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Lindsey Vonn, la campionessa di sci in mutande mentre fa una video chiamata

Vi ricordate l’ex campionessa di sci Lindsey Vonn?

Bene, in questo periodo in cui tutti siamo costretti in casa e stiamo portando avanti il nostro lavoro da pc, ecco che ci mostra come potereffettuare delle videoconferenze in tutta tranquillità.

Lockdown e smartworking per tutti insomma, anche per l’ex campionessa di sci Lindsey Vonn, che si diletta davanti al pc tra conference call e momenti in cui grazie alla tecnologia scambia qualche parola con gli amici ed i colleghi, un po’ come facciamo tutti in questo periodo insomma.

Ma dite la verità? Siete riusciti a togliervi la tuta per mettervi di fronte al pc? Lindsey Vonn, in un video simpaticissimo che sta girando sul web, ci mostra come si comporta la maggior parte delle persone davanti al pc in questo periodo: impeccabilmente vestiti dalla vita in sù, ma molto meno eleganti dalla vita in giù.

Insomma, lo smart working si può chiaramente fare anche in tuta, in pigiama o in mutande! Le prove arrivano proprio da Lindsey Vonn, che in questa videoconferenza si mostra con una elegantissima giacca nella parte superiore del corpo, ed in slip e ciabatte invece sotto la scrivania, dove nessuno dall’altra parte del pc può vederla.

Un video poi postato sui social, per far impazzire i followers e far vedere parti un po’ più nascoste anche della sua vita privata. Un po’ vi sarete sentiti accomunati da questo modo di fare, perché un po’ tutti in questo periodo abbiamo, almeno una volta, lasciato i pantaloni della tuta sotto la scrivania nel corso di una videochiamata. Certo, se proprio dobbiamo dirla tutta, magari rimanere in mutande è un po’ eccessivo!

L’ex campionessa ha svelato il segreto una volta terminata la chiamata, ed ha svelato mutandine e ciabattine rosa. “Non servono i pantaloni per una conference su Zoom”, ha scritto Lindsey Vonn. I 2 milioni di seguaci sui social sono letteralmente impazziti nel vedere la 35enne americana in questa veste, o sveste che dir si voglia. La campionessa, che si è ritirata solo un anno fa, ha conquistato l’oro olimpico, due mondiali, 4 Coppe del Mondo generali, con 16 di specialità e 82 vittorie.

Il video di Lindsey Vonn in mutande mentre lavora in smart working durante il lockdown

3 Cime Dolomiti, la cabinovia Helmjet Sexten in sostituzione della funivia Sesto Monte Elmo

3 Cime Dolomiti, la cabinovia Helmjet Sexten in sostituzione della funivia Sesto Monte Elmo
Nuova cabinovia Helmjet Sexten - Credits: 3 Cime Dolomiti

Nel comprensorio sciistico di 3 Cime Dolomiti (3 Zinnen Dolomites) durante l’estate sono confermati i lavori per la costruzione della cabinovia Helmjet Sexten (in sostituzione della funivia Sesto Monte Elmo) che sarà operativa per la stazione sciistica 2020/2021.

“Ogni nuovo impianto di risalita che costruiamo è per me qualcosa di speciale, ma la funivia Helmjet Sexten, in particolare, è uno dei progetti che mi sta più a cuore – afferma Mark Winkler, Amministratore delegato della 3 Zinnen Spa. Questo nuovo impianto di risalita è un po’ come la ciliegina sulla torta che ci permette di dare l’ultimo tocco al nostro gioiello di punta, la destinazione di montagna e per lo sport delle 3 Cime Dolomiti. È l’ultimo pezzo del puzzle (per ora) dopo la serie di investimenti promossi negli ultimi anni. In questo modo stiamo rivalutando enormemente il nostro principale punto di accesso a Sesto, offrendo ai nostri ospiti ancora più comfort con un impianto ultra moderno, togliendo dall’equazione caos e code chilometriche. Personalmente non vedo l’ora di sedermi per la prima volta nella nuova cabina Premium Symphony e godermi da lì la vista sulla Meridiana di Sesto”.

