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Esercizi per lo Snowboard

Sta per arrivare l’inverno e non vi state allenando per lo snowboard?
Ecco come prepararsi a secco in attesa di tornare sulla neve.
Lo snowboard comporta l’impiego di tutto il complesso organico dell’individuo.
Un allenamento specifico è importante perché prepara i muscoli e l’apparato cardiovascolare a tollerare gli sforzi, a esaltare il rendimento e aiuta a evitare infortuni.
Con la guida di istruttori qualificati, è necessario potenziare le capacità condizionali (forza, velocità, resistenza, flessibilità) e coordinative (equilibrio, ritmo, orientamento spazio-temporale), seguendo un determinato programma di allenamento.
Durante il periodo di transizione tra la fine di una stagione e l’inizio della preparazione per quella successiva è utile dedicarsi ad altre attività (tennis, nuoto, trekking) che consentono di mantenere un certo livello di fitness, così da evitare traumi alla ripresa dell’allenamento specifico per lo snowboard. Questa fase deve cominciare 8-10 settimane prima di tornare sulla neve.
Bisogna aumentare la propria capacità di lavoro, puntando a un incremento progressivo della quantità e della intensità del carico.
Si deve tendere a sviluppare: la resistenza e la potenza aerobica con corsa, step e bicicletta; la forza muscolare con esercizi a corpo libero e con i pesi; l’ agilità con esercizi di equilibrio; la mobilità con lo stretching; la velocità e la resistenza anaerobica con delle serie di scatti brevi effettuati in corsa e recupero incompleto della fatica tra uno scatto e l’altro.
Particolare attenzione, poi, va rivolta allo sviluppo della forza esplosiva e della reattività.

Fondamentali sono gli esercizi pliometrici che mettono in condizione il sistema neuromuscolare di affrontare dossi, ammortizzare buche ed eseguire in rapida successione movimenti di front-side e back-side.

L’ALLENAMENTO PLIOMETRICO
Consiste nel sottoporre un distretto muscolare, principalmente i muscoli estensori delle gambe, a una azione di stiramento (quando il muscolo si allunga) seguita immediatamente da uno sforzo di tipo concentrico (quando il muscolo si accorcia).

In questo modo la muscolatura estensoria, quando è sottoposta a stiramento in stato di tensione, accumula una certa quantità di energia che utilizza nella contrazione successiva, aumentando così l’intensità.
La fase di stiramento, però, deve essere brevissima, perché, altrimenti, la maggior parte dell’energia si disperderebbe sottoforma di calore e non sarebbe disponibile per la seguente azione concentrica.
Gli esercizi pliometrici più comuni sono quelli caratterizzati da salti verso il basso da una certa altezza, seguiti da un immediato rimbalzo verso l’alto o verso l’avanti.
L’altezza ottimale di caduta dipende, ovviamente, dalle capacità di ogni singolo individuo ad ottenere i migliori risultati in altezza o in lunghezza e, mediamente, si aggirano tra i 45 e i 55 cm.
Nell’ambito di una seduta di allenamento sono sufficienti 6-7 serie di 5-6 ripetizioni ciascuna, con un buon margine di recupero (2-3 minuti) tra le serie.
Una valida alternativa ai salti in basso per l’incremento della forza esplosiva è rappresentata dai balzi, che possono essere realizzati in tre modi: balzi alternati: rimbalzo rapido e potente passando dal piede destro a quello sinistro; balzi successivi: rimbalzo rapido e potente sullo stesso piede; balzi “a rana”: partendo dalla posizione di semiaccosciata con il ginocchio flesso a circa 90° e i piedi pari si esegue una rapida estensione in avanti-alto, ripetendo in successione continua.
Perché l’allenamento con balzi sia proficuo è necessario che in una singola seduta se ne compiano almeno un centinaio suddividendoli tra i tre tipi che conosciamo, in serie di 10 ripetizioni ciascuna, sempre con tempo di recupero attorno ai 2-3 minuti.
Una volta sulla neve, il nostro corpo deve essere in grado di rispondere alle richieste di stabilizzazione che le articolazioni, tramite i muscoli, ci richiedono.
Specifici recettori, sensibili agli stimoli che vengono trasmessi dall’esterno, sono in grado di informare i centri motori responsabili della posizione e dell’atteggiamento del corpo e delle sue parti. Contemporaneamente, regolando e distribuendo adeguatamente il tono muscolare, ci permettono di eseguire correttamente qualsiasi tipo di movimento.
La ginnastica propriocettiva, utilizzando attrezzi instabili, ci aiuta ad affinare questa capacità, ad abituare il nostro corpo a situazioni di disequilibrio alle quali porre rimedio velocemente.
Gli esercizi più consigliati sono quelli illustrati nelle foto: rimanere in equilibrio sulla tavola di Freeman assumendo la posizione di sciata; cercare di mantenere un pallone in equilibrio sopra un altro tenuto con le mani; eseguire gimcane camminando su attrezzi instabili (palla medica morbida, mezze sfere di legno, la stessa tavola di Freeman).
Molti pensano che certe qualità si possano allenare solo con la pratica specifica dello sport.
Questo è vero, ma è altrettanto vero che una preparazione effettuata a “secco” mette in condizione chiunque di poter praticare al meglio una disciplina come lo snowboard.
Facilita l’apprendimento dei principianti e aiuta chi è già esperto a migliorare il rendimento.

