostante.

Nel caso della nuova cabinovia Frontignano-Cornaccione, invece, la linea indicata è quella di contenere l’impatto delle infrastrutture e sostenere una nuova stagione di sviluppo turistico per Ussita.

Rimozione dei piloni del Bove Sud, un intervento simbolico per i Sibillini

Lo smantellamento dei piloni dell’ex funivia del Bove Sud rappresenta un passaggio significativo per il paesaggio montano di Ussita.

Dopo oltre trent’anni di inutilizzo, le vecchie strutture vengono rimosse con l’obiettivo di restituire maggiore continuità visiva alle creste tra Monte Bicco e Monte Bove Sud e di migliorare la qualità ambientale di una zona particolarmente sensibile.

Allo stesso tempo, il territorio guarda al futuro con la nuova cabinovia Frontignano-Cornaccione, progettata secondo una logica di minore impatto e di maggiore attenzione alla destagionalizzazione.

La direzione intrapresa punta quindi a far convivere recupero del paesaggio, tutela della fauna, sostenibilità e rilancio turistico, con il coinvolgimento congiunto del Comune di Ussita e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

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Monviso, Gabriele raggiunge la vetta a 8 anni: la salita dedicata al nonno

Gabriele Lovera, bambino di Demonte, ha raggiunto a soli 8 anni i 3.841 metri del Monviso insieme ai genitori. La salita, completata sabato 12 settembre, aveva per lui un significato particolare: ricordare il nonno materno Giuseppe, scomparso esattamente un anno prima.

A soli 8 anni Gabriele Lovera ha raggiunto la cima del Monviso, uno dei simboli delle Alpi occidentali.

Il bambino, che vive a Demonte, nel Cuneese, è arrivato sabato 12 settembre alla croce posta a 3.841 metri, accompagnato dalla mamma Marta e dal papà Claudio.

Dietro l’ascensione c’era però qualcosa che andava oltre la soddisfazione di raggiungere una grande vetta.

Gabriele ha voluto dedicare quella giornata al nonno materno Giuseppe Putetto, originario di Saluzzo e scomparso esattamente un anno prima. Era stato proprio lui, secondo il racconto della famiglia raccolto da TargatoCN, ad avvicinarlo alla montagna e alle sue regole.

Una salita preparata durante tutta l’estate

L’arrivo sulla cima del Monviso non è stato il risultato di una decisione improvvisata.

Gabriele si era preparato durante i mesi estivi con diverse uscite in montagna. Pratica anche sci di fondo, attività che gli ha permesso di costruire una buona preparazione fisica in vista dell’obiettivo.

Il viaggio verso la vetta è iniziato venerdì 11 settembre.

La famiglia ha lasciato l’auto al Pian del Re e ha raggiunto il rifugio Quintino Sella, a circa 2.640 metri, dove ha trascorso la notte.

Il giorno successivo la sveglia è suonata alle quattro.

Con le lampade frontali accese, Gabriele e i genitori hanno iniziato la parte decisiva della salita verso la cima.

A 8 anni fino ai 3.841 metri del Monviso

La presenza di un bambino così giovane diretto verso la vetta ha inevitabilmente attirato l’attenzione degli altri alpinisti incontrati lungo l’itinerario.

Diversi lo hanno incoraggiato mentre procedeva verso l’alto e alcune immagini della sua salita sono poi circolate anche sui social.

Dopo ore di cammino e progressione sulla montagna, Gabriele ha raggiunto insieme ai genitori la croce del Monviso.

È lì che la giornata ha assunto il significato più personale.

Il bambino ha ricordato il nonno Giuseppe, al quale era legato anche attraverso la comune passione per la montagna. La famiglia aveva scelto proprio quella data perché coincideva con il primo anniversario della sua scomparsa.

Il ricordo del nonno portato sulla cima

Secondo quanto raccontato dalla famiglia, Giuseppe desiderava che un suo ricordo arrivasse un giorno fino alla croce del Monviso.

A realizzare quel desiderio è stato il nipote.

Gabriele ha così raggiunto la vetta non soltanto come traguardo sportivo, ma anche per portare sulla montagna il ricordo della persona che gli aveva trasmesso una parte importante della sua passione.

La giovane età rende naturalmente la salita poco comune. Non ci sono però elementi sufficienti per definirla un record, ed è quindi preferibile evitare formule come “il più giovane di sempre”.

Il dato verificabile è già abbastanza significativo: 8 anni, 3.841 metri e un’intera estate trascorsa a prepararsi per il Monviso.

Una giornata da ricordare per tutta la famiglia

Dopo la cima è arrivata anche la lunga discesa, affrontata insieme ai genitori.

L’ascensione si è conclusa positivamente e nei giorni successivi la storia è diventata pubblica grazie alle fotografie e al racconto della famiglia.

Per Gabriele rimarrà soprattutto il significato di quella giornata.