La vecchia funivia Sesto Monte Elmo inaugurata nel 1981 ed in funzione oramai da circa 40 anni verrà sostituita dal nuovo impianto di risalita la cabinovia Helmjet Sexten con cui gli sciatori potranno avere un maggiore comfort e raggiungere più velocemente le piste da sci.

Caratteristiche cabinovia Helmjet Sexten

La cabinovia Helmjet Sexten sarà costruita dall’azienda Leitner ropeways e sarà dotata di cabine modello Premium Symphony da 10 posti cadauno di tipo Premium Symphony per un totale di 58 veicoli. La stazione di partenza a valle sarà situata a quota 1315 metri d’altezza mentre quella di arrivo a monte a quota 2044 metri d’altezza.

Gli ambientalisti contro il collegamento sciistico tra il Terminillo e Campo Stella

Gli ambientalisti contro il collegamento sciistico tra il Terminillo e Campo Stella

Siamo entrati nel viso per quanto riguarda il progetto TSM2, che riguarda un ampio spettro di attività ed iniziative per rilanciare il Terminillo ed il collegamento sciistico con Leonessa – Campo Stella.

Il progetto ha subito varie modifiche ultimamente, ed ora la Regione Lazio dovrà pronunciarsi sul pacchetto di interventi. Nel 2008 c’è già stata una delibera di finanziamento per 20 milioni di €, ma in questi anni i progetti non sono andati a buon fine, ci sono state molte contestazioni e perdite di tempo.

Un territorio, quello dei monti retini, che oltre all’emergenza sanitaria del Covid-19 sta comunque soffrendo vista la poca neve nelle stagioni invernali. Quest’anno in pratica non si è sciato. Problemi con il clima che si uniscono anche a carenza di strutture e sistemi di innevamento e ad una generale organizzazione.

Collegamento sciistico tra il Terminillo e Leonessa – Campo Stella

Il progetto Terminillo Stazione Montana ha già subito due bocciature, ma ora si spera che qualcosa possa cambiare. Sono state infatti apportate modifiche che riducono l’impatto ambientale e che faciliterebbero il collegamento sciistico tra il Terminillo e la stazione sciistica di Leonessa – Campo Stella.

In generale possiamo dire che l’obiettivo finale del progetto è costruire un’alternativa seria e credibile a tutti gli sciatori ed appassionati di montagna di Roma e provincia, che al momento si recano in Abruzzo, ad Ovindoli e Campo Felice innanzitutto. Scelta fatta grazie alla facilità del collegamento autostradale e all’offerta sciistica molto vantaggiosa. Ora il progetto è stato di molto rivisto, e si è arrivati al TSM2, che coinvolge molti soggetti dell’area interessata (Rieti, Leonessa, Micigliano, Cantalice, Cittareale) e che risulta meno impattante sull’ambiente.

Il presidente della provincia di rieti Maurizio Ramacogi ha così commentato: “Il TSM2 non è un Ecosistema, ma ormai, è l’ultima chance che hanno questi territori dovuta alla crisi economica che negli ultimi anni stanno attraversando. È giusto anche, per completezza d’informazione, conoscere un po’ di storia della nostra Montagna. Dalla fine degli anni 60 ad oggi sono stati ipotizzati e
presentati molteplici progetti di sviluppo inerenti all’ampliamento del bacino sciistico del comprensorio del Terminillo sia da Enti pubblici che da Privati. Ahimè tutti i progetti e gli sforzi economici finirono in un nulla di fatto. Motivo? Sempre la stessa risposta non approvato per un
eccessivo impatto ambientale”.