Storia del Telemark

L’origine etimologica del termine sci proviene dal settentrione europeo, precisamente dalla Norvegia dove ski sta ad indicare un ceppo ricavato dalla parte più stagionata del tronco e, per estensione, gli sci.Basandosi su incisioni rupestri e reperti archeologici, gli studiosi fanno risalire l’invenzione degli sci ad un’epoca compresa fra il 4000 e il 2500 a. C. e li situano nelle terre settentrionali della penisola scandinava e della regione russa, fra il Lago Onega e il Mar Bianco.Nei paesi scandinavi lo sci era usato come mezzo di trasporto e locomozione. Per questo motivo l’attacco doveva essere mobile per facilitare la scivolata sulle immense distese di neve tipiche di quei Paesi. La tecnica fondamentale consisteva nell’odierno passo alternato dello sci di fondo. Lo sci diventava poi motivo di incontro e di sfida nelle giornate di festa: si gareggiava prevalentemente nel fondo e nel salto dal trampolino.Verso la metà dell’800 Sondre Norheim, falegname della regione Telemark, sperimentò vari sistemi di rallentamento e di cambiamento della direzione, utilizzando l’appoggio su un unico bastone, una variante del quale è la frenata a raspa. Sempre dalla Norvegia, giunge il suggerimento per la tecnica di curva e frenata in velocità costituita dal movimento a Telemark con il quale i saltatori nordici concludevano il salto.Nasceva così la possibilità di affrontare anche le discese, fino ad allora tabù, e questo consentì la diffusione del Telemark anche in quelle zone prive di grandi distese pianeggianti, come le Alpi. In seguito, l’assenza dei tratti in piano caratteristica del territorio norvegese, insieme all’esigenza di sviluppare le attrezzature per raggiungere maggiori velocità, indussero il bloccaggio del tallone: lo sci da fondo diventò così da discesa, dando vita allo sci alpino. Si gridò alla morte del Telemark, che in effetti scomparve dalle Alpi, rimanendo però ben radicato in Norvegia, dove qualche anno fa venne rivalutato da alcuni sciatori americani, i quali ne apprezzarono soprattutto la versatilità: con un’unica attrezzatura si può fare fondo, discesa, sci alpinismo e anche il salto. Inoltre grazie al tipo di scarponi si può camminare molto comodamente.Il Telemark, si prepara a riconquistare lo spazio che merita nel panorama di un mondo dove la tecnologia e le novità hanno preso il sopravvento, producendo attrezzi sempre più sofisticati, località sempre più all’avanguardia e addirittura piste al coperto.