A otto anni è arrivato sulla vetta del Monviso insieme a mamma e papà. E proprio lassù, a 3.841 metri, ha portato con sé il ricordo del nonno che gli aveva insegnato ad amare la montagna.

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Perde uno scarpone a 2.300 metri: il soccorso alpino sale per portargliene un paio nuovo

Un escursionista è rimasto bloccato nel Karwendel, in Tirolo, dopo aver perso uno scarpone durante una pausa. Recuperarlo sarebbe stato troppo pericoloso. Così è partita una singolare staffetta dal paese alla montagna, con un paio di calzature di ricambio affidato ai soccorritori.

Questa volta il materiale più importante da portare in quota non era una barella, né una bombola di ossigeno o un kit medico.

Era un paio di scarponi.

Nel Karwendel tirolese, un escursionista è riuscito a tornare a valle dopo un intervento del soccorso alpino nato da un inconveniente tanto banale quanto difficile da gestire a quasi 2.300 metri: durante una sosta aveva perso una delle proprie calzature, precipitata in un canalone ripido.

Recuperarla avrebbe significato esporsi inutilmente su terreno pericoloso. Continuare l’escursione con un solo scarpone, però, non era una soluzione praticabile.

Da qui è cominciata una piccola operazione logistica che ha coinvolto anche una vicina di casa.

Una richiesta di aiuto decisamente insolita

L’uomo si trovava sul percorso d’alta quota che collega la Nördlinger Hütte al Solsteinhaus, nella zona della Kuhljochspitze, che raggiunge i 2.297 metri.

Secondo la ricostruzione pubblicata dalla stampa austriaca, durante una pausa si era tolto gli scarponi. Uno dei due è scivolato via ed è finito in una gola sottostante. Il punto in cui era caduto appariva troppo rischioso da raggiungere.

A quel punto l’escursionista ha valutato che proseguire sul sentiero esposto senza una calzatura adeguata sarebbe stato pericoloso e ha contattato i soccorsi.

La Bergrettung Seefeld/Reith conferma che una persona nella zona della Kuhljochspitze non era più in grado di completare autonomamente la discesa e che è stata successivamente riportata a valle senza ferite.

La soluzione parte direttamente da casa

Una volta stabilito che l’escursionista non era ferito, il problema principale è diventato molto concreto: come procurargli un altro paio di scarponi?

La soluzione è stata trovata lontano dalla montagna.

I soccorritori sono riusciti a contattare una vicina dell’uomo, residente a Reith bei Seefeld. La donna ha recuperato un paio di calzature di riserva e le ha consegnate in paese a due membri del soccorso alpino.

Da quel momento gli scarponi hanno iniziato il loro viaggio verso l’escursionista.

I due tecnici hanno raggiunto la Nördlinger Hütte utilizzando la teleferica per materiali del rifugio e da lì hanno proseguito a piedi verso la zona in cui si trovava l’uomo.

Nel frattempo prova a muoversi con il piede protetto alla meglio

L’escursionista non aveva atteso completamente fermo.

Aveva cercato di proteggere il piede rimasto senza scarpone con materiali di fortuna e aveva iniziato a procedere molto lentamente verso i soccorritori. Le due squadre si sono quindi incontrate lungo il percorso.

Quando sono arrivati gli scarponi di ricambio, la situazione si è risolta senza bisogno di un recupero sanitario.

L’uomo ha indossato le nuove calzature e ha potuto tornare verso il rifugio accompagnato dai due soccorritori.

Da lì il gruppo è sceso a valle utilizzando ancora la teleferica per materiali.

Nessuno è rimasto ferito.

Era stata valutata anche l’ipotesi dell’elicottero

Prima di organizzare la consegna degli scarponi, i soccorritori avevano preso in considerazione anche un recupero con l’elicottero della polizia tirolese.

Le condizioni meteorologiche avrebbero consentito il volo, ma il mezzo era già impegnato in altri interventi. La squadra ha quindi optato per un’operazione via terra.

Una soluzione che alla fine ha evitato un impiego ben più complesso di mezzi e personale.

Il conto dell’intervento arriverà all’escursionista

L’episodio si è concluso senza conseguenze fisiche, ma non necessariamente senza conseguenze economiche.

Secondo quanto riferito dal responsabile locale del soccorso alpino alla Kronen Zeitung, all’escursionista verranno addebitati i costi dell’intervento. La fonte non indica però quale sarà la cifra.

La vicenda, al di là dell’aspetto curioso, mostra anche quanto rapidamente un piccolo contrattempo possa diventare un problema serio in ambiente alpino.

Sullo stesso sentiero, tentare di scendere in un canalone per recuperare lo scarpone avrebbe potuto trasformare un inconveniente in un vero incidente. L’uomo ha invece scelto di fermarsi e chiedere aiuto.

Il risultato è stato un intervento insolito, concluso senza feriti: una staffetta partita dal paese con un paio di scarponi e terminata a quasi 2.300 metri di quota.

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