Il vero problema per la realizzazione del progetto sono però le associazioni ambientaliste, le quali attraverso una nota ufficiale hanno espresso la loro posizione: “Il TSM2 non è un progetto di sviluppo, è un progetto sbagliato. Per lo sviluppo del Terminillo si può fare molto di meglio. Le reazioni scomposte a seguito della interrogazione al Presidente del Consiglio Regionale della Consigliera Blasi confermano una linea di comportamento purtroppo consolidata dei soggetti che sostengono acriticamente il progetto TSM2. Le associazioni ribadiscono in tal senso la necessità di una visione diversa del futuro del Terminillo, nella consapevolezza di poter contribuire positivamente con una ricchezza di idee e proposte cui finora non è stata accordata alcuna attenzione”.

Ora quindi la Regione Lazio dovrà pronunciarsi in merito, e nel frattempo è stata lanciata una petizione a favore del progetto. Ricordiamo che il Terminillo è una delle località sciistiche più antiche d’Italia, un vero pezzo di storia della montagna e degli sport invernali del nostro Paese. Il primo rifugio porta la data del 1903, mentre la capanna Trebbiani è del 1927. Sotto il governo Mussolini questa località divenne la “Montagna di Roma”, frequentata dalla borghesia. Negli anni ’60 e ’70 la realizzazione di una vasta skiarea, alberghi, edifici e varie strutture. Recentemente si è assistito ad un declino a favore delle zone sciistiche abruzzesi.

Alto Adige, sistemato 80% dei boschi colpiti dalla tempesta Vaia

Alto Adige, sistemato 80% dei boschi colpiti dalla tempesta Vaia
Uno dei boschi in Alto Adige abbattuti dalla tempesta Vaia

Buone notizie in Alto Adige dove stanno continuando i lavori per sistemare i danni causati dalla tempesta Vaia avvenuta a ottobre 2018. Ad oggi è stato sistemato 80% dei boschi colpiti (in totale erano stati abbattuti da Vaia ben 5.918 ettari di bosco che corrisponde all’1,7% dell’intera superficie boschiva dell’Alto Adige.
Come riferito dagli addetti ai lavori il lavoro sta giungendo al termine e nonostante la pandemia di Coronavirus sono stati rimossi oltre 1.250.000 metri cubi di legname.

“La riuscita si deve alla grande professionalità e buona sinergia messe in campo”, comunica l’assessore altoatesino Arnold Schuler. “Ora resta ancora un 20% di interventi complessi, dove la sicurezza del lavoro ha assoluta priorità”, afferma il direttore della ripartizione Mario Broll. “Presso la Scuola forestale Latemar sono stati tenuti 27 corsi di preparazione per garantire competenze nell’esecuzione della lavorazione del legname da schianto, che è una delle attività lavorative maggiormente pericolose nel bosco”, sottolinea l’assessore Schuler.

Foppolo, nasce il progetto Ski Farm Private Training Salomon Ski Stadium

Foppolo, nasce il progetto Ski Farm Private Training Salomon Ski Stadium
In foto il punto dove nascerà lo Ski Farm Private Training Salomon Ski Stadium di Foppolo

Sta nascendo a Foppolo un bellissimo progetto, che mira alla realizzazione di un nuovo stadio in cui si alleneranno gli sci club e gli atleti di sport invernali.

Il nuovo impianto, che sarà chiamato Ski Farm Private Training Salomon Ski Stadium, dovrebbe vedere la luce nella pista di Canalino del Valgussera. Dopo la fase progettuale ora tutto l’iter è stato chiaramente fermato a causa dell’emergenza Covid-19, ma l’obiettivo è quello di portare al termine al più presto i lavori.

La pista scelta come luogo idoneo è un tracciato breve ma la cui ripidità è famosa, e permette quindi agli atleti di avere a disposizione uno spazio importante e di livello. La meta sarebbe quella di rendere operativa la struttura per gli allenamenti già a partire da novembre, e di rendere aperto lo stadio fino a primavera inoltrata. Le condizioni climatiche e la presenza di neve non sarebbe un problema, visto che la zona, e la pista in particolare, godono di una posizione molto favorevole, ben esposte.