Storia dello Sci Alpino

Nell’ambito non agonistico l’utilizzo degli sci risale a molti anni fa, introdotto principalmente come mezzo di trasporto e locomozione nelle zone nevose; per assistere alle prime gare, tuttavia, si è dovuto attendere fino a quando, a metà dell’Ottocento, Sondre Nordheim rivoluzionò lo sci facendone uno sport. La FIS (Federazione Internazionale Sci) è sorta nel 1924, e le prime Olimpiadi invernali rivolte a questo nuovo sport si sono svolte nel 1936 a Garmisch-Partenkirchen in Germania. Ogni anno, dal 1967 in poi, si tiene la Coppa del Mondo di sci, mentre i Campionati del Mondo venivano svolti ogni quattro anni in alternanza con le Olimpiadi invernali. Dal 1985 in poi, i Mondiali si svolgono ogni due anni. In Italia lo sci è gestito dalla FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) che si occupa anche di tutte le discipline che hanno a che fare con la neve e la stagione invernale.Dalla metà degli anni settanta lo sci alpino è divenuto uno sport molto seguito e praticato. In America e in Europa sono state costruite numerose stazioni sciistiche attrezzate per ospitare decine di migliaia di turisti e appassionati che, a seconda delle loro capacità tecniche, praticano lo sci e seguono da tifosi gli eventi agonistici. Le località montane più famose ospitano infatti gli appuntamenti annuali della Coppa del Mondo oppure hanno talvolta ospitato la sede delle Olimpiadi e dei Mondiali.L’evoluzione dello sci alpino è stata sicuramente influenzata negli ultimi anni dai progressi che la ricerca tecnologica ha ottenuto nel migliorare le prestazioni sia di uomini che di materiali. Sia nelle discipline veloci sia in quelle tecniche, le attrezzature, dagli sci agli attacchi alle tute, hanno determinato cambiamenti sostanziali nella tecnica di sciata degli atleti: ad esempio, alla fine degli anni Settanta il passaggio dall’uso di paletti fissi per segnare le porte del tracciato nello slalom e, in misura minore, nel gigante, ai paletti snodati ha completamente modificato il modo di affrontare questi passaggi, un tempo aggirati dallo sciatore e da quel momento in poi più sbrigativamente scostati con un gesto dell’avambraccio, con un notevole vantaggio nella scelta della traiettoria più stretta e più veloce. Allo stesso modo, la composizione chimica delle scioline è divenuta spesso determinante per il successo di una gara, soprattutto nella discesa libera, dove la maggiore o minore scorrevolezza dello sci sulla neve si concretizza in decimi di secondo di vantaggio o di ritardo.

Storia dello Sci di Fondo

Lo scialpinismo è l’origine dello sci stesso perché, fino alla nascita delle stazioni invernali con impianti, prima del secondo conflitto mondiale, per scendere occorreva salire con pelli di foca o cordini applicati alla soletta. Tra gli anni Settanta e Ottanta è esploso come sport, restando però fenomeno di nicchia. Oggi lo scialpinismo è nuovamente alla ribalta e quello competitivo sta riscuotendo successo, come dimostrano gare quali il Pierra Menta e il Trofeo Mezzalama.Marcel Louis Kurz (Neuchâtel 1887-1967), personalità poliedrica, fu valente musicista, esploratore, ma soprattutto fu il pioniere dello ski-alp moderno. Lavorò dapprima per l’Istituto Topografico Federale Svizzero e poi come libero professionista. Appassionato della montagna invernale abbracciò subito la nascente moda dello scialpinismo e, con i rudimentali mezzi di allora compì importanti imprese. In particolare, nel 1907, salì per la prima volta con gli sci il Gran Combin. Fra il 1907 e il 1920, spesso con gli sci, ascese tutti i quattromila del Vallese. Fu anche autore brillante di guide alpinistiche fra cui la celeberrima “Guide des Alpes Valaisannes”.La sua opera fondamentale resta tuttavia il libro “Alpinisme hivernal”, nel quale egli ripercorre la storia dello scialpinismo partendo dalle origini per arrivare fino alle grandi traversate. Il libro fu stampato nel 1923 e fu per tutti gli alpinisti del tempo un testo illuminante e per certi versi rivelatore. “Alpinisme hivernal” segnò il definitivo affermarsi dello scialpinismo e la consacrazione di quell’epopea alpina che vide, come scrisse lo stesso Kurz, una “seconda conquista delle Alpi”: quella effettuata nella stagione invernale.Fra le più celebrate imprese dell’alpinista elvetico si ricorda la traversata del massiccio del Bernina con partenza e ritorno in giornata all’Ospizio del Passo del Bernina. Da questo edificio, che avevano raggiunto con il trenino del Bernina, il giorno 29 dicembre 1910 Marcel Kurz e Rudolf Staub partirono per compiere la fantastica cavalcata che nel prodigioso tempo di 13 ore e mezza li portò a compiere il primo periplo sciistico del massiccio del Bernina. L’impresa, con tanto di relazione tecnica, è brillantemente riportata in “Alpinisme hivernal”.E’ inoltre da attribuire un grande contributo allo sviluppo dello ski-alp ai contrabbandieri di metà secolo, che grazie alla loro scelta di vita potevano presentarsi alle gare con un certo allenamento e ogni volta alzare il livello, destinato ad una svolta negli anni 70-80 con personaggi come Ugo De Gasperi e Giovanni Majori e a giungere alle stelle negli anni 90 grazie ad un’attrezzatura più leggera ed alla rivoluzione Greco-Meraldi.

Storia dello Snowboard

Non è facile stabilire chi sia stato il primo ad inventare lo snowboard. La gente di montagna ha sempre avuto la necessità di spostarsi sulla neve, e di trasportare carichi con la minor fatica possibile. I contadini in inverno scendevano a valle con la slitta, in estate trasportavano il fieno su appositi slittoni giù per i prati. Possiamo dire comunque che lo snowboard attuale è nato negli Stati Uniti. Deriva quasi certamente dal surf da mare, a sua volta originario della Polinesia in Oceania e delle Isole Hawaii nel Pacifico. Fu addirittura il grande navigatore ed esploratore James Cook, alla fine del ‘700, ad osservare gli indigeni polinesiani mentre si facevano trasportare dalle onde sulle canoe e su lunghe tavole di legno.

Prototipo di surf da neve 1929, il proto-snowboard
Il primo esempio documentato di rudimentale snowboard risale al 1929, quando Jack Burchett, un costruttore di slitte, tagliò un pezzo di legno piatto con dei lacci di stoffa per i piedi. Un’altra documentazione certa risale a circa trent’anni dopo: nel 1963 Sherman Popper, un ingegnere chimico, per far giocare i suoi figli inventò un attrezzo che battezzò snurfer. Popper unì due sci con l’intento di riprodurre un attrezzo simile al monosci, che all’epoca stava diffondendosi tra gli sciatori più spericolati. Si accorse però che i suoi ragazzi salivano sulla tavola di traverso, proprio come i surfisti da onda.

L’antesignano dello snow moderno
Popper prese allora un surf da onda e lo elaborò montando dei bordi metallici e progettando un attacco per la scarpa. L’attrezzo ebbe un grande successo tra gli amichetti dei suoi figli. Quindi registrò il nome e cedette i diritti alla ditta Brunswick che incominciò a produrre in serie lo Snurfer. Queste tavole giallo-nere di legno compensato fecero il giro degli Stati Uniti e una di esse arrivò tra le mani di Jack Burton Carpenter che, allora quattordicenne, cominciò ad elaborare lo Snurfer per migliorarne le prestazioni agonistiche. Nel 1969 un ingegnere di New York, D. Milovitch, anch’egli ispirato dal surf d’onda, costruì alcuni prototipi di tavole da neve e ne registrò il brevetto con il nome di Winterstick. La leggenda narra che l’idea gli venne dopo aver “surfato” sulla neve, per scherzo, con dei vassoi da mensa. Quelle di Milovitch furono costruite dapprima in legno resinato, ma così erano troppo fragili: utilizzò allora un’anima schiumata racchiusa tra laminati in fibra di vetro e con base in P-tex, un nuovo materiale. Per un certo periodo le cose andarono molto bene e i suoi attrezzi ebbero una grande notorietà grazie ad articoli pubblicati su Newsweek, Playboy e Powder.

Snowboards anni ’80
Milovitch andò però incontro ad enormi spese di produzione che ne impedirono il decollo commerciale: le tavole risultarono troppo costose per invogliare le masse ad affrontare l’avventura dello snowboard. Milovitch produsse tavole fino agli anni 80, quindi abbandonò l’attività anche se la Winterstick, dopo vari problemi finanziari, riuscì a sopravvivere. Anche Jack Burton nel 1977 iniziò a produrre surf da neve. I suoi modelli somigliavano molto allo Snurfer di Popper: si differenizavano per il fatto che erano stretti come un monosci, costruiti in legno di acero laminato e con gli attacchi di gomma regolabili, muniti di una superficie antisdrucciolo. Con un nuovo prototipo Burton sorprese tutti vincendo molte gare. Decise così di trasferirsi a Londonderry, nel Vermont, per dedicarsi appieno al suo business. Nel ’79 disegnò gli attacchi tipo strap. Nello stesso periodo Popper interrompeva la produzione tornando al suo lavoro di ingegnere.