All’inizio il progetto aveva previsto l’utilizzo dell’area già a partire da maggio, ma chiaramente la situazione assai precaria e pericolosa del Coronavirus non hanno reso possibile raggiungere questo obiettivo. Le restrizioni hanno fermato l’iter progettuale ed i lavori, e quindi è tutto rimandato ad un futuro prossimo, si spera il più breve possibile.

Il progetto dello Ski Farm Private Training Salomon Ski Stadium nasce dalla collaborazione tra Alessandro Chiozzini (Allenatore federale), Alessandro Gherardi e Luca Cattaneo, che sono caposervizio e gattisti degli impianti di Foppolo. La pista di cui stiamo parlando si trova esposta a nord ovest, è lunga 350 metri ma ha una pendenza media del 45%, il che la rende molto adatta per allenamenti e competizioni di gigante e slalom. La partenza verrebbe creata al Passo della Croce, mentre l’arrivo sarebbe all’incrocio con la pista del Montebello. La zona sarebbe poi servita da mezzi fuoristrada, cioè due pick-up ed un Land Rover.

Per raggiungere l’obiettivo di iniziare le attività a novembre, gli organizzatori sono pronti anche a far uso dell’innevamento programmato. Insomma si sta facendo davvero di tutto a Foppolo, nella provincia bergamasca, per mantenere viva l’attività sciistica e per dare a tutti gli sportivi e gli appassionati la possibilità di continuare ad allenarsi in vista della stagione invernale che speriamo sarà la più normale possibile.

La vita sportiva di tutti è stata stravolta dal Coronavirus, e le stagioni invernali del 2020 si sono interrotte in modo brusco un po’ ovunque. La pista sarebbe munita di tutti gli strumenti che garantiscono la sicurezza (tra cui chiaramente reti di tipologia B a delimitazione). Sono stati già presi gli accordi necessari sia con il proprietario del terreno che con il proprietario del mezzo battipista che sarà messo a disposizione per la battitura giornaliera del tracciato.

Il tempo di risalita dal fondo pista al Passo della Croce sarà di circa 5 minuti. Già stilato un possibile programma con i turni: dalle ore 6.15 alle 9.00 e dalle 9.00 alle 12.00. A seguire battitura. I costi verranno discussi e comunicati successivamente. L’organizzazione ha dichiarato: “Siamo ben coscienti che il tutto ė relativo alla situazione di emergenza in cui ci troviamo e alle disposizioni ministeriali di assembramento per lo sport che verranno comunicate. L’auspicio è quello di poter proporre il progetto anche per il periodo di novembre, con innevamento artificiale in mancanza di manto nevoso naturale.

A Fonna in Norvegia con oltre 12 metri di neve impianti aperti dal 1 maggio

A Fonna in Norvegia con oltre 12 metri di neve impianti aperti dal 1 maggio
Credits: Fonna glacier ski resort

Buone notizie per gli appassionati nordici di sci, dal 1 maggio impianti aperti a Fonna in Norvegia. Il bollettino neve di della località sciistica di Fonna riporta ben 12 metri di neve, si avete letto bene.

L’area sciabile si trova proprio sul ghiacciaio Folgefonna a 1662 metri di altezza. Per chi non lo sapesse è per estensione il terzo più grande della Norvegia con 207 km quadrati di superficie e la sua caratteristica principale è che è diviso in tre ghiacciai: il Nordre Folgefonna (nord), il Midtre Folgefonna (centrale) ed il Søndre Folgefonna (sud).

Incredibili sono le foto scattate nei giorni scorsi durante i lavori di apertura della strada che raggiunge la località sciistica dove anche gli impianti sono stati sommersi dalla neve.

Credits: Fonna glacier ski resort

Anche se gli impianti di Fonna riapriranno come sopra riporato le norme da rispettare anti coronavirus rimarranno attive come ad esempio l’acquisto degli skipass che potrà essere effettuato solo online e l’accesso alle piste sarà consentito solo a 300 sciatori al giorno.
Non finiscono qui le regole da rispettare, per quanto riguardano gli skilift ad ancora si potrà salire uno alla volta e tutti i punti ristoro (bar, baite, rifugi, ristoranti) ed i bagni saranno chiusi così come i noleggi sci e snowboard.