Anni 80, la svolta di Jack Burton
Un altro personaggio iniziò l’avventura nel mondo dello snowboard contemporaneamente a Burton: Tom Sims. In realtà egli era un produttore di skatebord, lavorava nel suo garage con l’amico Chuck Barfoot. Sims provò ad incollare dei pezzi di tessuto sopra il legno e usò un foglio di alluminio come soletta. Sims tuttavia continuò a concentrarsi sulla produzione di skateboard. La svolta decisiva arrivò ancora una volta da Jack Burton: ispirandosi alla tecnologia dello sci, introdusse nel 1980 un prototipo con soletta in P-tex, strati di legno laminato e lamine. Nel Vermont nel 1982 si organizzò il primo campionato nazionale americano: la gara consisteva nel partire dalla cima di una montagna e arrivare in fondo, possibilmente interi. La leggenda narra che un certo Bob Boutin abbia raggiunto la folle velocità, per l’epoca, di 100 km orari con una tavola Backhill. Nei primi anni ’80 erano pochissime le stazioni di sci che accettano lo snow. In alcune si richiedeva una specie di esame per poter accedere agli impianti e scendere sulle piste, con il quale si doveva dimostrare di avere una buona padronanza dell’attrezzo. Il primo prototipo di attacco moderno è del 1984 grazie ad un personaggio che non avrà il riconoscimento che meritava: Jeff Grell. Egli mise a punto un tipo di attacco che facilitava molto la guida della tavola, e che in seguito sarà imitato da tutti.I campionati americani si spostarono a Stratton, nel Vermont, e diventarono gli U.S Open. Jack Burton aprì ad Innsbruck, in Austria, la divisione europea Burton. Nelle edicole americane apparvero due importanti riviste del settore che diventatorno in breve il punto di riferimento degli appassionati: Snowboarder e successivamente Absolutley Radical.

Esplode la mania
Un altro episodio importante nella storia dello snowboard accadde nel 1981, quando due riders americani della Winterstick, che si trovavano a Les Arc in Francia, vendettero una tavola ad un certo Regis Rolland, il quale a metà degli anni ’80 produsse il primo video-film di snowboard intitolato Apoclypse Snow, che diventerà una pietra miliare del genere. Il film provocò una specie di contagio, una diffusione a macchia d’olio dello snowboard in tutta Europa. Nel 1989 si svolse a St. Moritz-Livigno il primo contest di snowboard in Europa in collaborazione tra ISA (International Snowboard Association) e la PSA (Professional Snow Association) due movimenti che unendosi daranno poi vita alla ISF (Federazione Internazionale Snowboard), che è tuttora l’organizzazione più vicina alla realtà dello snowboard. Con la diffusione crescente di questo sport migliorarono le tecnologie, i materiali. Nel 1994 lo snowboard raggiunse la definitiva consacrazione entrando a far parte degli sport olimpici. Nel 1996 un altro celebre video contribuì alla popolarità di questo nuovo sport: Subject Haakonsen. Nel 98 lo snowboard, con tutte le sue discipline, approdò ai giochi olimpici di Nagano in Giappone. In Italia, oggi, il successo di questo sport è testimoniato da più di 100 club e da oltre 1600 soci.

Acquacanina – Piani di Ragnolo

La storia dello sci di fondo - Credits justis23
La storia dello sci di fondo - Credits justis23

La stazione sciistica di Acquacanina – Piani di Ragnolo è di proprietà del Comune di Acquacanina ed è gestita dall’associazione ASD Aquila.

cartina impianti e piste Acquacanina - Piani di Ragnolo
cartina impianti e piste Acquacanina – Piani di Ragnolo

Piste: 5 anelli sci da fondo (piste da fondo omologate, è possibile praticare sia la tecnica classica che quella moderna)

  • Campo scuola
  • Anello da km 1,5
  • Anello da km 3,0
  • Anello da km 5,0
  • Anello panoramico sabato e domenica tempo permettendo

Per un totale di circa Km 22,00

Innevamento artificiale: no
Scuola Sci: 1
Prezzo skipass: 
Giornaliero: € 5,00 – Stagionale: € 50,00 – Stagionale ridotto (soci ASD Aquila – soci CAI) € 30,00
Noleggio attrezzatura:
si, nella baita in legno vicina al parcheggio
Caratteristiche resort:
particolare esposizione al vento è il posto ideale per gli appassionati di snow-kite e per cani da slitta
Per informazioni e
Maestri di Sci di Fondo: Simone 333-4559757 – Nadia 333-8387268
Sito web: 

Descrizione:

Rinomato centro turistico di sport invernali con piste per lo sci di fondo sul Monte Ragnolo, ma la sua felice posizione offre anche un tranquillo e piacevole soggiorno estivo a coloro che amano fare passeggiate ed escursioni.

Luoghi da visitare:
Il comune di Acquacanina è costituito da numerosi piccoli centri abitati. Da visitare: i ruderi di un castello costruito dai varano nel XIV° secolo, la mostra permanente “Monti Sibillini: un parco” e l’abbazia romanica di santa Maria in Rio Sacro.

Come arrivarci:
Da Macerata o Macerata Ovest se provenienti dalla superstrada di Civitanova M. attraverso la S.S. 78 Picena fino a Sarnano per Sassotetto-Bolognola a km 7 da Fontelardina.
Da Foligno o Roma attraverso la S.S. 77 fino a Polverina per Fiastra-Acquacanina-Bolognola a km 4 dal capoluogo.
Da Ascoli, Fermo attraverso la S.S. 78 direzione Sarnano per Sassotetto-Bolognola a km 7 da Fontelardina.

Eremo Monte Carpegna – Montecopiolo

Cartina delle piste e impianti della stazione sciistica Eremo Monte Carpegna
Cartina delle piste e impianti della stazione sciistica Eremo Monte Carpegna

Il comune di Montecopiolo in provincia di Rimini appartiene alla zona della Carpegna e fa parte del comprensorio del Parco Sasso Simone Simoncello. Nel territorio comunale ci sono due località sciistiche: Eremo Monte Carpegna e Villagrande dove sono presenti due moderne sciovie con vaste piste da sci e tracciati per praticare lo sci di fondo. Vi è anche un lago dove è possibile praticare la pesca sportiva.

Web Cam Eremo Monte Carpegna: guarda la webcam

Innevamento artificiale: 11 generatori di neve

Impianti di risalita:

  • 1 seggiovia triposto “Cella del Monte Cima Est”
  • 1 skilift (Sciovia Belvedere)
  • 1 tapis roulant

Gatti delle nevi/mezzi battipista: 2 (un T2 con tracciatori per piste da fondo, un T4 con autoscala)

Mezzi per il soccorso sulle piste da sci: 1 motoslitta

Scuola Sci: 1 Scuola Italiana Sci Alto Montefeltro

Noleggio attrezzature: un negozio dove noleggiare sci e snowboard

Rifugi: 1 sulle piste da sci

Bar: due bar con possibilità di fare apres ski

Altezza stazione sciistica Eremo Monte Carpegna: mt s.l.m.

Snowpark Eremo Monte Carpegna: Si

Piste da sci: 9 piste (blu e rosse)

Informazioni impianti in tempo reale: 0722/78143

Sci notturno: Si

Sci di Fondo: 1 anello a quota 1400 metri

Bollettino neve Eremo Monte Carpegna:

Sito ufficiale Eremo Monte Carpegna: Eremomontecarpegna.it

Prezzi Skipass Eremo Monte Carpegna:

Come arrivare alla stazione sciistica dell’Eremo Monte Carpegna: calcola itinerario

D’interesse turistico: Palazzo Carpegna, Chiesa di San Nicolò, Chiesa di San Sisto

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Monte Nerone

Cartina impianti e piste del Monte Nerone

Il Monte Nerone con le sue cinque piste offre un divertimento per tutti i gusti. La lunghezza totale delle piste è di 6,5 km.
Direttamente sulle piste si può trovare il rifugio Corsini che con le sue prelibatezze delizia tutta la clientela della stazione sciistica del Monte Nerone. Nuovo campo scuola e pista per bob servito da un tappeto di 70 metri.