Skimap Fonna glacier ski resort

Cortina, Hotel De La Poste fa causa alla Cina

Cortina, Hotel De La Poste fa causa alla Cina
Credits: Hotel De La Poste - Cortina d'Ampezzo

A Cortina d’Ampezzo c’è una struttura, l’Hotel De Le Poste, che ha fatto causa alla Cina citando in tribunale il ministero della sanità della Repubblica Cinese, per aver avvertito con ritardo il resto del mondo della pandemia Coronavirus.

Ancora il Coronavirus quindi che tiene banco sulle piste da sci, ormai vuote da tempo. Al Tribunale di Belluno è arrivata infatti la citazione che L’Hotel De La Poste di Cortina d’Ampezzo ha depositato contro la Cina, che avrebbe provocato un disastro economico a livello mondiale a causa delle comunicazioni ritardate sul Covid-19.

Hotel De La Poste di Cortina cita per danni la Cina

Una citazione per danni che letteralmente si spiega in questi termini: “per non aver tempestivamente segnalato all’Oms lo stato del diffondersi del virus e dei suoi gravi effetti letali a cavallo fra novembre e dicembre 2019”, e “non aver assunto i necessari provvedimenti di controllo sugli scali aeroportuali in partenza dalla Cina”.

Un atto firmato dall’avvocato Marco Vignola a nome della srl che gestisce la struttura, e che è stata recapitata, per così dire, al ministero della Repubblica Cinese, incolpato di negligenza nella comunicazione. Pensate che a Cortina, una delle più amate del Veneto e dell’Italia, si era registrato il tutto esaurito nei giorni precedenti all’emergenza sanitaria, e già i posti disponibili erano esauriti in vista delle finali di Coppa del Mondo di sci alpino, che erano in programma dal 18 al 22 marzo 2020, poi annullate chiaramente.

Una citazione molto dettagliata quella de L’Hotel De La Poste di Cortina d’Ampezzo, nella quale si legge testualmente che in data 12 marzo è stata disposta “la chiusura anticipata dell’hotel e di tutti i servizi connessi”, “nel pieno della stagione sciistica invernale”, con “conseguenze disastrose anche per il licenziamento dell’intero personale dell’hotel e la disdetta dei contratti di fornitura, così come avvenuto per tutte le altre strutture ricettive ampezzane”.

L’Hotel ora chiede al Tribunale di Belluno di fare tutto il possibile per verificare ed accertare se ci siano state, da parte del Governo cinese, gravi omissioni per quanto riguarda le tempistiche sulla comunicazione dell’emergenza. Tali ritardi avrebbero “impedito allo Stato italiano una tempestiva assunzione di provvedimenti da adottare di ordine pubblico e sanitario, che sicuramente avrebbero ridotto al minimo il disagio e le conseguenze negative derivanti dal Covid-19”.

Una mossa a sorpresa dunque quella della struttura ricettiva delle Dolomiti, che vuole chiarire anche come sia stato possibile non effettuare controlli sui passeggeri che giungevano in Europa dalla Cina, che rende però bene l’idea di come il clima sia davvero pesante in questo momento attorno al settore turistico italiano e mondiale in generale, con gravi perdite e scenari futuri che preoccupano tutti, operatori ed appassionati.

Si discosta però dall’iniziativa il presidente dell’Associazione Albergatori di Cortina, Roberto Alverà: “La considero una iniziativa individuale che non raccoglie l’appoggio dell’Associazione”. La stagione invernale di Cortina del 2019/2020 è stata considerata come la migliore degli ultimi dieci anni, con un innevamento di alto livello ed un meteo ottimale per sciare. Ora staremo a vedere come si risolverà la questione, che è davvero singolare e che, siamo sicuri, farebbe molto piacere al Presidente Trump, che dal primo momento si è schierato contro la Cina.

Salice produzione in corso occhiali e visiere anti Coronavirus per gli ospedali

Salice produzione in corso occhiali e visiere anti Coronavirus per gli ospedali
Gli occhiali e visiere Salice anti Coronavirus

Salice noto marchio italiano di occhiali sportivi, maschere di sci, caschi sci e caschi bike utilizzando il suo sapere decennale ha voluto dare il proprio contributo a tutti i medici e più in generale a tutto il personale sanitario mettendo in produzione occhiali e visiere per proteggerli dal Coronavirus.

Ecco quanto riportato nel loro sito internet:

“In un momento così delicato è fondamentale che ognuno dia il proprio contributo per aiutare il nostro paese, la nostra adorata Italia.
In questa immagine c’è il nostro piccolo ed umile apporto: occhiali e visiere per ora già fornite all’Ospedale di Gravedona ed Uniti ma che possiamo realizzare anche per tutte quelle strutture che fossero alla ricerca di simili DPI. Articoli questi che son stati realizzati, salvaguardando innanzitutto la salute e l’incolumità del nostro personale.
Il nostro sport preferito in questo momento deve essere solo uno: accettare responsabilmente le restrizioni che da decreto ci vengono impartite e se possibile, divenire concreto aiuto nei confronti di chi è nel bisogno, con gesti di solidarietà o con donazioni.”

Coronavirus, anche Doppelmayr utilizza cannoni da neve per sanificare

Dopo l’azienda Leitner attraverso la sua controllata Demaclenko anche la nota Doppelmayr ha iniziato a combattere l’epidemia globale causata dal Coronavirus utilizzando i cannoni da neve per sanificare gli stabilimenti produttivi. I cannoni che si vedono nel video anche chiamati generatori di neve sono collegati ad una pompa che permette di erogare una soluzione disinfettante.

“Anche il gruppo Doppelmayr/Garaventa ha dovuto adeguare la propria organizzazione per ridurre al minimo i disagi ai collaboratori, ai propri clienti e ai partner, garantendo l’avanzamento degli ordini previsti per la cantierizzazione nell’estate 2020, in particolare per la sede produttiva di Lana, dove molti ordini già acquisiti sono stati confermati dai clienti.”

Nonostante i molti ordini già arrivati in azienda in questo momento storico l’azienda deve modificare totalmente la propria organizzazione.

“Fortunatamente il gruppo Doppelmayr/Garaventa già da anni era attrezzato per la virtualizzazione di vari posti di lavoro, e anche nell’impegno quotidiano numerosi collaboratori già utilizzavano il sistema gestionale tramite una connessione remota”.

Negli stabilimenti produttivi invece per rispettare le norme del governo i dipendenti sono al lavoro con turni e distanze idonee a mantenere gli standard di sicurezza richiesti, così da mantenere attivi i servizi di assistenza tecnica come le revisioni degli impianti aperti al pubblico come ad esempio il People Mover di Venezia.

Il CAI vuole riaprire i rifugi nella prossima estate

Il CAI vuole riaprire i rifugi nella prossima estate
Credits: CAI

Il Cai ha intenzione di riaprire i rifugi nella prossima estate così da far in modo che turismo in montagna possa aiutare a risollevare l’economia dei paesi.

“Pur essendo vero che possono esserci difficoltà a riaprire i rifugi, soprattutto quelli di alta quota, deve essere chiaro che il Club alpino italiano si è attivato e sta lavorando per scongiurare questa ipotesi”, afferma Antonio Montani, vicepresidente del CAI e responsabile dei rifugi al giornale Repubblica e continua dicendo che “Faremo di tutto, sia intervenendo nelle sedi istituzionali per spiegare la differenza che c’è tra rifugio e albergo, sia mettendo a disposizione delle nostre Sezioni e dei rifugisti tutte le risorse disponibili per poter contribuire alla riapertura delle strutture”.

Ora resta da attendere le disposizioni dedicate alla fase 2 per continuare a contrastare il Coronavirus.

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