Monte Nerone – Cartine impianti – piste

Cartina impianti e piste del Monte Nerone

Web Cam Monte Nerone

non disponibile

Bollettino neve Bollettino neve Monte Nerone
Impianti presenti: 1 skilift   1 impianto riservato slitte e gommoni
Innevamento artificiale: No
Snowpark: Scheda Snowpark Monte Nerone
Scuola Sci: Scuola Sci Monte Nerone
Scuola snowboard: Scuola Snowboard Monte Nerone
Altezza Piste: 6,5 km di piste dai 1500 ai 1680 metri
Piste: Pista n. 1 rossa lunghezza mt. 950   Pista n. 2 blu lunghezza mt. 1200   Pista n. 3 blu lunghezza mt. 1500   Pista n. 4 rossa lunghezza mt. 2800   Pista n. 5 campo scuola
Prezzi Skipass: Prezzi Skipass Monte Nerone
Info impianti: 3318766610
Sito comune di Piobbico: www.provincia.ps.it/comune.piobbico
Sito turistico su Monte Nerone:www.scioviemontenerone.it
Rifugi: Rifugio Corsini
Servizio pronto soccorso sulle piste: si

Come arrivare al Monte Nerone:

La via più rapida è sicuramente quella che prevede l’uscita al casello di Fano (autostrada A14) per poi imboccare la superstrada Fano-Grosseto, con uscita per Acqualagna. proseguire re per Apecchio S.P. 257. Circa 5 km prima di Apecchio girare a sinistra e seguire le indicazioni per Serravalle di Carda – Monte Nerone.

Pintura di Bolognola

Clicca sulla mappa per ingrandire e guardare la cartina completa degli impianti e delle piste della stazione sciistica Bolognola ski

La località invernale Pintura di Bolognola, a pochi chilometri dal comune di Bolognola è ben attrezzata grazie a 5 impianti di risalita: quattro skilift, tutti di ultima generazione ed a una manovia per i principianti.
Le piste sono quasi tutte di livello medio/facile tranne la pista che scende da Porta berro da cui prende nome lo skilift che la serve.
E’ possibile noleggiare attrezzatura sulle piste, inoltre ci sono diversi punti ristoro tra cui un rifugio. Dalla stagione invernale 2015/2016 è attivo uno snowpark.
D’estate la località permette di effettuare numerose attività come il nordic walking, mountain bike, trekking, escursionismo ecc….

Webcam: tutte le webcam di Pintura di Bolognola

Impianti di risalita: 1 manovia – 4 skilift

Innevamento artificiale: no

Snowpark: snowpark-pintura-di-bolognola

Scuola sci: scuole-sci-snowboard

Scuola snowboard: scuole-sci-snowboard

Sci Club: Sci Club La Sibillina – Bolognola

Lunghezza piste: 10 km circa

Altezza Piste: dai 1280 ai 1690 metri

Numero piste: 12

Tipologia Piste: 1 verde, 5 azzurre, 3 rosse e 3 nere

Skipass: Prezzi e sconti skipass Bolognola

Informazioni impianti: 328/2569831

Sito ufficiale resort: Bolognolaski

Hotel e Rifugi: La Capanna Bike and Family Hotel e ZChalet entrambi a 1070 m s.l.m

Servizio pronto soccorso sulle piste: si

Kinderland: si

Anelli sci di fondo: gli anelli sono adatti sia per i principianti (campo scuola) sia per i più esperti. Diverse sono le lunghezze dei tracciati: 1 – 2,5 – 4 chilometri.

Come arrivare a Bolognola: Da Macerata o Macerata Ovest se provenienti dalla
superstrada di Civitanova Marche attraverso la S.S. 78
Picena fino a Sarnano per Sassotetto-Bolognola a km 7 da Fontelardina;
Da Foligno o Roma attraverso la S.S. 77 fino a Polverina per Fiastra-Acquacanina-Bolognola a km 4 dal capoluogo;
Da Ascoli, Fermo attraverso la S.S. 78 direzione sarnano per Sassotetto-Bolognola a km 7 da Fontelardina.